Il Dottor Živago di Borìs Pasternàk

Buona giornata cari Lettori! Oggi parliamo insieme di una delle ultime letture dell'anno che, come da tradizione che si ripete ormai da anni, è un bel mattone russo.

Il Dottor Živago è il capolavoro, nonchè unico romanzo, di Borìs Pasternàk. Lo scrittore e poeta russo, insignito anche del premio Nobel per la letteratura nel 1958 proprio per quest'opera, fu costretto, a causa delle pressioni del governo russo, a rifiutare il premio e il riconoscimento. A fine anno io devo leggere un classico, preferibilmente un mattone e spesso capita che il mattone in questione sia russo.

La scelta è ricaduta sul Dottor Živago per puro caso, anche perchè ne ho sempre sentito parlare ma non avevo mai approfondito più di tanto la storia di questo scrittore e la sua opera. Per il secondo anno di fila la scelta è ricaduta su un classico russo, perchè credo che nessuno come gli autori russi riesca a parlare di tristezza, disperazione e dramma con una profondità del genere. Diciamo che mi sembrava un degno modo di concludere quest'anno altrettanto disperato.

So che esiste una bella trasposizione del romanzo molto apprezzata, che ha vinto ben 5 premi Oscar, quindi forse conoscete già per sommi capi la storia. Il protagonista è appunto il Dottor Jurij Živago; lo conosciamo quando, appena un ragazzino, perde la madre e si trova ad essere praticamente adottato prima dallo zio e in seguito da una famiglia con cui è lontanamente imparentato. Molti anni dopo, ormai diventato medico, Jurij viene arruolato allo scoppio della prima guerra mondiale e parte per il fronte. Qui il suo cammino si intreccia con quello di Lara Antipova, infermiera e moglie di un soldato che avrà un ruolo cruciale nella successiva rivoluzione.

Dopo lo scoppio della rivoluzione Mosca non è più una città sicura, così Jurij, la moglie Tonja, il figlio e il suocero, partono per un paesino sui Monti Urali, dove sperano di poter ricominciare una nuova vita. Proprio qui Jurij ritrova la stessa Lara, e qui inizia ufficialmente una storia d'amore che durerà per tutta la loro vita. Ma neanche stavolta c'è un po' di felicità per i protagonisti di questo romanzo, Jurij viene costretto ad arruolarsi nell'esercito dei boschi e da qui sarà un continuo susseguirsi di vicende che lo terranno lontano da tutto quello che ama. 

Inutile dirvi che questo corposo romanzo è ricco di personaggi, di vicende e di storie che si susseguono l'una dietro l'altra e che si intrecciano continuamente; il Dottor Živago è a tutti gli effetti un mattone russo, che prende spunto dai grandi classici ma che allo stesso tempo se ne discosta reiventandosi. E' proprio quello che cercavo, una lettura densa sotto tutti i punti di vista, ricca, dallo stile poetico, ricca di descrizioni e fatta di pagine intere di riflessioni sulla vita, l'amore e la morte.

Il romanzo mi è piaciuto moltissimo, ma non aspettatevi una storia a lieto fine, perchè i personaggi di Pasternàk soffrono, soffrono moltissimo, e noi con loro. La storia di Jurij e Lara inizia quando entrambi sono solo due adolescenti che della vita sanno poco, ma che hanno già sofferto molto. Forse è proprio questo uno degli aspetti che li accomuna, che li rende così simili e che pian piano li avvicina. Il loro non è il classico colpo di fulmine, non è un amore che nasce per capriccio o per noia. Mi è piaciuto moltissimo questo passaggio della storia in cui si descrive proprio il loro rapporto, e si comprende appieno da dove nasca e perchè.

"Si erano amati non perchè fosse ineluttabile, non perchè travolti dalla passione, come si dice falsamente. Si erano amati perchè così voleva tutto quello che li circondava: la terra sotto di loro, il cielo sopra le loro teste, le nuvole e gli alberi. Il loro amore piaceva forse di più a quello che li circondava che a loro stessi. Agli sconosciuti per strada, agli spazi che  si disponevano loro dinanzi nelle passeggiate, alle stanze in cui sedevano e si incontravano."

La storia percorre anni interi, anni durante i quali la Russia affronta guerre e rivoluzioni, muore e rinasce continuamente dalle sue ceneri proprio come una leggendaria fenice. La Russia è protagonista assoluta, con le sue contraddizioni, la sua particolare bellezza e le continue lotte che la videro protagonista negli anni successivi alla Rivoluzione d'Ottobre. Il romanzo è sopratutto una forte condanna della crudeltà e della falsità della propaganda del regime comunista, e proprio per questo venne censurato. Lo stesso Pasternàk fu privato del riconoscimento per il suo lavoro, il romanzo è stato pubblicato solo molti anni dopo, nel 1988.

Alla fine del racconto si trova un'intera sezione dedicata alle poesie scritte dallo stesso Živago che, oltre ad essere medico, è anche un poeta e appassionato di letteratura, passione che non abbandonerà mai, neanche negli anni della prigionia. In questo libro c'è tutto: la bellezza e la crudeltà del mondo, la bontà e l'orrore, la vita e la morte, continuamente poste sul piatto di una bilancia che oscilla una volta verso l'una, una volta verso l'altra. Non aspettatevi la classica storia d'amore, nè la storia di un banale tradimento, in questo racconto c'è tutta la Russia con la sua storia, minuziosamente raccontata dalla penna di un autore eccezionale. Buona lettura!

"Mi è venuta un'incredibile, appassionata voglia di vivere, e vivere significa sempre cercare di andare avanti, verso qualcosa di più alto, verso la perfezione e raggiungerla."

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