[Recensione] Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci


Buona giornata cari Lettori e buon inizio settimana! Oggi torniamo a parlare di Oriana Fallaci con quello che forse è il suo libro più famoso.

Lettera a un bambino mai nato è una rilettura, e un po' di anni fa è stato il mio primo approccio alla Fallaci. Ho deciso di rileggerlo adesso perchè penso che una lettura di questo libro fatta ad un'età più matura, permetta di afferrarne appieno il significato. Il libro è stato e continua ad essere il più grande successo di Oriana. Il romanzo è composto esclusivamente di un monologo che la donna protagonista tiene con quello che sarà il suo bambino. La maternità, la famiglia, la figura stessa della donna, vengono analizzate dall'occhio sempre sincero della Fallaci. Sopratutto la questione della maternità, della legittimità di questa scelta, costituiscono il perno centrale di questo breve libro che in poche pagine colpisce dritto al cuore.
Credo che la mia voglia di leggere tutto ciò che la Fallaci abbia scritto, sia nata proprio con la lettura di questo libro. Lettera a un bambino mai nato non è propriamente un romanzo, perchè la storia è tutta narrata sotto forma di monologo, la voce che ci racconta la vicenda è quella di una donna di cui non sappiamo nulla, nemmeno il nome, che si trova a vivere inaspettatamente e senza averla cercata l'esperienza della maternità.

E' qui che entrano in gioco fattori come la sua condizione, il fatto di non avere un compagno, la società che giudica e sparla. La donna sconosciuta riflette sulla maternità e sulla legittimità della scelta che tutti sembrano voler prendere al posto suo ma che in realtà spetta solo a lei.
Il monologo che tiene con il bambino che le sta crescendo in grembo è semplicemente bellissimo, lo è perchè oltre la questione della maternità, si parla sopratutto di vita e di quanto sia bella e preziosa.

Nonostante la brevità del testo, la lettura è piuttosto intensa e densa di riflessioni interessanti e sempre molto attuali. Ricordavo vagamente il libro ma con questa rilettura credo di aver compreso meglio la questione alla base del romanzo e l'intento della Fallaci. Intento che non era quello di scrivere un testo pro o contro aborto, nè quello di rendere il suo libro un mezzo di propaganda.

La Fallaci parla sopratutto per e con le donne, è a loro che si rivolge nello scrivere, ed è giusto così perchè in fin dei conti la maternità è una questione da donne. Meravigliosa la parte iniziale del romanzo e quella finale col processo contro la donna colpevole di aver perso il suo bambino. Lo stile è intenso, emozionante, non si riesce a restare indifferenti. La Fallaci parla dritto al cuore e lascia ancora una volta un segno indelebile. Buona lettura!


"Guarda, s'accende una luce. Si odono voci. Qualcuno corre, grida, si dispera.
Ma altrove nascono mille, centomila bambini, e mamme di futuri bambini: la vita non ha bisogno né di te né di me.
Tu sei morto. Forse muoio anch'io. 
Ma non conta.  Perché la vita non muore."

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