I cani e i lupi di Irène Nèmirovsky

Buona giornata cari Lettori! Come state? A Maggio ormai inoltrato ci troviamo ancora incerti e poco addentrati in una fase due che, almeno per quel che mi riguarda, somiglia fin troppo alla fase uno. Ma passiamo ad argomenti decisamente più piacevoli e parliamo di una delle mie ultime letture.

I cani e i lupi è un romanzo di Irène Nèmirovsky, autrice francese di origine ebraica che, come probabilmente saprete, venne deportata ad Auschwitz e lì morì giovanissima a soli 39 anni. Questo è l'ultimo romanzo scritto dall'autrice e pubblicato in Francia nel 1940, solo due anni prima della sua morte. Anche stavolta al centro del racconto troviamo degli ebrei, in particolare una famiglia ebrea, i Sinner. Ada, solo bambina quando il racconto inizia, vive in uno dei sobborghi del ghetto ebraico di Kiev insieme al padre, al nonno, alla zia e ai cugini Ben e Lilla.

I Sinner sono una famiglia molto conosciuta e rispettata a Kiev, ma solo una parte della famiglia rappresenta il meglio della società ebraica di Kiev, i Sinner che vivono nella parte alta della città, ricchi banchieri che sono riusciti nella scalata sociale. La famiglia di Ada invece rasenta la povertà, non ha legami con quella parte della famiglia che li considera alla stregua di emarginati e che nulla vuole avere a che fare con loro. Un incontro casuale, quello con il piccolo Harry, rampollo della ricca famiglia, porterà Ada per la prima volta in contatto con quel mondo patinato che non ha mai conosciuto e daranno vita alla nascita di un'ossessione. Ada e Harry si incroceranno tante volte nel corso degli anni, quando ormai adulti entrambi vivono a Parigi conducendo vite sempre molto diverse ma che in qualche modo resteranno sempre connesse.

Mi sono ripromessa di leggere tutto quello che finora è stato pubblicato della Nèmirovsky, autrice che apprezzo moltissimo e che trovo davvero eccezionale sia per come scrive sia per quanto riesca ad essere fedele nella descrizione dei sentimenti e delle emozioni che albergano l'animo umano. E devo dire che questo romanzo non fa eccezione, l'autrice riesce a narrare di personaggi e situazioni che ancora una volta prendono spunto dal suo vissuto personale, ma ogni volta riesce a trovare una nuova chiave di lettura che rende il romanzo diverso, bello e terribile allo stesso tempo.

Con uno stile spesso semplice e scarno, l'autrice riesce però a toccare le corde più intime dell'animo del lettore e a trascinarlo nella storia di Ada, Harry e Ben, una storia quasi sempre drammatica, triste e dolorosa, solo a tratti illuminata da qualche sprazzo di felicità che arriva improvvisa e che altrettanto improvvisamente se ne va facendo ripiombare i personaggi nel buio di una vita difficile.

In questo romanzo al centro del racconto ci sono le origini, le radici, tutto quello che in un modo o nell'altro ci tiene ancorati al posto da cui veniamo. Per quanto Ada e Harry tentino di allontanarsi da quello che sono, dal loro essere ebrei, in realtà restano sempre vincolati alle loro origini, ai luoghi dove sono vissuti, alle loro famiglie, alle loro tradizioni. Ho trovato molto interessante il contrasto che emerge tra alcuni personaggi, i famosi cani e pupi, contrasto che si fa sempre più sottile verso la fine del romanzo in cui la Nèmirovsky emette la sua sentenza: per quanto tentiamo di allontanarci da quello che siamo nel profondo, non riusciremo mai a liberarci delle nostre radici. In effetti questo è esattamente quello che accadde anche a lei, cittadina francese, scrittrice apprezzata, ormai cattolica, che finisce in un campo di concentramento insieme a tutti gli altri ebrei.

I cani e i lupi è un romanzo doloroso, doloroso come solo la Nèmirovsky sapeva scriverne. La storia è amara, spesso crudele. L'infanzia dei personaggi è costellata di difficoltà e di drammi, e lo stesso sarà la loro vita da adulti nonostante i tentativi di affrancarsi. Leggere questo romanzo è stato come fare un viaggio, un viaggio nella vita dei personaggi ma anche in quella della stessa autrice; non credo ci sia qualcuno che abbia saputo come lei scrivere in questo modo, rimanendo legata alle sue origini, alla sua storia, ma traendo spunto anche dal nuovo. Chissà cos'altro ci avrebbe regalato se la sua vita non fosse stata interrotta così ingiustamente.

Il suo ultimo romanzo è meraviglioso, esattamente come tutti gli altri. Quel velo di nostalgia che pervade tutte le sue storie, la tristezza, il rimpianto, vi attanaglieranno il cuore, soffrirete con i personaggi, ma non è spesso questa la parte più bella, più vera della letteratura? Leggete la Nèmirovsky, non riuscirete più a farne a meno. Buona lettura! 

"Siamo una razza avida, affamata da così tanto tempo che la realtà non basta a saziarci. Ci occorre l'impossibile."



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