Un ottimo thriller che vi terrà col fiato in sospeso mentre tentate di arrivare ad una complicata verità.

Buona giornata cari lettori e buon inizio settimana! Come state? Il prossimo fine settimana qui a Roma ci sarà "Più libri più liberi", una fiera dedicata alla piccola e media editoria, e stavo pensando di partecipare. Qualcuno di voi la conosce, ci siete mai stati? Fatemi sapere! Nel frattempo passiamo alla recensione di oggi...

Era il mio migliore amico è un thriller psicologico che affronta dei temi attuali come l'immigrazione e la convivenza. Noah e Abdi non potrebbero essere più diversi, Noah è un ragazzino inglese dalla salute cagionevole , Abdi invece è un rifugiato somalo. Nonostante le differenze i due diventano grandi amici, così quando Noah resta vittima di un incidente in circostanze piuttosto strane, Abdi è il primo a cui vengono chieste spiegazioni.

Ma Abdi si rifiuta di parlare rifugiandosi dietro a un silenzio che lo rende sospetto agli occhi della comunità e della polizia. Sarà compito del detective Clemo e della sua squadra far luce su questa vicenda che rischia di compromettere il fragile equilibrio tra le persone del posto e la comunità somala.

Ho letto questo thriller in brevissimo tempo grazie allo stile scorrevole ed immediato e ai continui copi di scena che rendono la storia molto intrigante. Noah e Abdi sono due ragazzini che provengono da ambienti e situazioni molto diverse, la loro amicizia però riesce a superare tutte le differenze facendo del loro rapporto il perfetto esempio di convivenza pacifica.

Credo proprio che i temi trattati, quali immigrazione, accettazione e convivenza, siano la parte più interessante del romanzo; l'autore è riuscito a intrecciare intorno a questo tema una storia molto interessante che non si limita ad essere un semplice thriller, ma che riesce a toccare dei temi molto attuali in maniera delicata.

Un ottimo thriller che vi terrà col fiato in sospeso mentre tentate di arrivare ad una complicata verità. Buona lettura!

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