I nostri corpi come campi di battaglia di Christina Lamb

Buona giornata cari Lettori! Oggi parliamo di una delle mie ultime letture, un reportage che parla di donne, guerra e violenza. 

I nostri corpi come campi di battaglia è un libro di Christina Lamb, giornalista inglese che lavora come corrispondente estera del Sunday Times. Christina Lamb è stata per anni corrispondente di guerra, ha viaggiato in diversi paesi e ha raccolto moltissime testimonianze. Questo libro in particolare è dedicato alle donne, le donne in quanto vittime delle atrocità della guerra, vittime spesso ignorate. I crimini che sono stati e tuttora vengono inflitti alle donne durante le guerre sono spesso tra i più terribili, ma raramente vengono registrati, raramente se ne prende atto e sopratutto raramente vengono puniti. In questo libro Christina Lamb ci porta da un luogo all'altro, da un conflitto all'altro, per farci ascoltare le storie di donne i cui corpi sono diventati dei veri e propri campi di battaglia.

Quando ho finito di leggere questo libro il mio primo impulso è stato quello di metterlo da parte e di cercare di dimenticare quello che avevo letto. Non volevo neanche parlarne perchè è stata una lettura troppo dolorosa, troppo cruda. Poi ho pensato a Christina Lamb che ha ascoltato e raccolto queste testimonianze, ma sopratutto ho pensato al coraggio delle donne che hanno raccontato le loro storie, ho pensato alla loro resilienza, alla loro forzaSe loro sono riuscite a raccontare, allora io posso e devo spendere almeno qualche parola per celebrare il loro coraggio. 

Ogni capitolo di questo libro è dedicato ad un diverso conflitto, ad un diverso paese, ma c'è qualcosa che accomuna tutte le terribili storie raccolte: la violenza sulle donne in tempo di guerra. Non se ne parla abbastanza, non se n'è mai parlato abbastanza, perchè le atrocità che si sono abbattute sul genere femminile in anni e anni di conflitti sono sempre sembrate qualcosa di marginale, una naturale conseguenza del conflitto in corso. Non è così, non è affatto così. Le donne sono diventate campo di battaglia, il loro corpo è diventato campo di battaglia. Gli stupri in tempo di guerra sono una vera piaga, la Lamb cita alcuni dati e i dati sono spaventosi. Durante alcuni dei conflitti più sanguinosi degli ultimi anni almeno la metà, se non più della metà, delle donne che vivevano nei luoghi del conflitto sono state vittime di stupri e violenza sessuale. 

All'interno del libro ci sono brevi accenni ai conflitti di cui si parla, ma la parte più corposa è dedicata alla testimonianza delle donne, ai loro racconti, alla loro voce che ci parla di atrocità inimmaginabili. Non sono pagine facili, io mi sono trovata a centellinare i capitoli perchè non riuscivo a leggerne più di uno alla volta. I racconti di queste donne sono terribili; quello che hanno passato, le violenze subite, il dolore per la perdita e come se non bastasse la vergogna che ne segue, perchè in questi paesi le vittime di stupro vengono trattate alla stregua di emarginate, sono considerate colpevoli quanto i loro aguzzini, se non di più. 

I racconti delle donne yazide che sfuggono ai militanti dell'ISIS, le profughe rohingya in fuga dalle persecuzioni, le testimonianze delle donne tutsi, le mamme e le nonne argentine di Plaza de Mayo, la piaga degli stupri in Congo, il conflitto in Bosnia. Questi sono solo alcuni dei racconti raccolti in questo volume e anche se si svolgono in luoghi diversi hanno molti punti in comune. Le donne erano sistematicamente vittime di violenza, lo stupro era parte integrante delle offensive di guerra, veniva e viene ancora usato come arma. Ma non se ne parla abbastanza e i colpevoli quasi mai vengono puniti per questi crimini. E' più facile incolparli per crimini di guerra, è più semplice generalizzare. Ma non è più facile per le vittime che vengono ancora una volta ignorate, che non ottengono giustizia. 

Non solo donne vittime, anche uomini e sopratutto bambini, in particolare le bambine. Le pagine in cui si parla dei conflitti in Congo sono atroci. Probabilmente questa è la storia che tra tutte mi ha distrutta emotivamente. In tutto questo dolore però c'è una flebile speranza. Ci sono persone che hanno lottato e lottano per fare in modo che le vittime ottengano giustizia, per rendere i reati sessuali in guerra perseguibili. Sempre parlando del Congo, nel racconto si trova anche l'esperienza del Dottor Denis Mukwege, che è stato anche premio Nobel per la pace, un attivista che insieme a Christine Schuler Deschryver ha fondato la City of Joy, un luogo dove le donne vittime di violenza possono guarire e ricominciare a vivere. Su Netflix c'è anche un bellissimo documentario dedicato alla Città della Gioia, io l'ho visto dopo aver terminato la lettura e ve lo consiglio. 

Nonostante i crimini di guerra a sfondo sessuale restino spesso nell'ombra qualcosa sta cambiando. E' un percorso lungo, pieno di ostacoli e sicuramente non semplice. Ma qualche vittoria è stata ottenuta e  l'indagine portata avanti da Christina Lamb ha anche lo scopo di far conoscere queste storie, di portare alla luce le voci femminili e di renderle importanti quanto quelle degli eroi di guerra. Perchè anche loro sono eroine, anche loro hanno sofferto e meritano giustizia, almeno meritano la nostra attenzione. 

Questo libro è brutale, crudo, spaventoso. Non è un bel libro, non nel senso che diamo al termine, anzi vi farà sentire a disagio. Probabilmente è il libro più difficile e doloroso che abbia mai letto, perchè come si fa a leggerlo e a non immedesimarsi nelle storie di queste donne? Non nego che leggerlo mi ha provata psicologicamente, ho pianto tanto, mi sono infuriata moltissimo. Ma tutte quelle vite distrutte, tutte le vittime che non hanno ottenuto giustizia, tutto il dolore accumulato in secoli di conflitti, tutte le donne che non saranno mai più le stesse ma che continuano a battersi, meritano quanto meno di essere ascoltate. Non vi auguro una buona lettura perchè non sarà una buona lettura, ma è una lettura necessaria.

"Oggi, grazie alle nuove tecnologia e ai mezzi di comunicazione, nessuno può dire di non aver saputo. Chiudere gli occhi di fronte a questo dramma significa esserne complici. I responsabili di questi crimini non sono solo gli esecutori, ma tutti coloro che scelgono di voltarsi dall'altra parte."

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