Jane Toppan, la storia dell'infermiera avvelenatrice seriale



Autrice di almeno trentuno delitti è passata alla storia delle serial killer con il nome di Jane Toppan
In realtà si chiamava Honora Kelley e nacque a Boston, nel Massachusetts, nel 1857. Figlia di immigrati ebrei, aveva due sorelle, Delia Josephine e Nellie (quest'ultima venne confinata in un istituto perché colpita da pazzia).
Ancora piccola, rimase orfana di madre. Dopo un primo periodo in cui di lei si occupò il padre, un sarto irascibile con problemi di alcool e sul quale circolavano strane leggende, l'uomo portò Honora (all'epoca aveva sei anni) e sua sorella Delia (di otto anni) in un orfanotrofio. Pur non essendoci tracce documentate circa la loro permanenza nell'istituto, ve ne sono invece sulle loro condizioni quando arrivarono lì: sciatteria e trascuratezza insieme al sospetto di abusi da parte del padre. 
La ritroviamo poi al servizio della signora Ann C. Toppan a Lowell. E anche se non venne mai adottata ufficialmente, prese il cognome della famiglia presso cui lavorava, divenendo Jane Toppan. Non si sposò e non ebbe figli (circostanza che la portò ad ammettere, una volta scoperti i suoi crimini, che non avrebbe mai ucciso se fosse stata madre). Si racconta anche che invidiasse la figlia della signora Toppan, Elizabeth, perché sapeva che un giorno si sarebbe sposata.
E proprio per Elizabeth continuò a lavorare quando quest'ultima si sposò, dopo la morte della madre, con Oramel Brigham. Aveva quasi trent'anni quando lasciò i Brigham. Nel frattempo si compiva anche il destino della sorella che, rimasta nell'istituto fino al 1868, prima lavorò come serva, poi finì per strada a fare la prostituta, morendo alcolizzata e in squallide condizioni. 
Per Jane, invece, cominciò il percorso di infermiera del Cambridge Hospital. Qui, parallelamente, iniziò anche il suo percorso di omicida seriale, usando i pazienti come cavie umane. Su di loro, infatti, sperimentava gli effetti della morfina e dell'atropina. Alterava le dosi prescritte per vedere i loro effetti sul sistema nervoso. Da quello che si racconta di lei, sembra che trascorresse molto tempo con i pazienti, faceva perdere loro conoscenza servendosi di altre medicine, ma non è chiaro se ne abusasse sessualmente. Di sicuro ne uccise diversi. Commise anche alcuni furti, facendo bene attenzione a non destare sospetti. Il suo carattere gioioso le fruttò l'appellativo di "Jolly Jane", i colleghi la descrivevano come pettegola e con una strana passione per le autopsie. 
Raccomandata da due dottori del Massachusetts General Hospital, nel 1889 divenne capo delle infermiere della prestigiosa struttura ospedaliera dalla quale fu espulsa subito dopo per ritornare al Cambridge. Anche da qui fu allontanata subito dopo perché prescriveva oppiacei in maniera sbagliata. 
Abbandonata la carriera ospedaliera divenne infermiera privata. Da qui, precisamente dall'anno 1895, aumentarono i delitti, alternati a furti. Avvelenò Israel Dunham, proprietario terriero; uccise la moglie e con una dose di stricnina ammazzò anche Elizabeth Brigham, ottenendo poi dal marito Oramel il suo orologio e la catenina d'oro, fingendo che lei glieli avesse donati in punto di morte. Li vendette poi come pegno. 
Gli omicidi proseguirono fino al 1901, un arco temporale durante il quale uccise Myra Conners con la stricnina, perché occupava un'alta carica in una scuola teologica che Jane desiderava; fu poi licenziata dalla stessa carica per irregolarità finanziarie. Durante questo periodo interruppe la catena omicida, avvelenando poi Melvin ed Eliza Beedle, senza ucciderli. Entrambi ebbero una malattia gastro-intestinale. Avvelenò quindi Mary Sullivan, la loro governante, anche in questo caso, senza ucciderla. Voleva prendere il suo posto, per questo fece ricadere la causa del malanno sulla sua abitudine a bere, e ci riuscì. Uccise ancora, stavolta una donna di nome Mary "Mattie" Alden, forse spinta dal fatto di doverle dei soldi per l'affitto.
Nello stesso periodo si spostò nel Cataumet con Alden Davis e la sua famiglia per prendersi cura di lui. Meno di una settimana dopo appiccò un incendio che fu subito domato; pochi giorni dopo ne appiccò un altro e uscì di casa come se nulla fosse. Alcuni amici di Davis notarono il fumo e si precipitarono a spegnere il fuoco. Trascorse un'altra settimana e appiccò un terzo incendio che fu spento in tempo. Nel luglio del 1901 avvelenò la figlia di Davis, provando a far passare l'omicidio come suicidio. Meno di due settimane dopo uccise Alden Davis.
Nell'agosto dello stesso anno il suocero di Minnie Gibbs, capitano della polizia, ordinò un esame tossicologico sul corpo di quest'ultima. Il risultato mostrò che la donna era stata avvelenata. La polizia si mise quindi sulle tracce di Jane che fu arrestata nell'ottobre del 1901 e incarcerata a Barnstable. Si dichiarò innocente davanti alla corte. Successivamente furono riesumati anche i corpi di Mattie e Davis e a dicembre le vennero attribuiti ufficialmente quattro delitti. Lei si dichiarò nuovamente innocente. Fu dal 1902 che confessò undici omicidi. La sua ambizione era quella di uccidere più di ogni altro uomo o donna che fosse mai vissuto.
Confessò anche di sentirsi eccitata sessualmente nel salvare pazienti vicini alla morte per poi ucciderli. Il 31 marzo sui giornali apparve la notizia che gli esperti in psicologia l'avevano dichiarata insana. Alla fine del processo, tre mesi dopo, fu dichiarata colpevole in quanto insana di mente e venne internata a vita nel Tauton Insane Hospital.
Ossessionata dall'idea di essere avvelenata dalle guardie arrivò a rifiutare il cibo. Fece amicizia con la moglie del carceriere che la credeva innocente. Nonostante il peggioramento delle sue condizioni mentali non diede mai problemi.
Poco dopo il processo sul New York Journal uscì la notizia che la Toppan aveva confessato al suo avvocato almeno trentuno omicidi.
Rimase a Tauton per il resto della sua vita. E qui morì il 17 agosto del 1938, all'età di 81 anni.


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