[A differenza che nei racconti, la vita vera, quando è passata, si sporge non sulla chiarezza ma sull'oscurità.] Storia della bambina perduta di Elena Ferrante

Buona giornata cari Lettori e buon inizio settimana! Oggi torniamo a parlare di Elena Ferrante con  l'ultimo capitolo della sua saga. Vi avviso del fatto che nella recensione ci saranno degli spoiler quindi, se non avete ancora letto la serie, fuggite!

Storia della bambina perduta è l'ultimo capitolo della tetralogia di Elena Ferrante che, con questo volume, conclude una delle serie più belle e intense pubblicate negli ultimi anni. Il romanzo si concentra sulle ultime due parti rimaste della vita di Lila e Lenù: maturità e vecchiaia. E' dalla maturità, che costituisce la parte più corposa del romanzo, che partiamo. Lila e Lenù sono due donne adulte ormai, si sono costruite delle vite molto diverse tra loro, hanno vissuto esperienze, sono madri, sono lavoratrici, in modo diverso hanno ottenuto successo entrambe. Ma il rione, il luogo in cui sono nate e che le ha segnate per sempre, è rimasto sempre lo stesso e ancora una volta le risucchia nel suo vortice di vita.

In Maturità assistiamo a dei cambiamenti profondi in entrambi i personaggi. Lenù ha lasciato il marito e con le figlie è tornata a Napoli per stare insieme a Nino, il suo amore da adolescente che finalmente si è tramutato in un amore reale. Lila invece continua a vivere al rione, da dove dirige un'azienda tutta sua; è riuscita a guadagnarsi il rispetto del rione e a tenere lontano dai suoi affari di imprenditrice i fratelli Solara. La storia di queste due donne riprende esattamente da questo punto, un punto di svolta, un nuovo inizio per entrambe che le vede di nuovo vicine a condividere gioie e dolori.

La Ferrante ci ha abituati ad uno stile ricercato, elegante, estremamente scorrevole ed allo stesso tempo profondamente evocativo. In un paio di frasi riesce a ricondurci a Napoli, al rione, insieme a Lila e Lenù. Un capitolo e ci ritroviamo di nuovo catapultati nelle loro vite, circondati dai loro sentimenti, avvinti da una spirale di eventi senza fine che ci portano a leggere, leggere sempre di più fino ad arrivare all'ultima pagina e a sentirci vedovi di un racconto che, come pochi, è riuscito ad entrarci nell'anima.

Ero molto curiosa di sapere come avrebbe concluso la sua storia, ero curiosa ma allo stesso tempo spaventata perchè non volevo davvero lasciare andare Lila e Lenù. Sono diventate familiari, quasi due amiche, due presenze conosciute che per un po' di tempo hanno abitato anche la mia mente. Posso affermare senza alcuna esitazione che con questo volume l'autrice ha saputo concludere degnamente una delle serie più belle di sempre. Non sono rimasta delusa, anzi ancora una volta la bellezza del racconto e la sua profonda onestà mi hanno permesso di apprezzarlo moltissimo.

Forse, e dico forse perchè non ne sono sicurissima, Maturità è il pezzo che ho preferito di più tra tutti i romanzi. L'amicizia tra Lila e Lenù, quella che è da sempre al centro del racconto della Ferrante, in questo romanzo acquisisce qualcosa in più. Diventa un legame ancora più stabile, ancora più forte, vuoi per la vicinanza vuoi per gli eventi che entrambe si trovano a fronteggiare.

Tutti i personaggi di questo racconto, che forse è anche un po' corale, mi resteranno sempre nel cuore.  Chi più, chi meno è riuscito a colpirmi in qualche modo; probabilmente perchè l'autrice è così brava a descriverli, a caratterizzarli, che mi sembra quasi che prima o poi potrei incontrarli per strada. Per non parlare poi di Lila e Lenù, due bambine, due ragazze, due donne così diverse ma legate da un sentimento che non si può spiegare. L'una l'amica geniale dell'altra, perchè è così che io ho interpretato il loro rapporto. Lenù senza Lila non sarebbe diventata quella che è, e Lila non avrebbe potuto affrontare tutto quel dolore e quell'amarezza senza Lenù che le guardava le spalle.

In Vecchiaia tutto si conclude, tutto prende forma. La loro infanzia, il percorso di vita che prima le allontana e poi le riavvicina; l'amore, la gioia, i figli, il dolore, la perdita e il rimpianto per tutto quello che sarebbe potuto essere ma non è stato e non sarà mai. C'è tutto questo e molto altro ancora in questo libro, una cacofonia di voci e di emozioni. La tetralogia di Elena Ferrante mi ha tenuta incollata alle pagine per un lungo periodo, ho cercato di gustarmela pian piano ma quando inizi un libro della Ferrante non riesci a smettere di leggere. La magia che ho assaporato, le emozioni che mi ha lasciato sono indimenticabili e le porterò con me per sempre.

Vi invito caldamente a leggere questa serie, vi assicuro che vi perderete in un racconto che non vi darà pace fino a che non leggerete l'ultima pagina. Non credo di essere abbastanza brava per rendere giustizia a questo libro, ma spero di avervi trasmesso un pò di quella magia, un po' di amore per la lettura e i libri, proprio come quello che la Ferrante trasmette. Io resto un altro po' ferma lì, insieme a Lila e Lenù, a sfogliare per l'ennesima volta un piccolo volume lacero di Piccole Donne e a sognare di  cambiare il mondo. Buona lettura! 

"C'entriamo sempre e soltanto noi due: lei che vuole che io dia ciò che la sua natura e le circostanze le hanno impedito di dare, io che non riesco a dare ciò che lei pretende; lei che si arrabbia per la mia insufficienza e per ripicca vuole ridurmi a niente come ha fatto con se stessa, io che ho scritto mesi e mesi e mesi per darle una forma che non si smargini, e batterla, e calmarla, e così a mia volta calmarmi."

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