L'ira funesta del riso proibito

Quando una psicologa si mette in cucina, non si sa quello che potrà uscirne: della serie “si salvi chi può”. Paura di psicanalizzare gli ingredienti o l'invitato? Probabilmente entrambi, ma la consapevolezza che l'analisi, talvolta, distrugge l'interezza, mette sull'attenti tutti, me compresa. Ci sono cose, cose magiche, come il cibo, che devono restare intere, come un dipinto. Se cominci a guardarne le singole parti, svaniscono e rimani letteralmente a “bocca asciutta”. Dal tutto, dall'immagine di quello che si vuole creare, si può arrivare a concedersi il lusso di scomporre, ma è un processo di pensiero che deve essere fatto con cura e maestria, prima di iniziare il percorso culinario. Sono una sopravvissuta all'amore, ma non del cibo che rimane il “must” che mi ha accompagnato, e salvato la vita da quando avevo 16 anni, quando mamma mi ha trasmesso l'amore per la cucina.... Cazzate, questa storiella della tradizione italiana che dice “come cucina mia madre nessuno”, non ha funzionato con me!  Mia madre non ha mai cucinato in vita sua. E mi ha lasciato volentieri il suo posto. 

Ma veniamo a noi. Ci siamo dunque, il primo appuntamento mangereccio a casa mia, con quello che dovrebbe essere l'uomo che ho scelto, proprio come il mio piatto, che ben lo rappresenta. Un mix di sapori, odori, aromi, che riproducono il corollario dei rapporti sentimentali, che vive delle fragilità umane. Mi sento pronta, innamorata, felice, scanzonata, nell'inventarmi qualcosa per lui. Stupirlo con qualcosa di nuovo o andare sul sicuro, visto che si tratta del primo approccio? E vada per il nuovo, il “mai provato”, ovvero l'insalata esotica che andrò a sperimentare con lui. Un uomo di bocca buona, ma veramente buona. Questo non stuzzica molto la mia creatività, perchè sono persone che mangerebbero anche un tronco rosicchiato dai castori, e poi ti dicono “era delizioso”. Ma io vado avanti, non mi faccio intimorire da questo pensiero, e scelgo con cura tutti gli ingredienti e l'apparecchiatura, studiata nel minimo dettaglio, che mia madre mi ha lasciato in eredità, ovviamente intonsa. Voglio che il mio lui, mangi prima con gli occhi (me naturalmente), la tavola, il centro tavola e poi, il piatto unico che gli servirò. Mi gioco il tutto per tutto! E se gli viene un'indigestione c'è sempre il canarino della nonna.

Il rituale inizia la mattina, e spargo il seme in ogni supermercato dove desidero trovare il miglior ingrediente. Non faccio sconti quando mangio. E neppure quando amo. Cosi' inizia il tour del cammino di Santiago, dove arranco, affaticata da un caldo torrido, cercando tutto l'occorrente. Il mio piatto sarà “insalata esotica, accompagnata da un monte di riso venere”.

Perchè il riso venere, vi chiederete?
  • Perché tostandolo si sente diffondersi un piacevole profumo di pane sfornato e al palato si caratterizzerà aromatico, intenso e gustoso. Amore a primo assaggio!
  • Per il suo intrigante color ebano. Altro colpo di fulmine!
  • Per la sua storia.  I progenitori del riso Venere sono nativi della Cina, dove quest'ultimo era il cibo esclusivamente destinato dell'imperatore e della corte reale. “Posso rivedermi questa storia “reale” con il mio lui”, ho pensato.
  • Per il rimando al simbolismo mitologico; per la precisione, fa riferimento alla Dea  dell'amore. Il riso nero era considerato un potente afrodisiaco. Questa convinzione promosse la nascita di un ulteriore sinonimo, ovvero "riso proibito". Motivo ancor più valido per cenare assieme al riso venere!
Ogni volta che entro nel supermercato, mi sento una bambina alla quale hanno regalato una nuova caramella. E' come entrare in un parco giochi, c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Trovo la papaya che mi aspetta e brilla di luce propria -  i supermercati sono esperti in questo -  la tocco delicatamente per sentirne la consistenza, così come faccio con l'avocado, e il mango. Vedo da lontano l'ananas mignon che mi chiama.“E' lui”, alzando la voce attirando la curiosità di tutti. Questa è pazza, avranno pensato. Ma niente importa adesso, se non raccogliere in fretta tutto quanto. Annuso, tocco, guardo e ascolto. Un viaggio sensoriale che mi porta in uno stato di “grazia”. Ho preso le mandorle in scaglie, il pollo in macelleria per farne degli straccetti, e dei favolosi gamberi appena pescati (ho i miei pescatori di fiducia), che me li hanno portati direttamente a casa.

