[Segnalazione] L'ultimo Natale delle Province di Massimo Cortese

L'ultimo natale delle Province
Uscita: Luglio 2014
Edizioni Montag
Narrativa Impegno sociale
Pagine 42 Costo €uro 10,00
“Accanto alla storia ufficiale ne esiste una minore”: una storia fatta di nomi ed eventi che esistono solo finché c'è un testimone a mantenerne viva la memoria. È il compito che si assume Cortese con un trittico di storie: quella dell'Assemblea dell'Unione delle Province, tenutasi a Roma nel 2013; quella del manicomio di Ancona bombardato durante la guerra e di una commemorazione che onora solo le vittime che preferisce; la cronaca di un giorno di tre anni fa, il 17 marzo 2011, centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia. L'obiettivo delle tre storie è raccontare un'Italia diversa, dotata di grande senso civico e solidarietà e che trova nella memoria storica della guerra la forza di superare crisi e avversità, con la scrittura che si trasforma in testimonianza da ascoltare.

 Massimo Cortese nato ad Ancona nel 1961, è funzionario di un ente locale. Scrive racconti dalle ore14:52 del 2 Dicembre 2006, a seguito della nomina di Consigliere di Istituto nella scuola frequentata dalla figlia. Nei suoi scritti sollecita sempre il lettore alla riflessione sulla realtà incontrata. Scrive sulla rivista Visione dell'Unione Italiana per la lotta alla Distrofia Muscolare di Ancona dove cura lo spazio intitolato Cortese...mente. Con Montag ha già pubblicato "Candidato al Consiglio d'Istituto" "Non dobbiamo perderci d'animo" "Un'opera dalle molte pretese", opere che gli sono valse unanimi consensi da parte della critica e dei lettori.



[Recensione] Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas

Buona Giornata cari Lettori,sono passate solo 24 ore dall'ultimo post,gridiamo al miracolo!!

Sono passate ormai settimane da quando ho finito di leggere Il Conte di Montecristo, ma ho dovuto e voluto riflettere un po' sulla lettura prima di scrivere la mia opinione al riguardo...
Devo ammettere però che non credo riuscirò mai a esprimere al meglio le sensazioni che questo libro mi ha trasmesso,ma ci proverò!

Nel febbraio del 1815, a Marsiglia, il marinaio Edmond Dantès viene falsamente accusato di bonapartismo e arrestato nel giorno delle nozze, alle soglie di una brillante carriera navale. Durante la prigionia nel castello d'If, uno scoglio in mezzo al mare, affina un odio feroce per gli autori della sua rovina e, quando l'amicizia con un altro prigioniero gli procura l'evasione nonché un favoloso tesoro, ne farà lo strumento di una vendetta grandiosa e spietata. Le mille identità che il conte assume per preparare la trappola ai suoi nemici, i suoi viaggi, gli avvelenamenti, gli intrighi, le scomparse, i ritorni: questo grande fiume creato dalla penna infaticabile di Dumas sa far voltare pagina come pochi altri, con la stessa urgenza con cui i lettori di due secoli fa aspettavano l'uscita della puntata successiva.

Non troverò mai parole adatte a descrivere la bellezza e la perfezione di questo libro, quindi mi farò aiutare direttamente dalle parole di Dumas...

Tutta la saggezza umana sarà in queste due parole: aspettare e sperare!

Il libro si apre su una scena portuale: una nave sta per attraccare al porto, condotta da un giovane uomo, Edmond Dantès, che grazie alle sue capacità e al suo buon carattere, sta per diventare Capitano in giovanissima età e grazie a questa nuova nomina potrà aiutare il padre ormai anziano e potrà sposare la ragazza di cui è innamorato, Mercedes...
Nulla sembra poter sconvolgere la sua felice esistenza, fin quando Edmond non viene accusato di essere un bonapartista e imprigionato ingiustamente; a causa della gelosia di chi lo circonda e di altre infauste circostanze, Edmond viene giudicato colpevole e rinchiuso in una delle segrete del Castello d'If dove passerà 13 lunghi anni meditando la sua vendetta...
Tutti quanti in un modo o nell'altro conoscono la trama di questo libro o almeno parte di essa, molti avranno sicuramente visto una delle trasposizioni cinematografiche dedicate a questo capolavoro, io invece me ne sono sempre tenuta lontana, perchè volevo leggere prima il romanzo, volevo leggere la storia del Conte, sapendo che l'avrei amata e così è stato. E come poteva essere altrimenti? Come si fa a non amare un libro del genere, uno di quei libri che oggi non si scrivono più?
Avevo già avuto un assaggio del genio di Dumas con "I tre moschettieri", ma è in questo libro, da tutti definito il suo capolavoro, che se ne comprende davvero la portata!

