Tra me e il mondo di Ta-Nehisi Coates

Buona giornata cari Lettori! Oggi parliamo insieme di un breve saggio, molto interessante e attuale.

Tra me e il mondo è un breve saggio, anzi più che un saggio è una lunga lettera che l'autore, Ta-Nehisi Coates, scrive a suo figlio Samori. In questo lungo e appassionato monologo Coates racconta della sua infanzia, passata a Baltimora, della paura che da sempre lo accompagna, paura delle strade, delle gang, della polizia, paura per un corpo che è suo ma che sa di non poter proteggere come vorrebbe e dovrebbe.

Parlando a cuore aperto al figlio che sta vivendo in un tempo diverso ma che comunque dovrà affrontare le sue stesse paure, l'autore si mette a nudo. Parla della sua ricerca, fatta nel corso di anni e anni di studi e letture, una ricerca basata principalmente su una domanda: come vincere la paura di perdere il proprio corpo?

Si tratta di un argomento centrale in questo breve saggio, l'autore lo esplora citando eventi realmente accaduti, autori del passato e del presente. Parte da un passato molto lontano, da quando Ground Zero era centro di uno dei mercati di schiavi più grandi d'America, fino ad arrivare al presente, agli omicidi ingiustificati, alla lotta continua per l'affermazione dei diritti dei neri. Oggi più che mai, in particolare dopo gli eventi legati alla morte di George Floyd e alla riaffermazione del movimento Black Lives Matter, leggere questo libro è molto importante.

Potremmo pensare che il tema non ci tocchi da vicino, ma in realtà abbiamo imparato che il razzismo e tutte le sue conseguenze sono ancora una realtà molto vicina a noi, troppo vicina a noi. Guardare le cose da un altro punto di vista, cercare di immedesimarci in altre persone che vivono una realtà completamente diversa dalla nostra, potrebbe essere un buon punto di partenza per comprendere meglio e, nel nostro piccolo, fare qualcosa.

Ci sono alcuni passaggi in questa lettera che sono davvero interessanti perchè fanno luce su una questione che noi non arriveremo mai a comprendere appieno. Che cosa significa non avere il completo controllo sulla propria vita, sul proprio corpo? Cosa significa avere paura di fare anche quelle che sono considerate azioni quotidiane, andare a scuola, fare una passeggiata, andare a fare la spesa? Coates tenta di spiegarcelo:

"Questo modo di vedere le cose era collegato alla paura che si trasmetteva di generazione in generazione, all'idea di non possedere mai nulla. Noi eravamo i neri, al di là dello spettro del visibile, al di là della civilizzazione. La nostra storia era inferiore, perchè noi eravamo inferiori, e quindi lo erano anche i nostri corpi. E ai nostri corpi inferiori non poteva essere accordato lo stesso rispetto assicurato ai corpi che avevano costruito l'Occidente."

Il saggio è molto breve in sè, ma incisivo. E' un testo in cui si respira tanta rabbia e tanta paura, si parla del Sogno americano, ma se ne parla da quella che lui stesso definisce la parte sbagliata del sogno. E' una lettera molto vera, molto cruda forse, ma dettata dalla voglia di comprendere e di far comprendere agli altri, per quanto possibile, cosa significhi vivere in questo modo. Un breve saggio che si rivela molto utile come punto di partenza per approfondire il tema, ma vi farà male. 

Ma la lettura è anche questo. Qualche tempo fa, non ricordo bene dove, ho sentito questa frase di Chiara Valerio che ho appuntato perchè la trovo molto vera. Diceva: "Leggere i libri serve anche a capire cosa succede, anche se succede altrove e ad altri. A questo serve leggere, a capire gli altri, anche quando non si può giustificare. Ma a capire. O almeno provarci, assumerne l’attitudine." Sono convinta anch'io che uno dei più alti scopi dei libri e della lettura sia proprio questo, e questo saggio lo dimostra. Buona lettura.

"Sono stati commessi degli errori
Noi avevamo buone intenzioni. 
Abbiamo fatto del nostro meglio. 
Di buone intenzioni è lastricato il corridoio della storia. 
Sono proprio loro il sonnifero che assicura l'esistenza del Sogno."

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