Tutto scorre... di Vasilij Grossman

Buona giornata cari Lettori! Oggi parliamo di uno dei libri che ho acquistato approfittando della promozione Adelphi ancora in corso. Si tratta di un libro molto forte ed incredibilmente duro, ma a mio parere imprescindibile.

Tutto scorre... è il mio secondo approccio con Grossman, di cui ho già letto e apprezzato moltissimo L'inferno di Treblinka. Questa volta il racconto si concentra su un'altra tragedia, meno conosciuta e pubblicizzata, ma pur sempre un'enorme macchia nella storia dell'umanità. 

Il protagonista del racconto, Ivan, è un esule dei lager sovietici. Dopo trent'anni di prigionia tra un lager e l'altro, Ivan viene rilasciato. Ormai la sua gioventù è persa, tutti quelli che inizialmente lo aspettavano adesso non ricordano neanche più il suo volto. Non ha più famiglia, uno scopo, nulla. Tornato a Mosca Ivan si ricongiunge con il cugino Nikolaj, ma neanche lì riesce a sentirsi al suo posto. Così Ivan parte per una piccola località della Russia meridionale dove trova lavoro come fabbro e conosce la vedova di guerra Anna Sergeevna. In un flusso continuo, che in parte segue Ivan, in parte parla delle nefandezze compiute durante i terribili anni del regime, Grossman parla della Russia, di libertà e di responsabilità. Particolarmente intense sono le pagine dedicate al ritorno di Ivan, questo passaggio in particolare aiuta a comprendere cosa poteva significare per un uomo o una donna tornare a casa, dopo anni e anni di lager, e ritrovarsi a non riconoscere niente e nessuno, nè tanto meno a essere riconosciuto.

"Egli era scomparso dalla coscienza della gente, dai loro cuori, freddi o ardenti che fossero; esisteva nel segreto, e sempre più difficilmente appariva alla memoria di coloro che lo avevano conosciuto. Ma intanto il tempo lavorava senza affrettarsi, coscienziosamente: quell'uomo era stato dapprima cancellato dalla vita, migrando nel ricordo della gente, poi aveva perduto il permesso di residenza anche nella memoria, era andato a finire nell'inconscio, da dove saltava su, di tanto in tanto, come un misirizzi, spaventando con quel suo improvviso, inatteso apparire di un attimo."

Devo ammettere che non sapevo bene cosa aspettarmi da questo libro; L'inferno di Treblinka mi ha scioccata, e la storia narrata in questo romanzo non è da meno. Grossman ha uno stile molto lineare, scorrevole, quasi asciutto. Nonostante ciò il romanzo è ricco, doloroso e particolarmente commovente. Oltre a seguire Ivan che cerca di riprendere in mano le fila di una vita che ormai sembra non avere più senso, l'autore si dedica anche a parlare del regime, di Stalin e Lenin, del ruolo cruciale di entrambi negli eventi più drammatici descritti nel libro.

Credo che le pagine finali, quelli in cui appunto l'attenzione di Grossman si sposta sulla politica, sul regime e su questi due personaggi, siano le meno incisive. Non perchè siano meno interessanti, ma piuttosto perchè dopo le pagine in cui sono descritte le sofferenze dei lager, la terribile tragedia legata alla collettivizzazione e allo sterminio dei kulaki e infine gli anni della carestia che sterminarono interi villaggi ucraini, quelle pagine perdono di interesse. Quelle precedenti in cui sia Ivan che Anna discutono dei lager e dei kulaki sono pagine terribili. 

Quando parliamo di tragedie che hanno coinvolto l'umanità, spesso tendiamo a soffermarci sempre sulle stesse. Quanto si parla della Shoah e dello sterminio degli ebrei? Tantissimo, ed è giusto così; ma non sarebbe corretto dedicare lo stesso spazio, lo stesso ricordo, anche a tragedie altrettanto terribili come quella dei kulaki? E' questo che fa Grossman, attraverso Ivan e Anna ricorda e fa ricordare anche a noi. Sono tanti i personaggi che emergono dal racconto, molti sono ricordi del gulag, e le loro storie sono tanto dolorose. Centrale è anche il tema della colpa, della responsabilità, non solo di chi era al comando, ma anche di tutti quelli che hanno contribuito alla realizzazione di arresti, fucilazioni, deportazioni. Tutti quelli che hanno preferito rimanere in silenzio, chi per paura, chi per indifferenza.

Tutto scorre è sicuramente un libro ricco, ma amaro. Spinge a riflettere su una delle cose più preziose che abbiamo, la libertà, su quanto la diamo per scontata e su quanto invece dovremmo considerarla preziosa. Perchè non tutti hanno la fortuna di essere liberi, la storia di Ivan, dei prigionieri dei lager, dei kulaki e dei contadini ucraini lo dimostra. Leggetelo. Per ricordare, per fare meglio forse, per apprezzare di più quello che abbiamo. Buona lettura.

"Niente è rimasto. Dov'è andata a finire quella vita? Dove quelle orribili sofferenze? Possibile che non sia rimasto nulla? Possibile che nessuno paghi per tutto ciò? Ma allora tutto sarà dimenticato, senza una parola? L'erba ha ricoperto tutto. Ora io ti chiedo: come è potuto accadere tutto questo?
"

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