Al Cinema con La Dea Fortuna di Ferzan Ozpetek

Eccomi qui. Da voi. Per ritrovarci nuovamente in questo spazio dedicato al Cinema. Stavolta ho visto per noi La Dea Fortuna di Ferzan Ozpetek.

Da più parti si dice che la pellicola si avvicini molto allo spirito de Le Fate ignoranti, riproponendo temi cari al regista, oltre a suoi attori feticcio, vedi Serra Yilmaz. E il ritorno di Stefano Accorsi.
Confermo. La sceneggiatura suggerisce delle similitudini. Lunghe tavolate, famiglie allargate e quella delicatezza narrativa forgiata nella forza dei dialoghi e dei silenzi.
La Dea Fortuna è una storia dolce-amara, con un forte retrogusto di speranza. Sì, perché il dolore sfiora i cuori in maniera profonda eppure soave, in modo da offrire conforto ancor prima di incancrenire nel lutto.
E lascia addosso una sensazione di magia. Quella della Dea Fortuna e del suo trucco magico.

Come fai a tenere per sempre con te qualcuno a cui vuoi molto bene? 
Devi guardarlo fisso, prendi la sua immagine, chiudi di scatto gli occhi, li tieni ben chiusi. E lui ti scende fino al cuore e da quel momento quella persona sarà per sempre con te.

La Dea Fortuna è anche il Santuario della Fortuna Primigenia che si trova a Roma e dove Annamaria lavora.

Fatta questa breve premessa. Fate attenzione. Da qui in poi, segnalo spoiler.

Degli strani affreschi inquietanti. Una porta oltre la quale si odono grida fanciullesche. E mani che vi sbattono inutilmente contro. È l'inizio. Tutto sarà chiarito alla fine.
Siamo a Roma. Nel bel mezzo di una festa. Marco e Claudio si sono appena sposati. In terrazza incontriamo i personaggi di questo condominio allargato e i due protagonisti: Arturo e Alessandro (Stefano Accorsi ed Edoardo Leo). Il primo è uno scrittore frustrato, che ha rinunciato a tutti i suoi sogni per amore; il secondo è un idraulico. Quindici anni che stanno insieme. Passata la passione iniziale i due stanno vivendo una profonda crisi. Nel mezzo della festa piomba Annamaria (Jasmine Trinca) con i suoi due bambini: Martina e Alessandro, detto Sandro.
La donna deve ricoverarsi per fare alcuni accertamenti legati a dei frequenti e dolorosi mal di testa e decide di lasciare i figli in custodia alla coppia. E così, mentre Alessandro manifesta subito il suo entusiasmo nell'aiutare una vecchia e cara amica, Arturo è più titubante.
Da qui in poi, in una quotidianità fatta di litigi e risate, silenzi e recriminazioni, imprevisti e scoperte dolorose, i bambini instaurano con i due uomini un profondo legame. Spingendoli a rivedere il loro rapporto.
Intanto Annamaria fa i suoi accertamenti. Le ipotesi peggiori vengono scartate, ma la diagnosi è comunque delicata. Deve operarsi. Temendo il peggio pensa di affidare la custodia dei suoi figli ad Alessandro. È impossibile. Lui e Arturo stanno per separarsi. Annamaria è quindi costretta a lasciare Martina e Sandro a sua madre, con la quale ha però interrotto i rapporti anni addietro. Affidamento che durerà il tempo dell'operazione e della successiva riabilitazione.

La scena in cui si ritrovano tutti insieme in terrazza a ballare sotto la pioggia è emblematica. Un atto liberatorio e un addio senza lacrime. 
Mentre si avvicina il giorno dell'operazione, Arturo e Alessandro accompagnano, con la promessa di tornare a riprenderli, i due bambini dalla nonna in Sicilia. Austero e severo, il personaggio interpretato da Barbara Alberti si rivela subito inadatto a gestire un rapporto con i suoi nipoti. Rinchiusa con la sola governante all'interno di un antico palazzo, la baronessa è fredda e distaccata. 
La situazione precipita.
Alla vigilia dell'operazione, Annamaria si sente male e muore. Arturo e Alessandro fanno immediatamente ritorno in Sicilia per porgere le condoglianze alla madre della loro amica e vedere i bambini.
La donna non consente loro nemmeno di salutarli, adducendo la scusa del profondo dolore per la perdita della madre. In realtà i due bambini sono rinchiusi nell'armadio per punizione. In pochi minuti i due capiscono ciò che sta accadendo, irrompono nelle stanze del palazzo, ritrovano i bambini e li portano via.

L'alba sul mare di Sicilia. Il bagno liberatorio e l'inizio di una nuova vita.

Non aggiungo altro. Anche se a frammenti vi ho raccontato quasi tutto. Vi lascio le intense emozioni da vivere. Per chi non lo avesse ancora visto. 
Un consiglio. Andate al Cinema. Vedetelo. È bellissimo. Confortante, in questo momento in cui odio e rancore animano i più, scoprire una larga speranza che prende forma dalla peggior condanna della vita: la morte. 

Ah, dimenticavo! Potrete ascoltare anche una splendida colonna sonora. La mitica voce di Mina in Luna diamante, composta da Ivano Fossati e il brano Che vita meravigliosa scritto ed interpretato da Diodato.






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