[III°Tappa BlogTour] La forza delle donne

Buongiorno miei cari! Oggi un libro molto particolare, a noi la tappa con la presentazione e l'estratto più bello!

IL LIBRO 

Elisa ha undici anni e lavora a Cagliari presso la bottega di una modista, la signora Alba. È una bambina vivace, intelligente, ma prigioniera di una vita che non le permette di realizzare i suoi sogni di un futuro migliore. Quando la modista, resasi conto di provare dell’affetto per lei, cercherà di strapparla alla realtà di povertà della sua famiglia, troverà un muro d’incomprensione e ostilità. Tornata nel suo paese natio, molti anni dopo Elisa comprenderà che il proprio futuro è solo nelle sue mani e combatterà per realizzarsi e trovare finalmente la sua strada. Insieme a lei, in questo percorso ci sarà Giacomo, un padroncino con il sogno di essere libero.

AUTORE

Claudia Musio, nata a Serrenti in provincia di Cagliari nel 1981, è un ingegnere elettrico con la passione per la scrittura. Preceduto da “Streghe” (ed. Aipsa) e “La sposa di Tutankhamon” (ed. Arkadia), “Il profumo della mimosa” è il suo terzo romanzo.
Sua madre la fissava, mentre lavava i piatti del pranzo.
Fuori, si accumulavano nuvole scure di temporale.
I suoi occhi neri le si erano appuntati addosso dal momento in cui era entrata nella stanza. Non c'era traccia di comprensione in quegli occhi, pensò lei. La fissavano con severità, senza capirla.
Elisa si scosse e la raggiunse. Studiò l'espressione di sua madre come se fosse un rebus da decifrare, poi le chiese: "Posso parlarvi, mammai?".
"Lo stai già facendo" fu la risposta lievemente sorpresa.
Elisa si appoggiò contro il vetro della finestra, cercando la forza di portare fino in fondo i suoi propositi.
"Non tornerò a fare la serva"sussurrò.
La donna restò interdetta. I suoi occhi si strinsero per qualche secondo, ma non parlò.
"Mammai, ho detto che non voglio mai più fare la serva.- ripetè Elisa, con più sicurezza - Voglio lavorare, ma non così".
"E come, allora?"
Elisa si morse un labbro.
"Ho la quinta elementare. Vale tanto, lo sapete".
Sua madre la fissò, incapace di comprenderla.
"Potrei fare un lavoro importante. - continuò Elisa, la voce che leggermente tremava sotto quegli occhi neri e insondabili - Un lavoro in un ufficio, per esempio".
La donna sgranò gli occhi.
"Un ufficio? Chiusa in un posto con altri uomini? No".
Elisa sentì montare la rabbia.
"Perchè no?"
Sua madre si avvicinò, finchè il suo viso non fu a un respiro da quello di Elisa.
"Perchè noi siamo donne, e povere. Dobbiamo stare al nostro posto, quello che Dio ci ha dato. Tuo padre è stato troppo buono con te, permettendoti di finire la scuola. Ti ha illusa. "
"Io non voglio più avere padroni" esclamò la figlia, con orgoglio.
"Ne avrai sempre uno. - le ripose l'altra duramente - Finché sei qui, ne avrai uno. E avrai tuo marito. Forse da morta, sarai libera".
Elisa si rese conto che era tutto inutile, ma non si arrese.
"Le cose cambieranno, le vostre idee verranno superate.  I miei figli studieranno grazie al mio lavoro. Ve lo ripeto, non farò di nuovo la serva, e voi non potete costringermi. Questa licenza elementare che mi sono guadagnata non andrà persa".
"Sposati e fai quello che vuoi. Ma finché stai qui no, non puoi scegliere niente, che sia chiaro. Abbiamo bisogno che tutti lavorino, ma cose alla nostra altezza, non certo in mezzo a gente superiore a noi. Siamo poveri, questo è il nostro destino. Non possiamo pretendere di salire, dobbiamo rassegnarci a restare dove siamo".
"Vi dimostrerò che vi sbagliate" sussurrò Elisa, mentre sua madre usciva dalla stanza.   

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