[Recensione]Lo strangolatore di William Landay



traduzione di Sabina Terziani
Pagine 512 – 12,90€
in libreria dal 21 marzo
Boston 1963. C’è tensione nell’aria. Agli angoli delle strade i venditori di giornali gridano titoli scioccanti, mentre nel sottobosco criminale della città è in corso una guerra senza esclusione di colpi tra gang. Ma la cosa più terrorizzante per i cittadini è il misterioso killer che ha già colpito dodici volte, e che passerà alla storia come lo Strangolatore di Boston. Per i tre fratelli Daley, figli di un poliziotto, il crimine è l’impresa di famiglia. È solo che si trovano su sponde diverse. Joe, il maggiore, è un poliziotto dai modi duri con un debole per le scommesse – belle donne e cavalli perdenti – e in rotta di collisione con il crimine organizzato. Michael, il mezzano, è un avvocato laureato ad Harvard alle dipendenze di un procuratore ambizioso. Ricky, il più giovane, è il fratello scavezzacollo, esperto scassinatore. Un giorno lo Strangolatore colpisce ciò che i tre hanno di più caro al mondo, costringendoli a prendere posizione, a guardare più a fondo nella rabbia omicida dell’assassino, nei terribili segreti di famiglia e nel mistero di una morte che li ha cambiati per sempre. Fino al punto in cui due misteri si scontrano rivelando una verità sconvolgente. 

Una lettura particolarmente forte. Pur non rientrando pienamente nel nostro genere, ci è piaciuto moltissimo. Poche le ‘scene forti, su 500 pagine, ma emblematiche della vicenda di cui si racconta e che è ispirata alla cronaca, fusa sapientemente al romanzo. L’atmosfera torbida, corrotta e maleodorante di quartieri, vicoli, locali, sembra non abbandonare mai il lettore, insieme all’essenzialità e al distacco narrativo che trapela nella lettura. E come se si leggesse un racconto di cronaca: essenziale, mirato ed efficace. Il libro è un magnifico affresco della Boston degli anni ’60 e regala uno spaccato realistico della situazione di allora, quando gang e malavita la facevano da padroni (con l’ausilio della polizia corrotta) tra scommesse clandestine, riciclo di denaro e la fantomatica corsa alla creazione di una nuova Boston. La vicenda dello Strangolatore si ‘scontra’ (e proprio il caso di dirlo) con la vita di tre fratelli (i Daley), ognuno dedito al suo mestiere e che finiscono per incrociare e fronteggiare, seppur in modi e tempi diversi, il crimine organizzato. Tre tipologie di uomini a confronto. A noi è piaciuto particolarmente il personaggio di Ricky, lo scassinatore che ha fatto del suo mestiere una filosofia di vita, ma ci siamo ritrovati molto in Michael che da avvocato, alla fine, contro ogni aspettativa, diverrà investigatore e giustiziere. Dopo l’ennesimo cadavere di donna, ritrovato oscenamente ucciso, il caso sembra essere risolto. C’è un colpevole, ma i fratelli Daley non ne sono convinti. E indagano sulla doppia pista dell’omicidio del padre e dello Strangolatore. È così che si ritrovano faccia a faccia con il mostro. La giustizia intanto ha già chiuso il caso. Il colpevole è stato identificato in un certo DeSalvo, che rimarrà, fino alla fine del romanzo, l’unico acclarato colpevole. La descrizione dei delitti, esaurite in poche battute fotografiche, è sconcertante. Il linguaggio è crudo, ma tutto fa parte del mondo marcio e meschino che si va a descrivere. 

VOTAZIONE:
Cinque Cuori
 Due sono i film che questo romanzo ci ha ispirato: Scarface (1983 - Brian De Palma) e The Departed (2006 - Martin Scorsese).  

 Un assaggio per i nostri lettori

Lo stereo diffondeva musica classica. Era un regalo di suo figlio e lei riusciva a malapena a farlo funzionare. In quel momento suonava la quinta sinfonia di Sibelius. Il disco ticchettava e crepitava, ma la musica…Ah! Le tre note del tema principale ondeggiavano, avanti, indietro, andavano e venivano in un crescendo che gradualmente, lentamente raggiungeva il culmine.
Una lunga strisciata di sangue. L’impronta rossa di una mano. […]. La sinfonia di Sibelius raggiunse l’apice. 

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