[Rubrica: Se Fosse#8] Intervista a Martina Galvani


INTERVISTA A MARTINA GALVANI

Oggi intervisto per voi Martina Galvani editor professionista free lance. E' grazie anche al suo lavoro e alle persone come lei, se le idee, le bozze, le storie degli autori, diventano dei veri romanzi.

Martina quando è cominciato il tuo amore per la lettura e il tuo lavoro di editor? O meglio, sono nate con te o è stata una passione cresciuta giorno dopo giorno?

L’amore per la lettura penso sia nato con me, visto che fin da bimba mi sono appassionata alla parola scritta, imparando a leggere abbastanza presto e dedicando ore alle fiabe, per quanto alcune di queste mi spaventassero molto, ma permettessero anche di liberare la fantasia confrontandosi con l’immaginario. Il lavoro di editor è nato dall'esigenza di lavorare in un Paese dove con il solo il curriculum prestigioso e senza conoscenze utili non si arriva da nessuna parte: essendo io laureata in Filosofia e potendo insegnare, oltre alla mia materia, anche Italiano e Psicologia, ho pensato di mettere a frutto la mia competenza umanistica, derivante in primis dalla matrice del Liceo Classico. Ritengo, infatti, che una formazione di questo tipo sia privilegiata rispetto ad altre, relativamente alla professione di editor. A scuola, infatti, mi risulta che a correggere i compiti di Italiano siano gli insegnanti di Italiano e non chiunque passi da quelle parti.

Cos' è un editor? Ci racconti una giornata tipo di un editor?

Un editor è un professionista (anche se purtroppo manca un albo che regolamenti tale professione) il quale ha l’incarico di revisionare un testo, facendo sì che questo si presenti nella sua forma migliore. Gli interventi possono essere leggeri o profondi, dipende dalle situazioni e dalle richieste degli autori. Per quanto mi riguarda io tendo a rispettare lo stile di ognuno, senza volerne fare un mio clone. La scrittura rivela il carattere, non va appiattita. A me interessa che il testo sia corretto e formalmente “suoni” come potrebbe fare una melodia. La mia giornata comprende qualche ora di lavoro ma non esagero mai, in quanto la stanchezza sottrae lucidità e concentrazione, rischierebbe di sfuggirmi qualche imprecisione o ripetizione o assonanza, mentre invece cerco di mantenere sempre uno standard piuttosto elevato. Almeno un paio di ore al giorno sono dedicate alle pubbliche relazioni: lavorando da sola e cercando lavoro ogni giorno senza che nessuno me ne passi, devo necessariamente investire anche in tal senso. Avendo inoltre una qualifica professionale, conseguita post laurea, in Comunicazione, devo dire che so come muovermi e non lascio nulla al caso.

Ultimamente sono molte le persone che si affidano all'auto-pubblicazione. Tanti quelli che ne rimangono fuori perché convinti che in mezzo a tutta quella “roba” il loro romanzo affogherebbe. Tu che ne pensi?

Credo che ora, e lo dico con amarezza, l’autopubblicazione si configuri come una scelta di prim'ordine e l’unica alternativa possibile. Siamo ormai lontani dal concetto vetusto del self publishing come ultima spiaggia per coloro che nessun editore pubblicherebbe mai. Conosco scrittori che non desiderano avere a che fare con l’editoria tradizionale, ancorché bravi e seguiti, preferendo essere indipendenti: non mi sento di dare loro torto. L’editoria sta andando in una direzione sbagliata, forse perché i piccoli editori sono troppi e la serietà è poca. E’ vero, molti non chiedono contributi economici agli autori, ma troppo spesso finisce che quei contributi se li trattengano comunque con gli interessi, non pagando i diritti agli autori come il contratto prevedrebbe. La distribuzione è inesistente, come spesso anche la promozione. Lo scrittore deve fare tutto da solo, per cui tanto vale agire autonomamente dall’inizio alla fine, senza renderne conto a nessuno né elemosinare il dovuto. E’ vero che nel mare delle troppe pubblicazioni la qualità si perda passando inosservata, ma qualcosa sta cambiando. In America il self è visto come prodotto di alta qualità e gli autori più letti sono scrittori indipendenti; forse anche qui, pur essendo abbastanza arretrati, arriveremo a quel punto. In ogni caso, gli scrittori di mia conoscenza che si autopubblicano vendono più di quelli che si affidano agli editori, dati alla mano.

E delle case editrici? …. Moltissimi sono ormai gli autori scontenti e i motivi sono tanti e “variopinti”. Tu che conosci l'ambiente dall'interno ci spieghi un po' come funzionano le cose?

Generalizzare non mi piace, di sicuro esistono editori onesti che investono e lavorano con chiarezza. Molti, però, non lo fanno e screditano così la categoria. Anche il ruolo dell’agente, che dovrebbe essere retribuito come avviene in altri Paesi, qui finisce per gravare sugli scrittori e non lo trovo giusto, visto che sarebbe l’editore a doversene fare carico. Purtroppo, e lo dico da ex agente, spesso si deve smettere di esercitare questo ruolo solo perché si lavora gratis. Ho condotto trattative editoriali andate a buon fine, mi è sempre stato riconosciuto fiuto nel riconoscere il talento di chi scrive e merita di essere pubblicato, eppure non sono mai stata pagata le per tante ore o anche mesi di lavoro spesi come agente letterario, dunque ho troncato ogni rapporto, dedicandomi piuttosto al volontariato. Al momento collaboro con un solo editore, che finora si è rivelato l’unico a rispettare gli accordi. Per quanto riguarda la fantasiosa questione dei diritti d’autore, ho riposto precedentemente: si rischia di non vedersi consegnare i report, di dubitare della veridicità degli stessi o di dovere ricorrere alle vie legali per farsi corrispondere i diritti d’autore. Se poi consideriamo che per molti la scrittura sia un lavoro di cui vivere e non un hobby da esibire per vanità o come status, c’è davvero di che essere sconfortati. Un professionista della scrittura non è un narcisista perditempo. Aggiungiamo pure che arrivare ai grossi nomi dell’editoria per i più è un’impresa impossibile, non si viene proprio considerati.