Vediamo cosa manca”, mi chiedo. Inizia la spunta: ce lo manca, ce lo manca ecc..Il riso venere lo tengo sempre di scorta a casa, della serie “indovina chi viene a cena?”. “Ah si, mancano gli ingredienti per la vinagrette alla senape, per condire l'insalata esotica”. Ritorno fuori di fretta, indossando vestiti improbabili... “Tanto sforzo, sarà premiato”, mi dico. Compro tutto il necessario: aceto balsamico, e senape di digione. Adesso c'è tutto, e scrupolosamente metto tutti gli ingredienti sul tavolo di marmo di cucina, in modo da visualizzarli ed essere pronta per partire. E immaginando già il piatto, scrivo la ricetta sperimentale, per “l'uomo sperimentale”:

Ingredienti per 2 persone

(vado di manica larga, visto la boccuccia di rosa)
  • 160 gr di riso Venere
  • 100 gr di gamberi
  • 80 gr di petto di pollo tagliato a listarelle
  • 70 gr di ananas tagliato a cubetti
  • 1 scalogno
  • olio extravergine di olio q.b.
  • sale, pepe, q.b.
  • 1 avocado
  • 1 papaya
  • 1  mango
  • 1 bustina di mandorle a scaglie
  • noci a piacere

per decorare il piatto: glassa di aceto balsamico e lamponi da mettere sul monte di venere (altrimenti si potrebbe irritare, visto che l'ho messo come accompagnamento)

E cosi' è stato. Preparo il tutto. Pulisco come se lucidassi dell'oro, la frutta esotica e l'ananas, la taglio a cubetti e la metto in un recipiente, con una spruzzatina di limone per non far prendere un brutto colore a tanta meraviglia. Nel frattempo, preparo il pollo. Lo taglio a listarelle, lo infarino e lo faccio soffriggere in una padella con lo scalogno appena dorato. Uso sempre lo scalogno per il suo sapore delicato. Ma la mano intrisa del suo odore, adesso, non mi abbandona, neppure con l'acetone. In compenso se ne va via lo smalto rosso, un disastro. “Prima si cucina, e poi si da lo smalto”.  L'emozione della prima volta, è una griffe, che non passa mai di moda.

Il pollo è pronto, e la sua doratura è perfetta. La frutta è dentro il frigo che aspetta. Manca il riso venere. E qui arriva il dramma. Metto su la pentola, che sembra un forziere dalla pesantezza; neppure dovessi cucinare per 20 persone. “Meglio abbondare che deficere”, mi dico. Metto l'acqua, con un po' di sale, e quando bolle, prendo in mano quel riso color ebano, lo guardo dritto negli occhi, e ci parlo per un attimo dicendogli “Sei così bello, non puoi farmi scherzi proprio stasera”. Lui stranamente non risponde. Poca ironia!

Mi allontanto un attimo dalla postazione cucina e quando torno, trovo una slavina che è appena fuoriuscita dalla pentola. Quella antipaticissima schiumetta bianca che si forma quando non controlli il fuoco. “Quando pensi che tutto andrà male, andrà anche peggio” mi suggerisce la legge di Murphy, che mando a quel paese, immediatamente!

