Medea. Voci di Christa Wolf

Buona giornata cari Lettori e buon inizio settimana! Oggi parliamo di un libro che posso già considerare una delle migliori letture dell'anno. Sono tornata a leggere di mitologia e in particolare della rielaborazione di una delle storie più raccapriccianti che ci sono state tramandate dal mito.

Medea è la seconda opera di Christa Wolf in cui l'autrice si concentra sulla figura di una donna del mito, rielaborandola e riportando alla luce alcuni miti precedenti a quelli più conosciuti che ci raccontano di una versione inedita. Dopo Cassandra, è il turno di Medea, la donna che nella mitologia conosciamo come la strega, la matricida, la pazza, l'assassina. Ma è davvero così? Medea è la strega di cui Euripide narra, la donna disposta a tutto per conquistare l'amore di Giasone, disposta anche ad uccidere i suoi stessi figli per vendicarsi di lui?

Christa Wolf scava nel mito, trova fonti antecedenti al mito di Euripide, riscrive la storia di Medea e ci consegna un racconto che ha davvero poco in comune con la storia che conosciamo. In un racconto corale, da qui il sottotitolo Voci, in cui a narrare non troviamo solo Medea, ma anche Giasone stesso, Acamante, Glauce, Leuco, Agameda, scopriamo cosa si nasconde dietro la vita di Medea, dietro il suo arrivo a Corinto.  La donna che scopriamo ha davvero poco dell'assassina di cui abbiamo sempre letto, è semplicemente straniera, è indipendente, non disposta ad adeguarsi alle regole di Corinto. E' troppo audace, troppo intelligente, fa troppe domande e scopre troppo. Scopre anche il segreto che per anni è rimasto sepolto sotto le mura di Corinto. Sarà quel segreto, insieme al suo coraggio e alla sua onestà, a condurla ad un triste epilogo.

Secondo la rielaborazione della Wolf, Medea non è la storia di un assassina, di una donna che pazzamente gelosa arriva a uccidere il sangue del suo sangue. Piuttosto Medea è la storia di una straniera, una donna che dalla selvaggia Colchide ha portato con sè una cultura e delle tradizioni che a Corinto non vengono compresi, che addirittura incutono timore. Medea è il racconto di una mancata accettazione, della paura del diverso che da sempre ha portato gli uomini a giudicare, a pesare le vite altrui,  a volte anche a distruggerle.

Christa Wolf scrive con una eleganza fuori dal comune; il racconto ha in generale un tono che trae molto dal mito ma che allo stesso tempo è moderno e attuale. I temi messi al centro del racconto sono anch'essi estremamente attuali. Nonostante sia stato scritto nei primi anni '90 e abbia per protagonista una figura della mitologia greca, il libro è di una modernità che stupisce. Medea è la dimostrazione di quello che accade quando due culture diametralmente opposte si incontrano, quando quell'incontro però non genera un arricchimento, ma solo paura, rancori e invidie. Medea paga per il suo essere così diversa, paga per quello e per il segreto che porta alla luce. Ma paga principalmente il suo essere opposta alla figura di donna tipica della Corinto dell'epoca. 

La popolazione di Corinto si sente allo stesso tempo attratta e spaventata da quella donna che conosce la medicina, che è una brava guaritrice, che cammina a testa alta per le strade della città, che discute e fa domande e cerca risposte. Ma per quanto coraggiosa sia, Medea non può combattere un'intera società che la guarda con sospetto, che la accusa di crimini che non ha commesso, che la costringe ad abbandonare tutto quello che aveva costruito. Il continuo contrapporsi tra passato e presente, la voce di Medea che si erge fortissima su tutte le altre, il racconto incrociato di chi l'amava e di chi invece la odiava così tanto, tutto questo crea un mosaico che porta alla luce la vera identità di questa donna.

E' Medea stessa a rendersi conto del pericolo, ed è straziante rendersi conto che non potrà nulla contro le calunnie. Ormai è deciso, sarà lei a pagare per colpe non sue. La storia di Medea rielaborata dalla Wolf è sicuramente particolare, ricca di spunti di riflessione sulle donne, sul mito stesso, sul diverso e lo straniero, anche su noi stessi. Delicato e dirompente, questo libro spinge a riflettere anche sul rapporto tra bene e male, sulle dinamiche del potere, sul timore di approcciarsi al diverso, a qualcosa che sembra barbaro e straniero. Medea restituisce valore e dignità ad una donna colpevole semplicemente di aver amato, di essere stata libera e di essere rimasta fedele a sè stessa. Buona lettura. 

"Su questo disco che chiamiamo terra non esistono più, mio caro fratello, altro che vincitori e vittime."

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