7 dicembre 2016

[Rubrica:TeenReview#56] Recensione - La campana di vetro di Sylvia Plath

Buon pomeriggio lettori! Buon mercoledì! Ricordate che nella recensione Quello che non sai di me alla protagonista e agli altri ragazzi del corso speciale di letteratura fu assegnata la lettura de "La campana di vetro" di Sylvia Plath? Visto che non mi lascio mai sfuggire nulla ho deciso di leggerlo anche io!
"Brillante studentessa di provincia vincitrice di un soggiorno offerto da una rivista di moda, a New York Esther si sente  <<come un cavallo da corsa senza piste>>. Intorno a lei, l'America spietata, borhese e macchinista degli anni Cinquanta: una vera e propria campana di vetro che nel proteggerla le toglie poco a poco l'aria. L'alternativa sarà abbandonarsi al fascino soave della morte o lasciarsi invadere la mente dalle onde azzurre dell'elettroshock.
La Campana di vetro è l'unico romanzo della Plath, pubblicato circa un mese prima del suo suicidio. E' una sorta di autobiografia. Esther è infatti l'impersonificazione della Plath.Anche all'autrice,infatti, il padre morì in giovane età, anche lei vinse una borsa di studio ecc.
Grazie a questo romanzo e al personaggio di Esther è possibile capire la personalità della Plath e come si sentiva sotto la sua "campana di vetro".
Il libro tratta temi molto forti e ci mostra realmente come erano ( e sono) le cliniche di cura,chiamate da molti con l'orribile termine "manicomi".
Esther è una ragazza brillante e ha un'alta considerazione di sé. Però, questa sua alta autoconsiderazione l'ha portata a chiudersi e a non aprirsi al mondo.
Infatti, scopre a New York che non basta essere brillante per fare successo; bisogna anche avere master, corsi, diplomi aggiuntivi ecc. Cose che lei non ha. Inizia, quindi, a sprofondare in un baratro che sembra non avere mai una fine e da cui non riuscirà mai ad uscire con le sue sole forze.

Inizialmente ho pensato che la Plath abbia lasciato questo libro ai suoi lettori, per metterli al corrente di ciò che ha passato. Ma poi sono arrivata alla conclusione che l'ha scritto per sè stessa, come una specie di rivincita.
Questo libro mi è piaciuto molto. La maggior parte delle persone lo considera cupo, io, invece, lo considero realistico. "La campana di vetro" ha anche uno scopo pedagogico a mio parere. 
La maggioranza crede che "i pazzi" siano stupidi, invece potrebbe capitare anche all'uomo più geniale del mondo di cadere in depressione, diventare paranoico o avere una visione distorta della realtà. A questo libro ho associato la canzone New York City dei Chainsmokers... Mi ricorda molto il soggiorno di Esther a New York.
Inoltre, alla fine del libro sono presenti sei poesie da Ariel. Quasi in tutte c'è un riferimento cupo; come ad esempio ne ''L'impiccato'' o in "Gulliver".

"Se la luna sorridesse, ti somiglierebbe. Lasci la stessa impressione di una grande bellezza, ma annientatrice."

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