[Recensione] A Casa del Diavolo di Romano De Marco

RECENSIONE in collaborazione con
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Prezzo di copertina € 9,90
Dati: 2013, 219 p., brossura
Editore    Time Crime  (collana Nero italiano)

Giulio Terenzi è un trentenne ambizioso e un impenitente seduttore: ma proprio quando ogni cosa sembra andare per il meglio, la sua promettente carriera di bancario viene stroncata dall’improvviso trasferimento a Castrognano, un borgo sperduto tra i monti dell’Abruzzo dove si ritrova a gestire, da solo, la piccola filiale della banca per cui lavora. L’impatto con il paese si presenta a dir poco scoraggiante. Il vecchio direttore della filiale, Rinaldi, muore in un misterioso incidente stradale subito dopo aver passato le consegne al giovane collega; esaminando i depositi e i conti correnti, Terenzi nota poi delle gravi anomalie che fanno pensare a una truffa architettata ai danni della baronessa De Santis, una ricchissima ottuagenaria che vive nel palazzo situato di fronte alla banca. Col passare del tempo, gli eventi misteriosi si moltiplicano: strani simboli appaiono all’ingresso di abitazioni i cui proprietari sono scomparsi nel nulla; un bambino inizia a seguirlo come un’ombra, mostrandogli disegni che rappresentano allucinate scene di morte; si vocifera di  strani rituali celebrati nei boschi, cui Terenzi non può e non vuole dar credito …

Romano De Marco, classe 1965, è nato e vive in Abruzzo, in provincia di Chieti. Alterna l’attività di scrittore alla professione di responsabile della sicurezza integrata in un istituto di credito. Ha esordito nel 2009 nella collana Il Giallo Mondadori con Ferro e Fuoco, ripubblicato nel 2012 da Pendragon. Nel 2011 è uscito il suo secondo romanzo Milano a mano armata (premio Lomellina in giallo 2012) nella collana di narrativa diretta da Eraldo Baldini per l’editore Foschi. Ha pubblicato diversi racconti su antologie, collabora con Writer’s Magazine Italia e numerosi blog e riviste per le quali scrive articoli sul cinema e la letteratura di genere. Dal 2011 è direttore artistico della rassegna Estate Letteraria che si svolge a Ortona. 

E’ una bella lettura. Scritto molto bene, con un linguaggio semplice, chiaro e immediato. Accattivante. Per dovere di cronaca il personaggio di Giulio Terenzi riesce a essere totalmente antipatico (per carità, a nostro giudizio!) con il suo egoismo e i suoi atteggiamenti da ‘Don Giovanni’ consumato che incarnano perfettamente il prototipo di uomo che le donne odiano, ma del quale finiscono quasi sempre per innamorarsi!  Detto questo, per il resto la storia si snoda in maniera lineare e logica fino all’epilogo. L’arrivo in un paese sperduto su di una montagna, la morte del collega che finisce giù in un burrone, i raccapriccianti disegni di Albino. L’atmosfera di tensione si scioglie nell’atteggiamento altalenate del protagonista, che passa dal terrore assoluto alla strafottenza, mentre l’unico moto di ‘puro’ amore lo riserva al piccolo disegnatore. Sembra perdere la testa per Assunta , ma poi è distratto dalla necessità di salvarsi la pelle, mentre le tessere del puzzle sembrano delineare un quadro diabolico dietro al quale si cela un losco complotto. Da impenitente seduttore va eroe. E dietro di lui, una scia di cadaveri …
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 Un assaggio per i nostri lettori
“La piazza ha una forma rettangolare. Non c’è né un bar, né un’edicola, né uno straccio di persona in giro. Mi chiedo dove siano finiti tutti, l’ora di pranzo è passata da un pezzo. La banca ha un portone in legno a due ante, spalancato, che sembra quello di una cantina. All’interno scorgo la bussola girevole col metal detector … Come diavolo avranno fatto a farla entrare da quel buco? L’insegna è piccola e obsoleta, porta ancora il logo precedente all’ultima fusione, quella di due anni fa.”  

Abbinamento cinematografico con il thriller del 2004 di Shyamalan con Joaquin Phoenix, Adrien Brody e Sigurney Weaver 

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