Apeirogon di Colum McCann

Buona giornata cari Lettori! Oggi parliamo di un libro che credo sia uno dei più significativi letti quest'anno.

Apeirogon è un libro particolare, non è un romanzo, non è un saggio, è un ibrido, un mix tra tanti generi. Mi è difficile parlarne perchè è stata una lettura totalizzante che mi ha in parte ammaliata e in parte messa alla prova. Prendendo spunto dai racconti de Le mille e una notte, McCann ci consegna 1001 capitoli, spesso lunghi poche righe. Esattamente come gli infiniti lati dell'Apeirogon da cui prende il titolo, questo libro ci catapulta nella realtà israelo-palestinese degli ultimi anni e lo fa principalmente attraverso le voci di Bassam Aramin e Rami Elhanan e i volti di Abir e Smadar, le loro bambine.

Bassam è palestinese, Rami è israeliano. Abir ha solo 10 anni quando nel 2007 viene uccisa da un proiettile di gomma sparato da un soldato israeliano. 10 anni prima Smadar, appena quattordicenne, rimane vittima dell'attentato suicida di Ben Yehuda Street. Che cosa hanno in comune? Il dolore per una perdita che nessuno potrà mai colmare, la rabbia per un conflitto che continua a mietere vittime innocenti. Entrambi prendono il dolore e lo trasformano, lo usano per sensibilizzare chiunque vuole ascoltarli. E così Smadar e Abir continuano a vivere attraverso le parole. Nasce una strana amicizia tra il palestinese che studia la Shoah e l'israeliano che si batte contro l'occupazione. Questo è il fulcro del libro ma non è tutto.

Il libro ha una struttura scomposta, apparentemente non ha un filo logico perchè si passa da una cosa all'altra. Dalla storia di Abir alla poesia, da Smadar ai racconti di Theresienstadt, da Spielberg alle rotte migratorie di alcune specie di uccelli, e poi la storia, l'architettura, la guerra, la religione, Philippe Petit, la matematica e avanti così fino a quando tutti gli infiniti fili di questo racconto non si uniscono creando un enorme caleidoscopio di voci, suoni e parole che sarà impossibile dimenticare. 

Quella di Colum McCann è un'opera immensa e molto ambiziosa. Leggendo mi sono chiesta spesso come sia riuscito a parlare così bene di un conflitto del genere pur non essendone parte diretta. Poi ho scoperto che McCann è irlandese e ho capito che sa bene cosa sia un conflitto capace di dividere a metà un paese. Avanti e indietro nel tempo per raccontare un conflitto senza fine che accumula vittime su vittime, questo romanzo resta comunque un punto di vista esterno dal quale emergono però le voci di Bassam e Rami, loro che hanno perso tutto ma che hanno trasformato l'odio in qualcosa di positivo. Bellissimo il passaggio in cui Rami, nel raccontare la sua storia, parla proprio di questa trasformazione:

"Dovetti imparare ad ammettere che era la prima volta in vita mia, sì, fino a questo punto - adesso riesco a dirlo, a quei tempi non riuscivo nemmeno a pensarlo -, era la prima volta che vedevo i palestinesi come esseri umani. Non solo come operai nelle strade, o caricature nei giornali, o come vaghe sagome, terroristi, oggetti, ma - come posso dirlo? - esseri umani, esseri umani, non posso credere di dire una cosa del genere, suona così sbagliata, ma fu una vera e propria rivelazione - sì, esseri umani che portano lo stesso fardello che porto io, gente che soffre esattamente come soffro io. Un'uguaglianza nel dolore."

Io non so bene come parlarvi di questo romanzo, non credo di riuscirci. Come lo spiego a parole il nodo alla gola che mi ha preso quando dalle pagine sono sbucate le foto di Smadar e Abir? Come si spiega il dolore di due padri, e di riflesso di due famiglie intere distrutte da un singolo momento, dalla casualità, da un odio tanto profondo quanto ingiustificato? Non è possibile, ma McCann sorprendentemente ci riesce, dà voce al dolore ma anche alla speranza. In questo libro che si sviluppa a strati è racchiuso qualcosa di prezioso, sopratutto qualcosa di necessario

Terribile e meraviglioso allo stesso tempo, impossibile da dimenticare, Apeirogon è un capolavoro unico nel suo genere. Gli occhi di Abir e Smadar io non li dimenticherò mai, così come non dimenticherò le parole di Rami e di Bassam, i racconti di un paese diviso da troppo tempo, il dolore di chi ha perso ma non ha lasciato che quel dolore lo privasse dell'umanità. Fatevi un favore e leggetelo.

"Non finirà finchè non parliamo."

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