Assaggio il riso in cottura all'avvicinarsi del tic tic tic dell'orologio a forma di pinguino - 18 minuti -  il tempo scritto sulla confezione. “Duretto” mi dico, ma lo voglio al dente e comunque, questa tipologia di riso ha la capacità di rimanere tale, forte ma delicato, proprio con il mio compagno. Forse è proprio per questo che va bene per le cene romantiche...I tempi di attesa del corteggiamento, possono essere lunghi.

Nel frattempo, unisco il pollo all' insalata di frutta esotica, aggiungendo le mandorle e qualche noce, per far amalgamare il tutto. Un trionfo! Preparo la vinagrette, unendo in una ciotolina, olio, aceto balsamico, sale, un pizzico di pepe e la senape. Via via, che metto gli ingredienti, provo un piacere simile ad un orgasmo, tanto è il godimento nel vedere il risultato. Assaggio: ottima! “E' lei”.... L'insalata erotica, pardon.... Esotica!

Nel frattempo, il riso inizia a borbottare, lo guardo nella pentola, lo giro per non farlo attaccare, e mi sembra alquanto innervosito, pieno di ira. Sa che andrà ad “accompagnare” un'insalata. E' consapevole che non sarà il protagonista principale del piatto. Lui, il cibo dell'imperatore, sta per essere mangiato da due comuni mortali, che vogliono flirtare a sue spese.

Io continuo a rassicurarlo, facendo un po' la paraculo “Dai non ti arrabbiare così tanto, ti guarnirò, con una glassa favolosa e dei lamponi che faranno esaltare non solo il tuo colore, ma anche il tuo sapore”. Lui sembra calmarsi; lo assaggio e alla fine lo scolo. E' pronto anche lui! E' furioso, ed ha cambiato colore; tende al nero scuro. Non accetta il confronto.

Inizio ad impiattare. Il riso proibito lo metto in un forma metallica tondeggiante, per servilo come i grandi chef. Faccio un piccolo monte di venere. Lui sembra ancora non molto convinto, con quello sguardo saccente: non è ancora disposto ad accogliere quella specie di frutta, che voglio mettergli affianco. Vado avanti, è l'ora e il tipo sta arrivando. Sistemo l'insalata esotica che profuma di terre lontane. Sopra faccio fluire, con una specie di mantra, la salsa vinagrette e in un angolo sistemo in modo regale il riso venere, con sopra la glassa a filo che lo avvolge e tre lamponi. I piatti sono pronti! Via alle danze...

Il mio uomo arriva, facciamo un po' le fusa e, mentre lo accompagno in sala, dove la tavola è apparecchiata con i bicchieri in vetro colorato di Empoli, una tovaglia provenzale, un centrotavola di melograni (per aiutare il corpo e la psiche del riso venere, a ritrovare il suo equilibrio), e posate color oro, osservo nei due piatti, che il monte di venere è diventato una pianura desolata, con rimbalzo dei lamponi fuori dal piatto. Il riso proibito, con la sua ira funesta, si è vendicato e mi ha abbandonata, lasciandomi nello sconforto più totale.
Io: “Tesoro, mmm, non doveva essere proprio così”.
Lui: “Cara, e come doveva essere, io l'ho divorato senza neppure guardarlo”.
Io: “Che stronzo”, penso “mai una gioia, dopo il sacrificio in pompa magna mio, e del riso proibito”
Ergo... Doppia Ira!

Il finale però, è stato più clemente e inaspettato: piatto ovviamente divorato, amore deliziosamente appagato, con dessert al sapore di vaniglia: quello dei nostri baci!

Menzione d'onore: Riso Venere, chiedo perdono, ma la tua ira si è dimostrata inutile. E probabilmente anche la mia. Alla fine “siamo stati graditi entrambi”.  Ti sei, comunque, rovinato la serata, e non hai fatto splendere il tuo orgoglio millenario. La prossima volta, esalterò solo te, e sono certa che non mi tradirai mai più. Magari con un altro uomo....

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