La doppia leggenda di Pan & Siringa e Apollo & Dafne

Oggi parliamo dei miti greci di Pan e Siringa e Apollo e Dafne.
Il secondo è sicuramente il più noto tra i due, ma come avrete modo di leggere, trattano analoghe vicende, narrate da Ovidio nelle sue Metamorfosi.
Le due protagoniste femminili infatti, in entrambi i casi, per sottrarsi alle insistenti profferte amorose di due divinità, si tramutano in altro. Entrambe seguaci di Diana, entrambe finiscono per invocare una "metamorfosi" appunto, che le porta ad assumere sembianze di vegetazione. 
Partiamo dalla vicenda di Pan e Siringa.

Pan, il dio del mondo dei pastori, metà uomo e metà capro, era figlio di Ermes e della ninfa Driope (per altri sarebbe stato figlio di Zeus e Penelope). Il dio si innamorò, manco a dirlo, di Siringa, ninfa seguace di Diana. Ma naturalmente le sue profferte non potevano che essere respinte da una ninfa legata alla vergine dea cacciatrice.

E un giorno, mentre Siringa, per sfuggirgli, scappava nei pressi di una palude fino alla sponda del fiume Ladone, vedendosi raggiunta, invocò le Naiadi che la mutarono in canne palustri. Nel momento stesso in cui Pan pensò di aver raggiunto la ninfa, si imbatté in un fascio di canne che, mosse dal vento, mandavano un suono delicato. Allora il dio prese le canne e le utilizzò per costruire uno strumento musicale: la siringa.
Nella vicenda di Apollo e Dafne tutto cominciò invece per un "dispetto" di Cupido.
Dopo aver ucciso il serpente Pitone, Apollo si sentì particolarmente fiero di sé. Si vantò della sua impresa con Cupido, dio dell’Amore, sorridendo del fatto che anche lui portasse arco e frecce, ed affermando che quelle non sembravano armi adatte a lui. All'ira di Cupido seguì subito la sua vendetta: colpì Apollo con la freccia d’oro che faceva innamorare, e la ninfa, di cui sapeva che Apollo si sarebbe invaghito, con la freccia di piombo che faceva rifuggire l’amore. Un modo per dimostrare di cosa fosse stato capace di fare con il suo arco e le sue frecce. 
Apollo, non appena vide la ninfa Dafne, figlia del dio-fiume Peneo, se ne innamorò. Anche in questo caso, sebbene la fanciulla avesse rifiutato l’amore già da prima, dedicandosi piuttosto alla caccia come seguace di Diana, essendo stata colpita dalla freccia di piombo di Cupido, quando vide il dio, cominciò a fuggire motivata ulteriormente dagli effetti della freccia. 

Apollo iniziò allora ad inseguirla, elencandole i suoi poteri per convincerla a fermarsi, ma la ninfa continuò a correre, finché, ormai quasi sfinita, non giunse presso il fiume Peneo. Qui chiese al padre di aiutarla facendo dissolvere la sua forma. Dafne si trasformò così in albero d’alloro prima che il dio riuscisse ad averla. Apollo decise di rendere questa pianta sempreverde e di considerarla a lui sacra: con questa avrebbe ornato la sua chioma, la cetra e la faretra; ed inoltre, d’alloro sarebbero stati incoronati in seguito i vincitori e i condottieri.

Il pieno significato dei miti greci sta nel risvolto di ogni vicenda.
In questi due miti in particolare, dal rifiuto di Siringa nasce uno strumento musicale dal suono dolce e delicato; da quello di Dafne il simbolo della vittoria e della gloria. Come se l'amore, in qualsiasi caso non potesse assolutamente perdersi, ma solo, semplicemente e naturalmente, mutare in altra bellezza. 

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