Romolo il primo re, l'epopea di Roma e del suo fondatore

"O Giove, assistimi mentre fondo, e tu, padre Marte, e tu, madre Vesta, osservatemi tutti, o dei che è giusto invocare!"
A queste parole, pronunciate da Romolo, segue lo scavo del solco primigenio della città di Roma: 21 aprile 753 a.C. 
Siamo sulle Alture del Palatino e assistiamo, nell'atmosfera che anticipa la grandiosità di un impero che lascerà un segno indelebile nella storia dell'umanità, alla fondazione della Città Eterna.  
Come spesso accade l'aura leggendaria splende più della sfida primordiale e il mito della fondazione di Roma dimentica quel mondo fatto di lotta per la sopravvivenza e continua sopraffazione che ha segnato l'epoca e ci viene invece raccontato nel romanzo "Romolo il primo re" di Franco Forte e Guido Anselmi, edito Mondadori.

Un racconto godibile e profondamente umano di una vicenda ricostruita in una dimensione narrativa avventurosa e in cui si fondono storia e mito. 
Incontriamo per prima Rea Silvia, la madre dei gemelli. Romolo e Remo vengono concepiti nell'impossibile parentesi di un amore clandestino il cui futuro viene ingioiato in un vortice di ossessiva violenza e brama di potere. Loro stessi sono figli di una terra aspra e brutale, dove gli dei, seppur estranei alle vicende mortali, le condizionano suggellandone le fasi principali. La ricostruzione dei luoghi e della vita del tempo rendono apprezzabile un romanzo fatto di terra e sangue, sudore e fatica, morte e rinunce per una gloria più grande, quella di Roma.
Il sogno di Romolo prende forma sulla morte di Remo. Impossibile la convivenza tra i due. 
Il lettore viene spinto, sin dalle prime pagine, a preferire lui: il primo re è Romolo. Leggenda e storia ce lo tramandano, ma qui il fondatore di Roma assume i contorni ben definiti di un uomo designato dagli uomini ancor prima degli dei. 

Al lettore Remo appare subito, sin da giovanissimo, più avventato e attaccabrighe; uno "scavezzacollo" che se nella fase adolescenziale si è quasi portati a perdonare con un sorriso, in quella successiva sviluppa appieno la sua indole violenta, indisciplinata, espressione di quella primordiale brama di potere e dominio maturate in una profonda e sempre più accesa competizione con il gemello. Insomma Remo è un modello della comune crudeltà diffusa e non arginata dal buon senso.  In continua competizione con il suo gemello, mentre Romolo cerca di difenderlo, salvandolo da se stesso e dagli altri, lui trasforma il suo istinto a proteggerlo (gli stessi genitori gliene affidano costantemente la salvaguardia) in rancore e astio. E voglia di rivincita. Appare chiaro sin da subito che lui è migliore e Remo soffre di questo. 
Romolo è infatti il suo contrario. Più avveduto, maturo, riflessivo, paziente, saldo in quel senso di lealtà e giustizia che lo portano a essere il designato. Una figura quasi cavalleresca per quanto possa apparire anacronistica in un'epoca come quella in cui è avvenuta la fondazione dell'Urbe. Romolo, feroce e spietato con nemici e traditori, ha comunque una visione lungimirante e a tratti moderna della società civile, visione che poi si scontra con i limiti della necessità e l'abilità manipolatrice di personaggi più ambiziosi di lui. Prima di ogni cosa, per lui c'è Roma. Tutto si fa per la gloria di Roma.  

Pur avendo infatti forti rigurgiti di orgoglio, da cui è totalmente accecato il fratello, non è obnubilato dalla brama di potere, ma solo dalla volontà che prende piede e matura in lui di fondare la sua città. Remora, la città di Remo, non esiste se non nelle sue ambizioni distorte. Gli dei sorridono a Romolo. Nascerà quindi Roma.
Sul sangue di Remo, che Romolo uccide per non esserne a sua volta ucciso, si svilupperà la città di Roma. Romolo sarà re e questo Acca Larenzia, sua madre adottiva non glielo perdonerà mai.  
Nascerà comunque da Romolo la stirpe destinata a segnare gli albori di una delle civiltà più importanti della storia. 

Le pagine si aprono con le vicende di Rea Silvia, la madre dei gemelli. E incontriamo quindi in questo percorso storico mitologico: Numitore il re di Alba Longa; Amulio il crudele fratello usurpatore; la lupa che salverà i gemelli, diversa da quella tramandata dalla tradizione; Faustolo e sua moglie Acca Larenzia. La fondazione di Roma è solo l'inizio perchè arriveremo alla guerra con Tito Tazio, successiva al ratto delle sabine, una sorta di pacifica integrazione per la quale Romolo rischierà la distruzione di Roma. 

Il finale, più leggero, è quasi una necessità al tributo umano di lotte e sangue già versato. 

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