Attila: "Flagellum Dei" o fiero giustiziere?

Dove passa lui non cresce più l’erba.

Attila, re degli Unni“flagellum Dei”, un personaggio del quale pur scarseggiando i documenti storici in nostro possesso ci è pervenuto un ritratto ben preciso: quello di un barbaro feroce, sanguinario e terribile, accecato dalla brama di dominio e distruzione, un vero e proprio "flagello di Dio". Ai cristiani si deve tale appellativo. In Ungheria è un eroe nazionale. Qui, nel Kurultaj Festival, evento che celebra le radici nomadi e guerriere dell’Ungheria, rievocando a cavallo e in costume la conquista degli Unni di oltre mille anni fa, rivive il mito di Attila.

LA STORIA

Siamo nel 446 d.C. quando Attila uccide il fratello Bleda e diventa capo unico degli Unni, popolo barbaro proveniente dalla Siberia. 
Per anni tiene in pugno gli eserciti romani, giungendo fino alla soglia di Costantinopoli e costringendo l’Imperatore romano d’Oriente a ottenere la pace ad un prezzo altissimo. Nel 452 marcia verso Roma. Qui, proprio quando il suo impero ha ormai raggiunto la massima estensione, inspiegabilmente, si arrende e torna indietro. 
Muore, all'improvviso, poco tempo dopo.
Lo storico bizantino Prisco di Panio lo conosce personalmente facendo visita alla sua corte nel 448. È proprio lui a raccontarne la morte, avvenuta dopo il banchetto del suo ultimo matrimonio con una gota di nome Krimhilda: Attila ha una copiosa epistassi e muore soffocato. Con lui finisce un impero che unificava, la prima e unica volta nella storia, la maggior parte dei popoli barbarici dell’Eurasia settentrionale
Alla scoperta della sua morte i guerrieri esprimono il loro lutto tagliandosi i capelli e sfregiandosi con le loro spade: senza lacrime e lamenti femminili ma con il sangue degli uomini. La sua sepoltura è grandiosa. Il corpo viene deposto in una vistosa bara a pareti triple, ognuna con uno strato d’oro, argento e ferro, ripiena di tesori. Ancora una volta è Prisco a raccontare di una sepoltura che avviene durante una notte di novilunio. A scavargli la fossa sono gli schiavi, uccisi poco dopo dalle quattro guardie incaricate di sorvegliare il buon esito del funerale, eliminate a loro volta per mantenere il segreto assoluto sul luogo della sepoltura (secondo la tradizione religiosa unna, dovrebbe trovarsi prossima a un importante corso d’acqua). 
Come sempre curiosità e parallele ipotesi mutano in leggende. 

LE LEGGENDE

Nella leggenda nordica delle canzoni eddiche Attila è tiranno crudele, infido e avido di ricchezza, il barbaro sanguinario soprannominato "flagello di Dio"; nei poemi alto-tedeschi rivive invece l'immagine del saggio e mite sovrano pacifico che impugna le armi solo in difesa dei suoi protetti o della giusta causa.

Allo stesso modo è contornato di leggenda anche il motivo storico della sua morte. Nella forma settentrionale dell'antica saga nibelungica Attila muore ucciso durante la notte dalla consorte, che qui ha il nome di Gudrun. Ella vendica così la strage dei suoi parenti. Nella leggenda alto-tedesca invece, Attila sopravvive e Crimilde, che l'ha sposato dopo la morte di Sigfrido, vendica la morte del marito sui propri congiunti e sui loro vassalli e Attila diventa il mezzo di cui essa si serve per compiere la vendetta.

L'INCONTRO CON PAPA LEONE

Del celeberrimo incontro con Papa Leone sul Mincio non si registra che un accenno nelle cronache del tempo, mentre non compare affatto nel corpus epistolare dello stesso Papa. Leone convince il re degli Unni a ritirarsi e risparmiare Roma, circostanza che ai contorni miracolosi affianca l'ipotesi di un'epidemia di malaria. 
Mentre inizia la sua discesa in Italia viene fermato vicino Verona da Leone I che gli mostra la Croce [...] o il Papa lo avvisa della carestia e dell'epidemia dilaganti a sud del Po? 
Gli scavi della Villa romana di Poggio Gramignano, nel comune di Lugnano in Teverina (Terni) potrebbero confermare un'epidemia che avrebbe spaventato gli Unni, ipotesi suggerita da alcune ricerche di archeologi USA in un cimitero di bambini. 

Accanto alla scarsità di informazioni biografiche e storiche è nata e si è consolidata nei secoli tutta una serie di narrazioni leggendarie che ha reso il capo degli Unni l'archetipo del barbaro. 

Ad influire nel definire l'immagine di Attila è la fantasiosa narrazione di Ammiano Marcellino, che nel IV secolo, attingendo ad un già vasto e consolidato repertorio retorico, descrive gli Unni, senza averli mai visti, come una sorta di incrocio tra uomini, bestie e demoni. A questo immaginario si richiamano gli storici successivi, sempre senza avere conoscenza diretta degli Unni. 

La tradizione storica concernente Attila è molto ridotta in relazione all'importanza del re unno. Le fonti principali sono: Prisco, Prospero Aquitano, Idazio, Marcellino, Giordane, Sidonio, Landolfo; seguono altre fonti minori e indirette, che riguardano solo qualche particolare.

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