Imparare non è sapere; ci sono gli eruditi e i sapienti: è la memoria a fare i primi, ma è la filosofia che fa i secondi.

Edmond passa anni in prigione, anni in cui crede di diventare pazzo, finchè non conosce un altro prigioniero, l'abate Faria, che con pazienza prende il ragazzo sotto la sua ala protettiva, insegnandogli tutto ciò che sa e facendo di Edmond un uomo colto.
Oltre a tutto il sapere ricevuto, Edmond ottiene in eredità un tesoro inestimabile e grazie ad esso diventa il Conte di Montecristo e inizia ad attuare i suoi progetti di vendetta contro chi lo ha accusato ingiustamente e lo ha fatto marcire in una cella per 13 anni...

L'odio è cieco, la collera sorda, e colui che vi mesce la vendetta, corre pericolo di bere una bevanda amara...

Fin dove ci si può spingere per vendetta? A cosa è disposto l'uomo per raggiungere i suoi scopi, per quanto malvagi e subdoli siano?
E una volta raggiunta la vendetta, si è davvero felici?
Questi sono solo alcuni dei quesiti che Dumas solleva, narrandoci la storia della vendetta del Conte, che si scontra però con la coscienza dello stesso protagonista, che si rende conto di aver sbagliato a pensare di potersi ergere a Dio e decidere il fato di chi lo circonda...
Verso la fine del romanzo, il dubbio di Edmond si fa sempre più forte e, complice anche il rapporto che instaura con gli altri personaggi del romanzo, inizia a cambiare i suoi piani, a fare eccezioni durante il cammino e a scoprirsi più umano di quel che credeva...

La storia, la trama, i personaggi, tutto in questo romanzo è indimenticabile! La storia è appassionante, la mole del romanzo non dovrebbe spaventare chi si accinge a questa lettura, perchè le pagine scorrono via veloci, dopo aver iniziato non riuscirete a fermarvi e, come me, vi ritroverete a leggere le ultime righe senza rendervi conto di essere arrivati alla fine!
Non parlerò dello stile dell'autore, non mi soffermerò su particolari tecnici, perchè mi sembra superfluo: Dumas è definito il padre del romanzo storico, è stato un autore prolifico, uno fra gli scrittori francesi più famosi di sempre, quindi non credo proprio di poter aggiungere altro!
Gli intrecci nella trama, i mille colpi di scena sono talmente ben studiati che comprendo perfettamente chi all'epoca della sua pubblicazione, leggendolo a puntate, aspettava con impazienza di poter leggere il continuo della storia!


Si ama sempre ciò che nuoce.

Ho amato questo romanzo, credo che l'abbiate capito, la storia mi ha appassionato e mi sono affezionata ai molteplici personaggi, alcuni dei quali mi sono entrati nel cuore e non credo che li dimenticherò facilmente!
Il Conte di Montecristo è uno dei romanzi più belli che abbia mai letto ed è entrato prepotentemente fra i miei preferiti...
A questo punto non mi resta che invitare chiunque non l'abbia ancora letto, a procurarsi una copia di questo meraviglioso romanzo e a perdersi nella prosa di Dumas e nella storia di Edmond!

In questo mondo non ci sono né felicità né infelicità, esiste solo il confronto tra una condizione e l’altra, ecco tutto. Solo chi abbia provato l’estremo dolore è in grado di percepire l’estrema felicità. Bisogna aver voluto morire, Maximilien, per sapere quanto è bello vivere.


Baci...

