Metà di un sole giallo di Chimamanda Ngozi Adichie

Buona giornata cari Lettori! Oggi torniamo a parlare di Chimamanda Ngozi Adichie con uno dei suoi primi romanzi.

Metà di un sole giallo è uno dei primi romanzi della Adichie, autrice di cui ho già letto e apprezzato sia i saggi pubblicati che il romanzo Americanah. Il racconto è ambientato in Nigeria, precisamente all'inizio degli anni 60 del Novecento. Se ricordate quel periodo sono sicura che lo assocerete direttamente al Biafra, il territorio igbo della Nigeria che per un periodo si staccò dal resto del paese, e alla guerra civile nigeriana di quegli anni. Si tratta di uno dei conflitti civili più sanguinosi mai avvenuti, responsabile della morte di quasi un milione di persone e di una carestia che mise in ginocchio una larga parte della popolazione.

Protagoniste di questo racconto sono due gemelle: Olanna e Kainene. Diversissime, non solo fisicamente ma sopratutto caratterialmente. Olanna è una giovane donna bellissima che ha abbandonato le ricchezze e la posizione della sua famiglia per vivere con Odenigbo, professore rivoluzionario della cittadina di Nsukka. Dove Olanna è morbida Kainene è invece dura e spigolosa; all'apparenza forte e indistruttibile, vive una relazione con un uomo bianco, Richard, che sta cercando di scrivere un libro che racconti gli aspetti meno conosciuti dell'Africa. A fare da intermezzo tra di loro c'è Ugwu, un giovane uomo che lavora come domestico per Odenigbo, che assisterà, impotente come tutti gli altri, ai cambiamenti che sconvolgeranno la loro vita e la stessa Nigeria.

Suddiviso in quattro diverse sezioni, questo romanzo si divide in due linee temporali ben distinte. Nella prima ci viene narrato il prima, la vita prima dello scoppio della guerra civile, prima dell'indipendenza del Biafra; la seconda parte del racconto è invece tutta incentrata sui terribili anni della guerra. L'ho trovata una scelta molto interessante, principalmente perchè ci permette di comprendere appieno quanto sia stato repentino e sconvolgente il cambiamento.

Chimamanda Ngozi Adichie sa scrivere e lo sa fare molto bene. Quello che mi ha sempre colpito della sua scrittura è l'onesta con cui racconta anche eventi terribili senza edulcorarli. Questo romanzo non fa eccezione, le pagine in cui si parla della guerra del Biafra, della fame, dei morti, del dolore e dell'impotenza di chi sopravviveva, sono pagine terribili. Completamente in contrasto invece c'è la prima parte del racconto dove si descrive una Nigeria completamente diversa. La Nigeria degli intellettuali, dei salotti, una Nigeria che viveva di cultura, filosofia e poesia. E' proprio questo forte contrasto tra il prima e il dopo che ha permesso all'autrice di essere più incisiva.

Molto interessanti i personaggi di questo racconto, in particolare Olanna e Kainene che sono sicuramente due protagoniste un po' atipiche. Mi è piaciuto tanto il contrasto e il rapporto tra le due, anche perchè il romanzo si concentra molto anche sulle vicende personali dei personaggi, non limitandosi a parlare solo di guerra. 

Devo ammettere però che la parte che mi ha coinvolta di più è quella dedicata alla guerra; pagine atroci ma che mettono perfettamente a nudo il dolore e la sofferenza di un popolo, in particolare di chi sopravviveva e restava a raccogliere i cocci di una vita che non sarebbe più stata la stessa. La tragedia del Biafra narrata dalla Adichie è un continuo contrasto tra tradizione e modernità, tra passato e futuro. Forse un po' tirato per le lunghe in alcune parti, ma sicuramente un bellissimo romanzo che racconta un pezzo di storia terribile ma poco conosciuto. Buona lettura!

"Ci sono cose talmente imperdonabili da rendere perdonabile tutto il resto."

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