Sei contenta del tuo lavoro?

Certo, il mio lavoro mi piace molto, ed essere stimata da coloro che mi hanno scelta è una soddisfazione impagabile. Gli scrittori che si rivolgono a me rimangono sempre soddisfatti e tornano per le loro opere successive, spesso mi pubblicizzano e procurano nuovi contatti. Ritengo però che dovrebbe essere istituito un albo, o quanto meno un’associazione che regolamenti la professione di editor, tutelando i professionisti dotati di titoli, esperienza e referenze (che per fortuna sono tanti), e gli scrittori che vi si rivolgono. Molti si improvvisano editor credendo sia cosa alla portata di chiunque, ma non hanno capito quanto studio sia necessario, e quanto debba essere profonda la conoscenza della nostra madrelingua e di tutti i suoi registri. A volte mi arrabbio con chi mette in atto concorrenza sleale ma poi sorrido: facciano pure, tanto non arriveranno da nessuna parte. Stessa cosa per gli editor che spesso vengono proposti da talune agenzie letterarie: ho visto scempi scandalosi e per giunta strapagati dal malcapitato di turno. Gli scrittori dovrebbero imparare a chiedere il nome e il c.v. di chi metterà mano al loro testo, in modo da verificarne la professionalità e non vedersi peggiorare l’opera, per giunta a tariffe superiori a quelle di un professionista qualificato. Basta digitare da google i nomi dei sedicenti editor, a volte, per farsi un’idea di chi millanta. Il mio curriculum è pubblicato sulla mia pagina facebook (ritengo la trasparenza indice di professionalità) e si parla di me in diversi siti. Per concludere: visti i requisiti necessari e l’impegno profuso per svolgerlo dignitosamente, è davvero un lavoro sottopagato.

Qual è il romanzo da te editato a cui sei più legata? E perché?

Ho editato svariati romanzi, e dire a quale di essi sia più legata equivarrebbe a fare un torto agli altri autori, poiché alla fine mi affeziono a tutti. Credo che, se lo scrittore detiene la paternità dell’opera, l’editor possa considerarsi una specie di “zio”. Ecco, sono la zia di un buon numero di romanzi, e dunque amo tutti i miei nipotini letterari, anche in virtù del fatto di essere rimasta buona amica di chi li ha scritti.

Martina, oltre ad essere un editor, sei una donna intelligente e brillante, piena di interessi. Ci racconti cosa fai quando svesti gli abiti da editor? Qual è il tuo più grande sogno? E la follia fatta per amore?

Ti ringrazio per le belle parole che mi riservi. Quando smetto di fare l’editor mi dedico alla lettura (erotici, noir e thriller soprattutto) e anche alla scrittura (scrivo sotto alias per tenere separate le due strade), ma amo anche ascoltare musica rock e blues, benché talvolta ceda al pop. Pratico regolarmente il pilates, a cui aggiungo altre discipline come aerobica o body building: essere in forma mi piace, ma è anche necessario svolgere attività fisica per contrastare le tante ore di attività sedentaria. Cucinare, poi, è un’altra mia grande passione: mi riesce bene e mi diverte. Il mio sogno? Dal punto di vista letterario, vivere del mio lavoro. Sembra un’affermazione stramba ma solo chi opera nell’editoria può capirmi. Quanto alla follia per amore, essendo passionale, in passato ne ho fatta ben più di una, ma ora la mia follia si compie quotidianamente: credere, di questi tempi, in un rapporto che va avanti da ventidue anni e investire ogni giorno senza mai dare per scontato un marito che adoro è una scommessa talmente impegnativa che non posso non definire, con un certo compiacimento, folle. 


SE FOSSI...
Se un libro o un autore fossero musica...fossero un film, un colore, una città ...Ognuno di noi nel nostro immaginario crea mille mondi, mille volti e mille ideologie. Invece di inserire le solite recensioni e le solite interviste assocerò questa meravigliosa idea di immaginare se un autore fosse...o un libro ...a seconda dei casi...
 
Venezia. La mia città, magica, sospesa, unica, un'opera d'arte abitata. Potrei vivere dappertutto rimanendo sempre veneziana nell'anima.


Azzurro. Lo amo in ogni sua sfumatura, dalla più pallida fino al blu notte. Mi incanta, mi si intona, lo sento mio.


Because the night. Sono un'anima rock, e adoro quel testo sensuale e inquieto, soprattutto nell'interpretazione di Patti Smith. Inoltre sono sedotta dal buio e dalla notte.


Point Break. Bravissima la regista Bigelow, fantastici K. Reeves e P. Swayze. Una storia in cui il limite si sposta sempre più avanti, fino al punto di rottura. Ritrovo qualcosa di me stessa: sono capace di chiudere una porta senza più riaprirla.

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