[Recensione] Essere Melvin di Vittorio De Agrò

Buon Pomeriggio cari Lettori!
Spero abbiate passato un buon Ferragosto,almeno migliore del mio!
Visto che ultimamente ho pochissimo tempo da dedicare al Blog, ho un po' di recensioni arretrate che spero di recuperare al più presto...

Intanto oggi parliamo di un romanzo di un autore nostrano piuttosto particolare...

Essere Melvin è per un verso la storia di un cavaliere temerario che deriva la sua audacia da un rapporto con la realtà tutto trasfigurato dalla finzione; per altro verso è la storia di una vendetta lungamente preparata e macchinosamente architettata. Dirò di più: il libro stesso è una gigantesca rivalsa, non contro qualcuno in particolare, ma contro la misura colma delle frustrazioni e delle delusioni, contro una vita che somiglia troppo poco a quella sognata. Un romanzo d’avventure, dunque? Certo. Purché il lettore sia avvertito che le terre di conquista sono tutte interiori, e che l’eroe era ben poco equipaggiato ad affrontare i mostri, i draghi, gli stregoni e i briganti che non sospettava di nascondere in sé. Melvin è una storia vera. 

Essere Melvin è un libro introspettivo,molto particolare, che narra del percorso psicologico del protagonista...
Melvin è un uomo di 30 anni che sentendosi in un certo qual senso oppresso dalla sua stessa vita, decide di rivolgersi ad uno specialista, chiamato lo Splendente, per parlargli di sè, della sua vita e di cosa lo ha portato a rivolgersi a lui.
Durante una serie di lunghe sedute, Melvin racconterà allo Splendente, e di conseguenza a noi la sua storia, partendo dai suoi genitori, passando per l'infanzia e l'adolescenza, e arrivando a parlare delle decisioni più sofferte, dei momenti più difficili, che l'hanno reso l'uomo che è oggi...


Essere Melvin è un'autobiografia, l'autore narra la sua storia, scelta che io trovo molto coraggiosa e pur non essendo un'avida lettrice di biografie, a parte quelle dedicate a personaggi storici, devo dire che ho trovato questo libro molto interessante, particolare nel suo genere e con uno stile deciso e piacevole!
Il libro è in realtà un vero e proprio viaggio nella mente di Melvin, un viaggio alla scoperta di sè stesso, che tocca tutti gli aspetti più importanti nella sua vita, e che pur narrando di situazioni semplici riesce comunque ad essere incisivo e a lasciare al lettore qualcosa su cui riflettere...
La lettura non è mai noiosa, forse proprio per la sua vicinanza alla realtà, per il fatto che Melvin potrebbe essere chiunque di noi, in fondo chi non si è mai ritrovato in una delle situazioni descritte nella biografia?
Inoltre, a differenza di altre biografie, questa ha un qualcosa in più, non si limita ad essere un mero racconto dei fatti, impersonale e freddo, ma al contrario le emozioni, i sentimenti del protagonista sono in primo piano e riescono a trasparire dalle pagine arrivando dritte al cuore del lettore, che non può fare a meno di immedesimarsi in Melvin!
Il messaggio dell'autore arriva forte a tutti: nella vita, anche quando si pensa di aver toccato il fondo, anche quando non si vede alcuna via d'uscita, c'è sempre speranza e anche quando pensiamo di non aver la forza di rialzarci, se guardiamo dentro noi quella forza la troveremo, insieme al coraggio di riprendere in mano la nostra vita, andare avanti e continuare a vivere!


Baci...

[BlogTour] Tutta colpa del mare(e anche un pò di un mojito) di Chiara Parenti

Bungiorno miei cari Lettori! Iniziamo questo fine settimana con uno splendido Blog Tour, la nostra tappa cade oggi. Godetevi l'intervista all'autrice e l'estratto del libro

