Intervista a Livio Leoni autore di Comete
Livio Leoni, partiamo dal titolo: perchƩ Comete?
Intanto ti ringrazio, Rosa, per l’invito e per lo
spazio che dedichi ai libri con cosƬ tanta passione. Inizialmente il titolo
doveva essere al singolare, Cometa. Ma scrivendo ho capito che il vero
focus non era l’astro che squarcia il cielo, ma i personaggi stessi. Ognuno di
loro ĆØ una 'cometa': una vita che, colpita da un evento improvviso, esplode
sulla pagina lasciando dietro di sé una scia di verità . Il plurale rappresenta
proprio questo: non un unico destino, ma tante traiettorie umane che si
intrecciano sotto lo stesso cielo.
Quali sono i temi principali del libro?
Mentre scrivevo, sono stati i personaggi stessi a
prendermi per mano e a condurmi verso temi che non avevo pianificato a
tavolino. Comete parla di integrazione e dei pregiudizi che nascono
dalle differenze culturali, ma scava anche nell’alienazione della societĆ
moderna e nel nostro rapporto, a volte paradossale, con i social network. Il
cuore del libro però è la riconciliazione: la possibilità , anche quando tutto
sembra perduto, di ritrovare un contatto umano autentico.
Come descriverebbe il suo stile narrativo?
Ho dedicato una cura quasi ossessiva alla forma.
Volevo che il libro fosse avvincente non solo per ciò che accade, ma per come
viene raccontato. Prima di iniziare, ho fatto un lavoro di ricerca sulle parole
quasi 'musicale': un po’ come fanno i rapper con il freestyle, che si allenano
a cercare rime, io ho esplorato il dizionario alla ricerca di accostamenti di
parole inconsueti, capaci di aprire mondi. Mi sono lasciato ispirare dalla
potenza onirica di Lucio Dalla e dalla sua Ultima Luna, che cito
all’inizio del romanzo: volevo che la scrittura avesse quella stessa atmosfera
simbolica, capace di accompagnare il lettore fin dentro le pieghe più intime
dell'animo dei protagonisti.
C’ĆØ un messaggio che spera arrivi ai lettori?
Più che un messaggio preconfezionato, spero che
arrivi un’emozione. Non scrivo per impartire lezioni, ma per invitare il
lettore a salire su un meraviglioso, adrenalinico e commovente ottovolante di
sensazioni. Se proprio dovessi trovare un filo conduttore, ĆØ l’invito a non
arrendersi mai: c’ĆØ sempre spazio per uno spiraglio di luce, per quanto
distanti o al buio ci si possa sentire.
A chi consiglierebbe questo libro?
Lo consiglierei a chi legge con il cuore,
cercando tra le pagine una bussola per i propri sentimenti. Penso a chi tiene i
libri sul comodino e ha bisogno di iniziare a sognare ben prima di
addormentarsi. Lo consiglio a quel lettore che si siede di fronte a una tisana
calda e a una finestra rigata dalla pioggia, per far finta di nascondere una
lacrima di commozione. Ć un libro per chi, dopo l’ennesimo colpo di scena,
sente l'impulso fisico di doversi alzare, camminare per la stanza e resistere
alla tentazione di chiamare qualcuno per urlare: 'Non puoi capire cosa ĆØ
appena successo!'. Ć per chi tifa per i personaggi fino a sentirli amici,
compagni di un viaggio che non vorresti vedere finire neanche dopo aver chiuso
l’ultima pagina.
Dopo Comete, continuerĆ a esplorare
temi simili?
Non amo ripetermi. Mi piace mettermi alla prova e
sorprendere prima di tutto me stesso, per poi stupire i lettori. In genere non
decido a tavolino cosa scrivere: aspetto l'idea giusta, quella vibrazione
talmente forte da pretendere di essere messa nero su bianco. SarĆ sempre la
storia a decidere la direzione, io mi limiterò a seguirla con la stessa
passione con cui ho scritto Comete.

