[Recensione] Il cielo sopra l'inferno di Sarah Helm


Buon pomeriggio cari Lettori! Questa settimana ho terminato la lettura del libro che quest'anno ho scelto di leggere in occasione della Giornata della Memoria, oggi ne parliamo.

Il cielo sopra l'inferno è la storia della nascita, dello sviluppo e della fine del campo di concentramento di Ravensbrück, l'unico lager nazista in cui vennero imprigionate solo donne. Non si tratta di un romanzo, è più che altro un saggio ricco di notizie precise e di testimonianze dirette riguardanti la nascita del campo e la vita all'interno di esso. Sarah Helm ha compiuto un enorme lavoro di ricerca che l'ha portata direttamente nel cuore dell'orrore, tra gli episodi più raccapriccianti della storia nazista.

Credo di non aver mai letto qualcosa di così crudo e duro sul nazismo quanto il libro della Helm. Questo saggio scava a fondo nell'orrore dei campi di concentramento, concentrandosi in questo caso sulle donne, sul campo che venne creato apposta per loro. Il racconto segue una linea cronologica, partiamo dalla costruzione del campo, passiamo allo sviluppo, per poi arrivare agli anni della liberazione e al processo di Norimberga.
Ripercorrendo gli eventi principali che fecero la storia di Ravensbrück, Sarah Helm fa luce su una delle parti più buie della storia dell'umanità. Narrato sotto forma di saggio storico, il libro si divide in varie parti che vanno ad approfondire vari aspetti come l'arrivo nel campo, le violenze e le umiliazioni, i terribili esperimenti condotti su molte prigioniere e infine la liberazione, amara perchè arrivata troppo tardi.

L'argomento nazismo e Shoah mi interessa molto, finora ho letto molti libri, sia fiction che non fiction, dedicati all'argomento. Probabilmente la lettura di questo libro è stata la più difficile da digerire. Quello che si legge è tutta realtà, non c'è nulla di inventato, le donne prigioniere di cui la Helm riporta i nomi sono esistite davvero, le torture e le violenze descritte sono vere. E' tutto vero ed è semplicemente inconcepibile quello che alcuni esseri umani hanno fatto ai loro simili.

Quello che mi ha turbata di più, oltre alle descrizioni delle terribili condizioni di prigionia, è stata l'indifferenza del mondo intero rispetto a quello che accadeva nei campi. L'indifferenza e il rifiuto di reagire di chi sapeva perfettamente cosa accadeva in quei posti chiamati campi di lavoro che in realtà erano dei campi di morte. Troppo tardi qualcuno ha deciso di muoversi, ma ormai erano già morte milioni di persone.

Leggere della forza di queste donne, della volontà di vivere che avevano nonostante vivessero in un incubo costante e senza fine è probabilmente il migliore degli insegnamenti che possiamo trarne. La solidarietà, i legami che si creavano, il modo in cui tentavano di proteggersi l'un l'altra, rappresentano quel faro di speranza che è sempre presente, non importa quanto sia fitta l'oscurità che ci circonda.

E' stato difficile leggere questo libro, più volte mi sono dovuta fermare per riprendermi e ancora adesso, pensando alle atrocità di cui ho letto, mi sento male. Emotivamente e psicologicamente questa lettura mi ha distrutta, ma leggere libri come questo serve a ricordare quello che fu e a non dimenticare quello che può accadere a causa del prevalere di pregiudizio razziale e odio. Ma ricordare non basta e sopratutto non serve a nulla se non impariamo qualcosa dal passato, se continuiamo a ricadere negli stessi errori, se restiamo in silenzio e ci voltiamo da un'altra parte. A questo punto, non siamo migliori di loro.

"Ravensbrück mostrava ciò che l'umanità era in grado di fare alle donne. La natura e la portata delle atrocità commesse qui sulle donne non avevano precedenti. Ravensbrück non avrebbe mai dovuto lottare ai margini per avere voce: fu, ed è, una storia a pieno titolo."

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