Quando è nata la tua passione per la scrittura?
Mi rendo conto che adesso voi state pensando che leggo libri fin da quando ero una blastula nell’utero di mia madre e scrivo romanzi da quando ho iniziato a gattonare. Però non è così. È vero che a scuola ho sempre preferito l’italiano alla matematica (e infatti ho scelto il liceo scientifico per puro masochismo), ma ovviamente scrivere un tema o un romanzo non sono proprio la stessa cosa.
Ho sempre inventato storie, questo sì.
L’idea di scriverle, queste storie, è nata per caso: per gioco, in realtà. Un pomeriggio d’estate del 2008, scherzando con mio marito sul mutuo da pagare, mi disse che avrei dovuto mettermi a scrivere le mie storie, così sarei diventata famosa come la Rowling e ci saremmo trasferiti in un castello senza più il mutuo da pagare. Ora, ovviamente non abitiamo in un castello (e il trasferimento non pare neanche tanto imminente, per la verità) e la rata del mutuo arriva puntuale ogni mese come le mestruazioni, però ho scoperto che scrivere mi piace sopra ogni cosa. Oggi i libri sono diventati la mia più grande passione e ora non so più come si fa a smettere.

Da dove nasce l’idea di “Tutta colpa del mare”?
Dal film “Una notte da leoni”. Ho riso fino alle lacrime la prima volta che l’ho visto e mi sono chiesta cosa sarebbe successo se fossero state quattro ragazze le protagoniste di una sbornia colossale come quella del “Branco”. Poi, siccome sono una romanticona, ci ho infilato anche una sostanziosa parte romance, con il ritorno del primo amore, quello mai davvero dimenticato, che vive ancora nel cuore di ognuno di noi. E il cocktail – è il caso di dirlo ‒ era fatto!

Un mojito ti cambia la vita. Potrebbe essere un’espressione giusta per Maia?
Direi proprio di sì. La mia protagonista vive una vita misurata in ogni senso: è perennemente a dieta, rigorosamente astemia, ma anche tanto (inconsapevolmente) infelice. Maia, infatti, non si rende conto che quella che sta vivendo non è la vita che vuole, ma quella che vorrebbero gli altri per lei, e le ci vuole una pazza serata con le amiche in Versilia - dove scolano fiumi di mojito (non uno solo com’è nel titolo del libro, in realtà!) - per farle finalmente perdere il controllo. E a volte uno scossone è proprio quello che ci vuole per far crollare ogni certezza e uscire dagli schemi. Solo allora possiamo renderci conto di chi siamo e cosa vogliamo davvero. Per Maia, almeno, è così.

Qual è stata la difficoltà maggiore nello scrivere questo romanzo?
La difficoltà più grande è stata dover tagliare il testo fino a portarlo alle 200mila battute richieste dalla casa editrice per questa collana. La storia in origine era un romanzo lungo e doverlo tagliare è stato abbastanza doloroso. Specie per una come me che non ha il dono della sintesi, come potete vedere da queste risposte chilometriche.

Qualche consiglio per chi vorrebbe seguire il tuo esempio?
Oddio, io non sono mica tanto brava a dare consigli, sono più brava a chiederli. L’unica cosa che posso dire, a costo di sembrare scontata e pure un po’ patetica, è di non arrendersi mai, di non abbattersi di fronte alle difficoltà e alle porte sbattute in faccia, ma imparare dai propri errori e riprendere il cammino più forti di prima. Con i libri, così come nella vita. Perché i sogni a volte, possono diventare una fantasmagorica realtà.

“Comunque, secondo me sei una secchiona” esordì Marco, estraniandosi dagli altri.
Gli sorrisi imbarazzata, alzando la mano. “Liceo classico ‘Sarpi’, capoclasse, prima fila”. 
“Lo sapevo!”
“E tu?”
Una delle foto del CONCORSO
Sorrise con gli occhi sbarrati. “Quest’anno sono passato con tutti sei per il rotto della cuffia. Con la  mia pagella ci si può invocare il demonio!”
Ridemmo e poi tornò a chiedermi: “E dopo che farai? Lo sai già?”.
“Be’, intanto so che a settembre partirò per Boston, dove frequenterò l’ultimo anno. Poi, quando tornerò, farò Scienze della Comunicazione alla Bocconi a Milano. E poi diventerò una giornalista d’assalto e…”
“E poi potrai realizzare il tuo piano segreto di conquistare il mondo!?”
Roteai gli occhi. “Be’, sì! Mi hai scoperta! E tu?”
Lui si strinse nelle spalle. “Io credo che impiegherò l’ultimo anno di Istituto Tecnico a far riemergere Satana da un abisso fiammeggiante, poi non lo so…”
Scoppiammo a ridere e poi passammo tutta le serata insieme a prenderci in giro. I chiari e immediati segnali di affinità furono, nell’ordine: l’amore per il Winner Taco e quello per i Radiohead, e l’odio per i bugiardi e i carciofi. 

