Racconti dell'Avvento: Le proposte Inclusive di La Tata Maschio

 Il Calendario dell'Avvento "Il Treno nella Tundra" sfondo fotograficoTexturit,Infuso biologico dell'avventoPanGea Bio, PlaidLa Gabbianella Avellino

Buongiorno cari Lettori e ben ritrovati in questo giorno di Vigilia al Natale. Quest’oggi desidero farvi i miei migliori auguri con una delle esperienze culturali più belle che abbia mai fatto in questo periodo dell’anno: l’emozionalità del Calendario dell’Avvento.

“Il Treno nella Tundra” e “Maxi Lettere dalla Lapponia” sono due racconti dell’Avvento di Lorenzo Naia, in arte La Tata Maschio, giovane tata, blogger e autore di libri per l’infanzia realizzati in collaborazione con l’Illustratrice Roberta Rossetti, Il T-Rex a pois.
I due racconti sono pregni di importanti significati pedagogici: l’Inclusione Educativa nell’esperienza della condivisione (ne “Il Treno nella Tundra” si evince dall’incontro e dalle peripezie di tre personaggi che diventeranno ben presto amici: “Uno” il lemming è alla ricerca del fratellino “Otto” e i suoi compagni di viaggio: “Vera”, la volpe artica e “Bruno”, l’alce), l’Educazione alle differenze e alla  diversità (ne “Il Cactus di Natale” a partire da una riflessione sulla corporeità sino ad arrivare alla sfera sociale, ai rapporti che l’uomo intesse metaforicamente con questa pianta).

I due racconti dell’Avvento sono stati scelti rispettivamente come momenti di condivisione e convivialità: da una parte “Il Treno nella Tundra” in ambiente familiare. L’esperienza della lettura in famiglia come occasione di ritrovo serale davanti al camino a bere un tè caldo e fumante, dunque, il vissuto come espressione di intimità;  dall’altro, “Il Cactus di Natale”, in ambiente professionale, nel suo significato più ampio di Educazione alle differenze, ricerca di senso ed autenticità.

La costruzione di una società più aperta e comunicativa diventa urgente quando discorsi d’odio, istigazione alla violenza e disprezzo delle differenze dettano le agende politiche nazionali di alcuni partiti. Di fronte a questa emergenza, in cui bullismo, omo-bullismo e razzismo si costituiscono come alternativa a un vuoto educativo, sentiamo il bisogno di rispondere costruendo ponti. (La corporeità del cactus viene messa a confronto con quella degli abeti, ad una lettura attenta e ad uno sguardo consapevole, possiamo trasfigurare la metafora naturalistica abete-cactus nella metafora umana: sviluppo regolare-sviluppo atipico).

L’esperienza formativa di ciascuno di noi è caratterizzata da continue presenze dell’altro. Entrare in relazione con l’altro ovviamente significa entrare in contatto con un’altra identità, cioè con qualcuno che è diverso da me (Il cactus  si ritrova nel mezzo di una fredda foresta della Lapponia, dunque, in un ambiente quasi “ostile”, lontano da quello di origine, un paese caldo e arido il suo habitat naturale).

In questo Educare alla diversità, oltre a conoscere maggiormente la mia identità, io posso arricchirmi grazie all’alterità. Esiste un IO proprio in quanto è presente un TU con cui confrontarmi, un EGLI da cui differenziarci, e così via. Ma non sempre questo dialogo è adeguatamente riconosciuto e valorizzato. La diversità è spesso vista in chiave negativa, come minaccia della propria identità e per questo la presenza del diverso frequentemente genera sentimenti di paura, ansia, sospetto. (Gli abitanti si spaventano alla vista del cactus, vedi Astrid, Viktor ed Erik). Tutto ciò determina comportamenti di violenza e discriminazione ed è per questo che è fondamentale rivedere il ruolo della scuola.

Se crediamo sia giusto cercare di limitare il più possibile l’insorgere di pregiudizi, è fondamentale intervenire a livello scolastico, educativo, familiare per fare della diversità una vera ricchezza, un nuovo paradigma educativo e per stimolare i bambini e i ragazzi a pensare criticamente piuttosto che dir loro quello che devono pensare. (Il “gioco di squadra”  che si evince ne “Il Treno della Tundra”, è posto in evidenza nella complementarietà di ciascuno dei personaggi, l’aspetto collaborativo è essenziale: “Uno”, il lemming  non ce l’avrebbe mai fatta da solo a percorrere la tundra prima di arrivare in città senza l’aiuto dei suoi compagni di viaggio: Vera e Bruno).

Educare alla diversità è quindi un dovere etico, specie in una scuola che vuole definirsi inclusiva. La  scuola ha la caratteristica  di essere un luogo di incontro di tutti. Questa diversità di presenze deve  essere  la realtà di ogni classe. La scuola dovrebbe diventare un luogo in cui si producono le diversità. Dove diversità significa estrema ricchezza data dall’originalità di ciascuno. La nostra ricchezza collettiva è data dalla nostra diversità. L’altro, come individuo o come gruppo, è prezioso nella misura in cui è dissimile. Oggi più che mai la scuola deve educare gli studenti a considerare il diverso non come un pericolo per la propria sicurezza, ma come risorsa per la crescita (la diversità del cactus come fonte di ricchezza: quando ci si avvia al termine del racconto, il  nostro cactus con i suoi “addobbi” lasciati per eventi “fortuito”, funge da riparo alle piccole e indifese lucciole che lo illuminano come un vero e proprio albero di Natale. Dunque, il suo desiderio più recondito è avverato).

Una vera pedagogia della differenza si esprime non certo in prediche e indottrinamenti, né con tecniche di persuasione più o meno sofisticate, ma anzitutto sperimentando quotidianamente la realtà di una scuola come una comunità di diversi, che non emargina chi non è uguale o chi non è in grado di seguire il ritmo dei migliori. È chiaro che, perché tutto ciò avvenga, è necessario porre come elementi centrali della relazione educativa l’ascolto, il dialogo, la ricerca comune e l’utilizzo di metodologie attive e di tecniche d’animazione in grado di sviluppare le capacità critiche di porsi delle domande, di imparare a mettersi nei panni altrui, di attivare delle reti di discussione, di uscire dagli schemi, di essere creativi e divergenti.

Educare alle differenze ci consente pertanto di superare gli ostacoli posti dai pregiudizi e scoprire che la diversità è fonte di ricchezza e terreno fertile di incontro, scoperta e condivisione.
"E' Natale solo se tu lo rendi speciale per qualcuno!" Buone Festività

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