Moda e capelli, Maria Antonietta regina e icona di stile

Lunghi ma non troppo, di un castano naturale, ma anche biondi o rossi. 
I cambiamenti passano per la chioma. Tutti. Estetica e psicologia, politica ed evoluzione. Oggi come ieri. E, a proposito di ieri, chi non ricorda o ha mai provato a realizzare una delle complicatissime acconciature del 700? 
Emblema del secolo e dello stile tardo barocco che sfociò poi nel roccocò, rappresentavano dei veri e propri capolavori di ingegneria.

E nessuno come Maria Antonietta d'Austria, regina di Francia, interpretò meglio lo sfarzo e l'eleganza esasperata dell'epoca. Icona di stile fu nota soprattutto per le sue stravaganti acconciature e per i numerosi cambi di look che dettavano mode e tendenze. A dirla tutta, anche lei all'inizio ebbe dei problemi con la chioma, prima che arrivasse in Francia infatti, fu inviato a Vienna un famoso parrucchiere parigino, Larsenneur, perchè rimediasse in qualche modo, al disastro che la governante di Maria Antonietta, la contessa Brandeiss, aveva combinato sulla chioma dell'arciduchessa. A furia di appiattirla sotto una larga fascia di cotone, e legarla strettamente dietro la nuca, la chioma era diventata floscia e snervata, mentre la fronte si era alzata di mezzo palmo. Risolto questo inconveniente, la storia ricorda gli sfarzi e le esagerazioni, le spese pazze e le spericolate acconciature. Maria Antonietta spendeva cifre folli per lanciare nuove mode che, sistematicamente, venivano imitate dalle dame dell'aristocrazia. Tra le follie, nel 1774, ci fu il "pouf", un’acconciatura alta il doppio della testa della regina. E quando scomodiamo l'ingegneria non scherziamo, perché l'acconciatura, che una volta realizzata appariva come una vera e propria opera d'arte, nascondeva una vera e propria impalcatura. Si trattava infatti di una costruzione composta da un leggero telaio metallico e cuscini imbottiti su cui venivano tesi i capelli dopo essere stati impomatati e suddivisi in ciocche, a cui si mischiavano metri di garza e altri capelli posticci, boccoli, tirabaci. Il tutto era poi incipriato e guarnito con piume di struzzo, nastri e pietre preziose.

Piccola postilla. L'effetto ottenuto era senza dubbio spettacolare, ma vi era anche il rovescio della medaglia legato al peso delle complesse realizzazioni.

Alla vanità della moda si affiancava anche  la volontà di utilizzarla quale strumento politico. Maria Antonietta fu la prima a vedere in essa, e quindi non solo negli abiti ma anche nelle acconciature e trucco, una vera e propria forma di arte e di affermazione sociale. Motivo per cui raccolse intorno a sé grandes dames, pittrici e artiste, trasformando Versailles nella culla dell’arte e della cultura.
Ma chi era l'autore di tali capolavori? Il parrucchiere personale della regina era Léonard.
Quest'ultimo, servendosi di forcine, spilloni giganti e abbondante pomata, creava delle vere e proprie impalcature sulle teste delle dame, alte fino a ottanta centimetri. I capelli venivano avvolti in rotoli di carta, arricciati con ferri bollenti, inumiditi con succo d'ortica, incipriati con intrugli nutrienti e resi ancor più maestosi con l'uso abbondante di capelli finti.
In "cima" poi, si esprimeva pienamente la creatività artistica del parrucchiere: fiori, frutta, gioielli, piume e addirittura statuine e ciò avveniva non solo in base ai dettami della moda, ma anche secondo gli eventi che scandivano le giornate.

Riportiamo a tal proposito un esempio eclatante. Dopo il grande successo della tragedia dell'Ifigenia di Gluck all'Opéra di Parigi, pare che lo stesso Léonard avesse inventato l'acconciatura "all'Iphigénie", guarnita di nastri neri come simbolo di lutto e dell'arco lunare di Diana.
Veri e propri capolavori architettonici che richiedevano ore e ore di lavoro per i parrucchieri e "sacrifici" per le dame, che a volte non riuscivano nemmeno a oltrepassare le porte dei saloni da ballo.

Si racconta che una delle più fantasiose acconciature della stessa Maria Antonietta sia stata smantellata e poi ricomposta per consentirle di partecipare a una soirée.
Beh, allora come oggi, la moda... regna sovrana.

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