I margini e il dettato di Elena Ferrante

Buona giornata cari Lettori! Oggi parliamo finalmente dell'ultimo lavoro di Elena Ferrante che torna in libreria con un breve saggio su scrittura e dintorni.

I margini e il dettato è composto da quattro testi inediti, tre lezioni che la Ferrante ha scritto in occasione delle Umberto Eco Lectures e un quarto saggio composto invece per la chiusura del convegno degli italianisti su Dante. I primi tre parlano nel dettaglio di scrittura, di cosa significhi avviare un processo creativo, di cosa si intenda per scrittura e di quanto quello che leggiamo influenzi poi quello che scriviamo. 

Leggere questo breve saggio è stato esattamente come fare una passeggiata all'interno della mente di Elena Ferrante. I primi tre testi in particolare parlano di lettura e scrittura, della "vita vera" a cui tutti gli scrittori vogliono attingere quando scrivono, di scrittura maschile e scrittura femminile, di quanto quest'ultima deve ancora lottare per emergere in un mondo i cui connotati restano maschili. 

Attingendo a esperienze personali e a racconti d'infanzia e adolescenza, la Ferrante ripercorre quello che per lei significa scrivere, il processo creativo che ha portato alla nascita di alcuni tra i romanzi più belli degli ultimi anni. Una delle cose che ho amato di più leggere è stata lo sviluppo dell'idea alla base de l'Amica geniale, l'ispirazione nel creare Lila e Lenù, lo sforzo nel tentare di raccontare un rapporto tra donne con parole che siano di donne. Partendo da una poesia di Emily Dickinson, la Ferrante affronta il discorso della scrittura al femminile, il testo dei tre che più mi ha colpita per la sua onestà.

"La stregoneria fu impiccata, nella Storia,

ma la Storia e io

troviamo tutta la stregoneria che serve

intorno a noi, ogni giorno."

Per anni l'universo letterario è stato scritto, fatto e interpretato da uomini. Oggi le cose sono cambiate, ma la Ferrante riesce a spiegare molto bene quanto il "male gaze", lo sguardo maschile, ancora influenzi la scrittura delle donne e le impedisca di essere vera al 100%. Vi lascio un breve estratto che racchiude parte del suo pensiero:

"Una donna che vuole scrivere deve vedersela inevitabilmente non solo con l'interno patrimonio letterario di cui si è nutrita e in virtù del quale vuole e può esprimersi, ma col fatto che quel patrimonio è essenzialmente maschile e per sua natura non prevede frasi vere femminili. Questo io femminile nutrito di scrittura maschile ha dovuto anche introiettare che le spettava - le era consona - una scrittura di donne fatta per donne, di per sè minore proprio in quanto scarsamente frequentata dai maschi, anzi da loro ritenuta cosa di femmine, cioè inessenziale...La scommessa è imparare a usare con libertà la gabbia dentro cui siamo chiuse."

Non si parla solo di scrittura femminile ovviamente, in queste poche pagine la Ferrante riesce a sviscerare il mondo della lettura e della scrittura mettendo nero su bianco quella che è la sua esperienza personale. Svela i retroscena che si nascondono dietro alcuni dei suoi personaggi più riusciti, semplicemente si racconta, con estrema onestà, permettendoci di dare uno sguardo alla sua mente di scrittrice. Davvero bellissimi. Buona lettura!

"Scrivere è entrare ogni volta in uno sterminato cimitero dove ogni tomba attende di essere profanata. Scrivere è accomodarsi in tutto ciò che è stato già scritto e farsi, nei limiti della propria vorticosa, affollata individualità, a propria volta scrittura. Scrivere è impadronirsi di tutto quanto è già stato scritto e imparare pian piano a spendere quella enorme fortuna."

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