[Segnalazione] Gengis Khan – Il figlio del Cielo di Franco Forte

"Tu sei Khan, adesso, Gran Signore dei Mongoli. E noi ti chiameremo Gengis, il Guerriero Perfetto".

Così è stato definito l'uomo che ha conquistato il più grande impero che la storia umana ricordi, un imperatore intelligente e tenace, un guerriero furbo e imbattibile, un sovrano illuminato, un conquistatore di terre il cui dominio andava al di là di ogni più vasta ambizione umana.

Gengis Khan, nato cento anni prima di Marco Polo, in quello che i cinesi definiscono l'anno del Cavallo, ha saputo estendere il suo dominio sui popoli e sui territori del continente asiatico, dal Mar della Cina al Mar Nero e al Mediterraneo, dalla Siberia all'Himalaia. Tutta l'Asia cadde sotto il dominio di Gengis Khan e dei suoi successori. Un impero più vasto di quello dell'antica Roma, di Napoleone e di Alessandro Magno messi insieme, che si arrestò alle porte dell'occidente solo perché Gengis Khan non voleva contaminare il suo regno con la mollezza della civiltà europea, e che condizionò in modo preponderante la storia e la cultura della Cina, del Tibet, della Persia, della Russia e dell'Europa, diffondendo ovunque, dopo gli anni del terrore, quella onesta e tollerante propensione alla pace e al buon regno che è passata alla storia come Pax Mongola.

Il nome di questo formidabile condottiero è noto a tutti, ma ben pochi conoscono le sue gesta e lo stile di vita del popolo dei mongoli, che regnarono su tutto il continente asiatico senza mai rinunciare alla loro tradizione nomade e tollerando tutte le forme di religione, ma imponendo le leggi di Gengis Khan ai popoli asserviti e tenendo in scacco l'occidente per oltre duecento anni.

La storia della vita di Gengis Khan e l'epopea della sua maturazione e delle imprese di conquista alla guida del suo popolo sono un misto di storia e leggenda che si contendono tutto il fascino di uno dei periodi più devastanti, e al contempo più edificanti, della storia umana.

Mai nessuno ha vissuto al pari di Gengis Khan, e la cronaca delle sue avventure è la più affascinante e spettacolare delle storie che possano essere raccontate. L'epopea di un uomo, del suo popolo e del più vasto impero che mente umana ricordi.

Gengis Khan, figlio di Yesughei il Valoroso, nacque nell’agosto del 1162 e regnò incontrastato fino al 1226, quando morì per le conseguenze di una caduta da cavallo durante una battuta di caccia. Fin da bambino, seguendo la tradizione del grande popolo nomade della steppa, fu lasciato solo a se stesso in compagnia dei suoi coetanei, con i quali doveva disputarsi quotidianamente il cibo avanzato dagli adulti. Le leggi spietate dei mongoli erano chiare: se un bambino riusciva ad arrivare all'età adulta con le proprie forze, significava che godeva della benedizione degli dei e che le esperienze terribili che era stato costretto a passare avrebbero fatto di lui un guerriero forte e privo di ogni timore. Se invece soccombeva, neppure i suoi genitori avrebbero pianto sulla sua tomba, perché questo significava che gli dei lo consideravano indegno di diventare un uomo. Gengis Khan, il cui nome da fanciullo era Temugin, crebbe astuto e spietato, sempre pronto a imparare dalle disavventure dei suoi coetanei e abile a intrecciare una fitta rete di rapporti con gli eredi degli altri clan mongoli che un giorno avrebbero regnato insieme a lui sulla steppa. Quando il padre morì, cercò di proclamarsi successore di Yesughei, ma gli altri capi tribù lo ritennero troppo giovane, e ognuno di loro dichiarò la propria indipendenza. Rimasto solo, Temugin trascorse molti anni combattendo le altre tribù che cercavano di imporsi, e il suo coraggio in battaglia, la sua forza e la sua intelligenza fecero correre ben presto il suo nome in tutta la steppa, facendo accorrere sotto i suoi stendardi molti giovani guerrieri desiderosi di gloria che lo consideravano il nuovo capo supremo destinato a mettere in atto l’unità del loro popolo. Quando finalmente venne eletto Khan, assunse il nome di Gengis, il Guerriero Perfetto. Le profezie si erano avverate, e ormai niente e nessuno sarebbe riuscito a ostacolare l’espansione di Gengis Khan nel mondo. La lotta con il Re d’Oro, l’imperatore della Cina, fu terribile e senza risparmio, ma alla fine Gengis riuscì a impadronirsi della ricca terra del drago. A quel punto Gengis poté rivolgersi a occidente, verso quei territori barricati dietro le vette del Pamir di cui i mercanti tessevano grandi lodi. I mongoli erano guerrieri ottimamente addestrati, feroci e inarrestabili, e ben presto Samarcanda, Bukhara, la Persia e tutti i territori dall’India al Mar Caspio caddero sotto gli zoccoli del cavallo di Gengis Khan. Ma l’imperatore mongolo era un uomo lungimirante, e credeva in un unico dio signore di tutte le cose, che ogni popolo chiamava secondo le sue credenze. Non cercò mai di imporre le proprie credenze religiose ai popoli sottomessi, ma diffuse capillarmente la propria organizzazione amministrativa e le proprie leggi. Quando il suo regno si assestò, riuscì a realizzare un imponente apparato governativo attraverso l'utilizzo della scrittura, che impose ai suoi sudditi e ai suoi comandanti. Creò una moneta con cui uniformare gli scambi delle merci, organizzò gli eserciti secondo gerarchie militari di altissimo livello, formulò delle leggi a cui tutti si sottomisero con la massima fedeltà, e nonostante l'incredibile vastità del suo impero riuscì a regnare con una lungimiranza e una inflessibilità che mai nessun altro regnante nella storia riuscì a eguagliare. Alla sua morte, il grande condottiero venne condotto fino alle pendici del monte Burkan Kaldun, dove lui stesso aveva ordinato che venisse sepolto, e per centinaia di chilometri lungo il percorso del corteo funebre ogni forma di vita, dagli insetti agli esseri umani, venne uccisa per onorare l'imperatore e accompagnarlo nel regno del Cielo Eterno.

Franco Forte nasce a Milano nel 1962. Giornalista, traduttore, sceneggiatore, editor delle collane edicola Mondadori (Gialli Mondadori, Urania e Segretissimo), ha pubblicato i romanzi Il segno dell’untore, Roma in fiamme, I bastioni del coraggio, Carthago, La Compagnia della Morte, Operazione Copernico, Il figlio del cielo, L’orda d’oro – da cui ha tratto per Mediaset uno sceneggiato tv su Gengis Khan –, tutti editi da Mondadori, e La stretta del Pitone e China killer (Mursia e Tropea). Per Mediaset ha scritto la sceneggiatura di un film tv su Giulio Cesare e ha collaborato alle serie “RIS – Delitti imperfetti” e “Distretto di polizia”. Direttore della rivista Writers Magazine Italia (www.writersmagazine.it), ha pubblicato con Delos Books Il prontuario dello scrittore, un manuale di scrittura creativa per esordienti.

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