La memoria rende liberi di Liliana Segre

Buona giornata cari Lettori! Come state? Io sono sempre super indaffarata tra lavoro, blog e impegni vari, ma il tempo per la lettura non manca mai. Oggi parliamo di uno degli ultimi libri che ho letto incentrato su un tema che mi interessa sempre molto.

La memoria rende liberi è un libro di Liliana Segre scritto in collaborazione con Enrico Mentana. Liliana Segre è un'attivista e politica italiana conosciuta principalmente per il suo lavoro di testimonianza in qualità di sopravvissuta della Shoah. Deportata ad Auschwitz nel 1944 insieme al padre, Liliana vivrà a soli 13 anni gli orrori della guerra ma sopratutto dei campi di concentramento nazisti. Sopravvissuta ad almeno 3 selezioni dei nazisti, Liliana affrontò anche la terribile marcia della morte. Finalmente, mentre si trovava nel campo di Malchow, arrivò la fine di quell'orrore quando il campo venne liberato dalle forze militari americane.

Ma non era finita lì. La parte più difficile, forse ancora più difficile delle esperienze vissute nel campo, fu continuare a vivere con la consapevolezza e il ricordo di quello che era accaduto, della crudeltà, dell'odio e delle torture che aveva subito e a cui aveva assistito. Il ritorno a casa senza il papà Alberto e i nonni morti ad Auschwitz fu terribile. Liliana visse un periodo di profonda depressione e solitudine, nessuno voleva ascoltare quello che aveva da dire, nessuno voleva sapere quello che era accaduto nei campi. Così Liliana si chiuse in sè stessa, mise da parte i ricordi e si sforzò di dimenticare rifiutandosi di parlare di quello che le era accaduto. Solo molti anni dopo, ormai adulta, moglie e madre, decise di far sentire anche la sua voce, la testimonianza della sua sopravvivenza all'odio.

Ho letto tantissimi libri, sia romanzi che saggi e moltissime biografie, che parlano della Shoah, che riportano testimonianze di sopravvissuti e che illustrano nel dettaglio gli orrori dei campi. Si potrebbe dire che ormai sono quasi abituata a leggere libri del genere ma la testimonianza di Liliana Segre mi ha colpita profondamente. Non so se sia perchè si tratta di un personaggio che negli anni abbiamo imparato a conoscere bene, oppure perchè quest'anno ho visitato il complesso di Auschwitz-Birkenau durante un viaggio in Polonia e leggendo sono andata a riguardare le foto della visita e mi sono resa conto di aver camminato e di essere entrata dove Liliana probabilmente si trovava in quel lontano 1944.

So solo che, rispetto ad altri libri spesso anche molto più crudi che ho letto sul tema, stavolta mi sono trovata molto più coinvolta nel racconto. La storia della Segre è quella di milioni di altre persone, è la storia di come spesso l'odio e il male sono più vicini di quanto crediamo, dietro l'angolo pronti a scatenarsi al primo segnale. Perchè gli orrori della Shoah non sono stati solo opera dei nazisti, non è stato solo Hitler, ma anche tutti gli altri milioni di persone che hanno collaborato, che guardavano e restavano in silenzio, che si mostrarono indifferenti e preferirono far finta di niente. 

Questa è la chiave di lettura del libro: l'indifferenza. E' da lì che tutto è partito, la Segre dice che l'indifferenza è la radice di ogni male, perchè quando credi che una cosa non ti riguardi, non ti tocchi, è a quel punto che un po' della nostra umanità si perde e siamo disposti ad accettare quell'orrore che non dovremmo mai accettare.

La storia di Liliana Segre viene raccontata in questo libro attraverso 3 fasi: il prima, il durante e il dopo. Il dopo è probabilmente la parte meglio riuscita del libro perchè ci permette di capire fino a che punto una persona sopravvissuta a quegli orrori sia ormai irrimediabilmente segnata, marchiata nell'intimo esattamente come quel tatuaggio che le marchia il braccio. Penso che questo libro di Liliana Segre dovrebbe essere letto da tutti, fatto leggere sopratutto nelle scuole; troppo spesso sentiamo ancora persone minimizzare i fatti, addirittura c'è chi, nonostante le testimonianze e gli stessi resti dei campi che testimoniano quello che accadde, si rifiutano di credere, si rifiutano di credere all'orrore dei racconti.

E' un racconto che ci permette di capire perchè dobbiamo continuare a ricordare, per quanto il ricordo di quello che accadde sia doloroso. La memoria, il ricordo, hanno liberato la piccola Liliana prigioniera di Auschwitz e dell'odio e l'hanno resa la donna che è oggi. La memoria può liberare tutti noi, sopratutto liberarci dal pericolo che possa accadere di nuovo. Leggetelo, fatelo leggere ai vostri cari, ai vostri amici, consigliatelo, tenete vivo il ricordo.

" Indifferenza. Tutto comincia da quella parola. Gli orrori di ieri, di oggi e di domani fioriscono all'ombra di quella parola. La chiave per comprendere le ragioni del male è racchiusa in quelle cinque sillabe, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all'orrore."


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