Il cardellino di Donna Tartt

Buona giornata cari Lettori e buon fine settimana! Oggi voglio parlarvi di una delle mie ultime letture, un romanzo dalla mole e dal contenuto consistente che mi ha tenuta occupata per ben 10 giorni. Sono sicura che tutti voi ne avrete sentito parlare, anche perchè è stato vincitore nel 2014 del Premio Pulitzer per la narrativa.

Il cardellino è un romanzo di cui si è tanto discusso qualche annetto fa; vincitore del Pulitzer per la narrativa nel 2014, questo romanzo di Donna Tartt è diventato uno di quei libri che dovevi leggere assolutamente, altrimenti non eri nessuno. Io, da buona outsider, l'ho evitato, non volevo leggerlo proprio perchè lo leggevano tutti e ne parlavano tutti a ripetizione. Quando però ho saputo che quest'anno sarebbe uscito l'adattamento cinematografico del romanzo, e dovete sapere che la mia è una sorta di malattia, devo leggere i libri prima di vedere i film altrimenti niente, l'ho acquistato d'istinto e mi sono immersa nella lettura di questo bel mattoncino.

Il cardellino racconta la storia di Theo Decker, un ragazzino di 13 anni che, in una piovosa mattina a New York, si rifugia con la madre al Metropolitan Museum. La madre di Theo, appassionata d'arte, lo porta a vedere uno dei quadri in mostra, Il Cardellino di Fabritius, un piccolo capolavoro di bellezza. Mentre sono all'interno del museo scoppia una bomba. Theo sopravvive all'attacco terroristico ma la madre no. La vita di Theo viene completamente stravolta, da quel momento in poi nulla sarà più lo stesso e non tonerà mai ad essere felice e sereno come quel giorno al museo.

Prima accolto dalla ricca famiglia di un amico di scuola e poi trascinato dal padre fino in Texas dove conoscerà quello che sarà un altro punto fermo della sua vita, il suo amico Boris, Theo sarà sempre perseguitato dal fantasma della madre, dal futuro che sarebbe potuto essere ma che non ci sarà mai più. Per tenere la madre vicino, Theo si aggrapperà all'unica cosa che sembra ricordargliela, Il Cardellino di Fabritius. Per capire il rapporto che si viene a creare tra Theo e il quadro voglio farvi leggere direttamente le parole della Tartt, perchè io non saprei davvero spiegarlo.

"Il quadro mi aveva fatto sentire meno mortale, meno ordinario. Era stato un sostegno, una forma di rivalsa, di nutrimento e di resa dei conti. Era il pilastro che aveva tenuto in piedi la cattedrale. Ed era terribile scoprire, ora che era scomparso all'improvviso, che dentro di me, per tutta la mia vita adulta, ero stato sorretto da questa colossale, crudele,invisibile gioia; credere che la mia intera esistenza avesse trovato il suo equilibrio grazie a un segreto che poteva disintegrarla da un momento all'altro."

Il Cardellino è un romanzo monumentale, sia nella mole che nei contenuti. Quasi 900 pagine per racchiudere la vita di un giovane uomo che resta traumatizzato a vita dalla morte della madre e che non riuscirà mai completamente a riprendersi. Avevo letto pareri contrastanti sul romanzo, molti lo accusavano di essere noioso, monotono, troppo lungo. In realtà io non la penso così, sono convinta che ogni pagina di questo romanzo era necessaria per farci comprendere appieno Theo e quello che sente, quello che vive nel corso degli anni.

A salvarlo, almeno in parte, sarà l'incontro, avvenuto all'interno del museo con un vecchio antiquario e sua nipote, Pippa. Quest'incontro, così come le vite di Theo e Pippa, si incrocerà con altri eventi che porteranno poi Theo a diventare un mercante di antiquariato, entrando sempre più in contatto con quel mondo che lo riporta vicino alla madre, che in un certo senso gli fa credere che sia ancora viva.

Lo stile del romanzo è davvero uno dei punti di forza della storia, è uno stile ricco, molto descrittivo, estremamente elegante e anche evocativo. Nonostante alcuni si siano lamentati della lunghezza del libro, io non l'ho trovato affatto pesante nè particolarmente noioso. La storia in realtà ha saputo appassionarmi e coinvolgermi, capisco perfettamente perchè la Tartt sia stata insignita del prestigioso Pulitzer per questa storia. La narrazione si snoda lungo tutta la vita di Theo, che da bambino diventa un adolescente e poi un uomo problematico; un uomo che vive una vita sempre a metà, che si rifugia nelle droghe e nell'alcol per superare un dolore che continua a tormentarlo.

Ci sono pagine davvero forti in questo romanzo, pagine che ti arrivano dritte allo stomaco e che fanno male. Quello che Theo fa non è altro che gettarsi a capofitto in un percorso di autodistruzione da cui sembra non riuscire a sfuggire. Lo vediamo cadere sempre più in basso, lo vediamo soffrire e distruggersi, lo vediamo svanire pian piano nel dolore; l'unica cosa che ancora lo fa sentire vivo e umano è il quadro, l'unica cosa che lo riporta a momenti felici che è sicuro non vivrà mai più. Il Cardellino diventa la sua ancora di salvezza, ma allo stesso tempo lo conduce in situazioni che metteranno a rischio la sua incolumità.

Questo romanzo è un ibrido a mio parere, è un po' thriller, in parte romanzo e in gran parte romanzo di formazione. La storia di Theo non è una storia di risalita, di rinascita, è l'esatto contrario. Non è un romanzo semplice, nè per lo stile nè tanto meno per i contenuti del libro. La storia è davvero struggente, non è possibile leggerla e restare indifferenti. Non potrete leggere e restarne estranei, perchè Theo, Boris e gli altri personaggi di questa storia diventeranno vostri amici, li sentirete vicini e quasi familiari. Piangerete con loro, soffrirete con loro e vi verrà voglia di entrare nel libro per cercare di risollevare Theo dal baratro in cui si trova.

Io sono rimasta davvero impressionata dalla storia, dallo stile della Tartt e anche dal modo in cui si parla di perdita, di morte, di arte, di bellezza, del contrasto sempre presente tra bene e male, del destino e delle conseguenze di quelle che ci sembrano azioni di poco conto. La Tartt sa esattamente come catturare i suoi lettori, come tenerli sull'orlo dello stesso baratro su cui si trova Theo. Bellissimo, imperdibile ed emozionante, sicuramente una delle letture migliori dell'anno. Le ultime pagine poi sono state davvero un colpo al cuore; la bellezza e l'arte possono davvero curarci, possono salvarci dal dolore? La risposta ce la dà Theo, la bellezza è in grado di salvare il mondo, ci salverà tutti, dobbiamo solo permetterglielo. Buona lettura!

"Come è possibile che, pur rendendomi conto che tutto quel che amo o che m'interessa è un'illusione, io continui a sentire che tutto ciò per cui vale la pena vivere risiede proprio in quell'illusione?"


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