“Perché non ci suoni qualcosa?” domandò a un certo punto Rosa, facendo cenno alla chitarra che Marco aveva tra le gambe incrociate. E così la serata virò in una specie di remake di “Sapore di mare”, con un madley di canzoni che sembravano uscire da un juke box impazzito. La musica si fondeva con le risate e le risate vibravano a tempo di musica.
All’improvviso Marco si bloccò e mi scoccò un’occhiata indecifrabile. “Ma sai che canti proprio bene?” commentò sorpreso, poi si voltò verso il suo amico che stava baciando Rosa. “Non è vero, Tommi?”
“Mhm…”
Infischiandosene della risposta, tornò a me. “Apetta, dovremmo fare un duo una di queste sere…”
Sgranai gli occhi, per lo stupore e la meraviglia che gli piacesse la mia voce. “Ma sei matto?”
“No, vieni!” Si alzò e mi allungò una mano.
All’occhiata che mi scoccò, nel mio stomaco non presero a volare le farfalle, ma dei veri e maestosissimi condor giganti. Per poco non mi andò di traverso il cocktail che stavo bevendo. “Dove?” biascicai, afferrandola.
“Andiamo a discutere i dettagli di questa nuova featuring da un’altra parte!”
Il suo entusiasmo riusciva a confondermi persino più dei suoi occhi.
Annuii tra le risatine degli altri, e mi incamminai verso il bagnasciuga vicino a lui.
Da come si misero le cose, capii che probabilmente saremmo arrivati al mare all’incirca l’indomani mattina, visto che Marco si fermava ogni volta che doveva dirmi qualcosa sul nostro sfolgorante futuro musicale, e cioè ogni due secondi.
“Guarda che è possibile anche parlare e camminare, sai?!” gli spiegai divertita.
“Ah, sì, certo!” rispose grattandosi la nuca. Così riprese a camminare mentre mi diceva che dovevamo assolutamente cantare insieme perché, cavolo, avremmo “spaccato”. Due secondi dopo però, mi afferrò per un braccio costringendomi a fermarmi: proprio non ce la faceva.
Mi sfuggì una risatina mentre lui riprese a spiegarmi che sì, sarebbe stato fantastico, lui mi avrebbe accompagnato con la chitarra e io avrei cantato, che una presenza femminile nella band era proprio quello che mancava per fare il grande salto e “spaccare” tutto, che lui sarebbe stato Johnny Cash e io la sua June.
Riuscivo quasi a sentire il battito folle del suo cuore mentre mi faceva vedere ciò che la sua sfrenata fantasia era riuscita a creare in così poco tempo.
E la cosa più folle era che io, timida e insicura, a un certo punto mi ritrovai a pensare, Perché no? E poi mi risposi da sola, perché insieme a quel ragazzo pazzo tutto sembrava possibile e abbagliante e meraviglioso.
“Wow! Sei meraviglioso…”
Oh, Dio! Avrei voluto che in quel momento un mostro marino fosse schizzato fuori dall’acqua per mangiarmi in un boccone. Non potevo credere di aver detto una cosa simile ad alta voce e neanche lui.  Il suo sorriso adesso era talmente luminoso che avrebbe potuto essere un faro gigante per tutte le navicelle spaziali della galassia.
“Be’, grazie, Apetta! E tu sei… wow!”
Già, wow!
Si fermò di nuovo e pensai che volesse continuare con la storia di Johnny e June, e invece no.
Lo guardai e di colpo si fece serio. Il suo Sguardo Assassino mi stese e quando posò le sue labbra sulle mie, le stelle si tuffarono in mare e il mare ricoprì il cielo con una fontana di diamanti di luce. Ri-wow!
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