La perfida marchesa di Brinvilliers, spietata avvelenatrice del seicento

Il suo nome riconduce, irrimediabilmente, all'eclatante caso di avvelenamenti che sconvolse la corte del re Sole e passato alla storia come "l'affare dei veleni". La Marchesa di Brinvilliers, spietata avvelenatrice seriale, nacque a Parigi il 22 luglio 1630.

Marie-Madeleine-Marguerite d'Aubray era la figlia primogenita di Antoine Dreux d'Aubray, alto funzionario della città di Parigi e dell'amministrazione reale. All'età di 21 anni sposò Antonio Gobelin de Brinvilliers, giovane maitre in camp del reggimento di Normandia e figlio di un presidente della Camera dei Conti.

La marchesa aveva una figura e una fisionomia graziose ed era molto ricercata negli ambienti aristocratici.

Dopo i primi anni di matrimonio divenne l'amante di Godin, detto Sainte-Croix, amico del marito e capitano di cavalleria nel reggimento di Tracy.

Il padre della marchesa venne a conoscenza della relazione e intimò alla figlia di interromperla subito. Niente affatto intimorita dalle minacce paterne lei proseguì nella sua tresca.

Allora nel 1663, Antoine Dreux d'Aubray denunciò Sainte-Croix che fu internato nella Bastiglia. Qui il Sainte-Croix incontrò un certo Exili o Exilé, chimico della regina Cristina di Svezia, esperto nei veleni sottili, che gli insegnò a manipolare potentissimi veleni. Una volta uscito, insieme a Exili, riprese la sua relazione con la marchesa, presso la cui casa, oltre che nella sua dimora, continuò gli studi sui veleni.

Nel frattempo la marchesa aveva giurato e tramato vendetta nei riguardi del padre. L'amante la istruì sull'uso dei veleni e così ebbe inizio la sua carriera di assassina seriale. E per primo uccise proprio il padre (nel febbraio 1666) mentre inginocchiata ai suoi piedi per chiedergli perdono gli faceva ingoiare il veleno. Ma arrivò a fare anche di peggio. Si racconta che per sperimentare i veleni presso l'Hotel-Dieu (ospedale) distribuisse biscotti avvelenati che portarono alla morte entro un tempo calcolato molti ammalati. Prese anche a servizio una bambina come aiutante di camera sulla quale sperimentava i veleni. Non la uccise, ma la lasciò menomata a vita.

Intanto la morte del padre della marchesa non aveva suscitato alcun sospetto e il figlio gli era succeduto nell'incarico pubblico. Anche in questo caso la marchesa aveva tentato un avvelenamento, servendosi di un cameriere appartenuto a Sainte-Croix, ma il veleno nel vino aveva un sapore così amaro che il fratello non lo aveva bevuto. All'accadimento fu data una spiegazione che risultò credibile e nessuno si insospettì neanche in questo caso. Due anni dopo, a una cena, il figlio di Aubrey, il fratello e sei ospiti morirono. L'autopsia svelò la causa, ma nessuno pensò alla sorella. Exili, il criminale che aveva istruito il Sainte-Croix, scappò dalla Francia e venne arrestato il marchese di Brinvilliers con l'accusa di tramare contro gli Aubrey.

La marchesa e il cavaliere furono liberi di continuare ad agire, ma quest'ultimo temeva fortemente l'indole malvagia della donna.

Nel suo laboratorio segreto il cavaliere stava preparando veleni molto potenti, al punto che doveva usare una maschera di vetro per non morire. Quando nel 1672, durante uno dei suoi esperimenti, il Sainte-Croix morì, si scoprì in casa sua una cassetta piena di veleni, indirizzata alla sua amante, e una obbligazione di 30.000 lire firmata dalla marchesa poco tempo dopo la morte di uno dei suoi fratelli.
La marchesa fuggì. Fu condannata in contumacia alla decapitazione. Scoperta la sua presenza a Londra, il 19 novembre 1672 Colbert diede l'ordine di farla arrestare. Ma la sua estradizione andò tanto per le lunghe che la marchesa ebbe tutto il tempo di rifugiarsi nei Paesi Bassi spagnoli. Fu arrestata a Liegi soltanto il 15 marzo 1676. Condotta a Maestricht sotto buona custodia, tentò di suicidarsi. A Parigi negò ogni accusa. Ma a Liegi fu sequestrata una confessione firmata di lei in cui si dichiarava colpevole dei fatti dei quali era accusata e di molti altri delitti e corruzioni.
Sottoposta a nuovo interrogatorio, confessò infine i suoi delitti e denunciò un gran numero di complici, fra i più alti personaggi della magistratura.

Addirittura furono ritrovate le sue memorie, dove vi era la descrizione di tutti i crimini e della sua natura viziosa.

Condannata alla decapitazione, fu giustiziata il 16 luglio 1676 sulla piazza di Grève, in mezzo a una grande folla di curiosi. Diede prova di grande fermezza, la sua morte ebbe un aspetto così edificante che il popolo che prima l'aveva odiata la considerò come una santa e si disputò le sue ceneri. Madame de Sévigné, che aveva assistito all'esecuzione dalla finestra di una casa presso il parco di Notre Dame ne fa una descrizione in molte sue lettere parlando della fermezza dell'accusata.


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