[Anteprime Neri Pozza Editore] L'armonia segreta di Geraldine Brooks - Palazzokimbo di Piera Ventre - Un figlio di Alejandro Palomas - La fonte sacra di Henry James - Daphne di Tatiana De Rosnay


Pagine: 320  Prezzo: € 18,00
Data di uscita: 14 Settembre 2016
Questo libro è la storia di David, re di Israel, narrata da Natan, il Profeta, la voce della sua coscienza. Ha inizio nel tempo in cui Israel era un’esile lingua di terra abitata da un’accozzaglia di tribù armate di spade di rame, che non potevano nulla contro le armi forgiate dai Filistei, il Popolo del Mare che aveva accesso alle miniere di ferro.  David era allora soltanto uno spietato brigante che non esitava, nelle sue crudeli imprese, a versare sangue innocente. Il suo passato di giovane pastore che, nelle grotte di Bet Lehem, traeva armonie segrete dalla sua arpa era stato dimenticato. Così come la sua fama di valente guerriero, capace di mettere in fuga i Filistei  a Emeq Elah, uccidendo con un colpo di fionda ben assestato il gigante Golyat. A nulla valeva la constatazione che era diventato un brigante soltanto dopo che Shaul, il capriccioso re che lo aveva messo alla testa delle proprie armate, lo aveva costretto a darsi alla macchia dopo avergli scagliato contro una lancia.
Quando si imbatte per la prima volta in lui, Natan è un ragazzino che il padre spedisce volentieri a pascolare capre oltre i torrenti che scendono dalla montagna. Daga in pugno, David e i suoi uomini penetrano di notte nel villaggio della sua famiglia e uccidono il padre e lo zio, colpevoli di aver osato rifiutare loro i necessari approvvigionamenti. All’alba, col volto rigato di lacrime, al cospetto dell’assassino di suo padre, Natan proferisce delle parole che lui non riesce a sentire, ma che turbano profondamente David e i suoi compagni. Parole dettate da una Voce che parla attraverso il bambino. Parole che annunciano la grande profezia: il figlio di Yshay di Bet Lehem, il brigante traditore, sarà incoronato re di Yudah, farà un solo popolo delle tribù del Nome, fonderà il regno imperituro di Israel.
Da pastore a eroe, da re amato a despota sanguinario, tutti i volti di re David emergono in questo libro, in cui l’autrice di Annus mirabilis ripercorre l’appassionante storia di un uomo che oscilla tra verità e leggenda, creando un magnifico romanzo d’avventura e, insieme, una magistrale epopea sulla fede, il desiderio, l’ambizione, l’amore e il tradimento.

Geraldine Brooks ha vinto il Pulitzer Prize con il romanzo L’idealista (Neri Pozza, 2005 e, col titolo March. Il Padre delle piccole donne, BEAT, 2015). Tra le  sue opere di grande successo figurano: Annus mirabilis (Neri Pozza, 2003; BEAT, 2014); I custodi del libro (Neri Pozza, 2009; BEAT, 2010); L’isola dei due mondi (Neri Pozza, 2011; BEAT 2013). Già corrispondente di guerra per il Wall Street Journal, il New York Times e il Washington Post, Brooks è nata in  Australia e vive oggi in Virginia, negli Stati Uniti. 
Pagine: 320  Prezzo: € 17,00
Data di uscita: 14 Settembre 2016
Napoli, fine anni Settanta. Stella D’Amore ha appena iniziato le elementari quando tutta la sua famiglia viene trasferita in un palazzone costruito dalla Saint-Gobain, la vetreria in cui lavora suo padre, all’estrema periferia di Napoli. Il PalazzoKimbo, come l’ha ribattezzato Stella per via della pubblicità luminosa del caffè che troneggia sul tetto, le ricorda sua madre: sempre stanca, ingrigita e con una ruga perpetua di preoccupazione in mezzo alla fronte. In quell’enorme edificio, in cui è accampata un’umanità avvezza agli stenti, Stella cresce spensierata, giocando con le amiche, immaginando di vivere in una fiaba e trovando nelle braccia del padre tutta la sicurezza di cui ha bisogno. Sono anni duri, quelli: tra gli scioperi della Saint-Gobain – con la messa in cassa integrazione di suo padre e la successiva riconversione aziendale –, il rapimento di Aldo Moro e la strage alla stazione di Bologna.
Man mano che la storia «ufficiale» d’Italia si dipana, in Stella si fa lentamente strada una convinzione: PalazzoKimbo non è il luogo incantato che credeva. Quando sua madre le appare preda ormai della tristezza, e quando il nonno paterno che vive con loro si ammala di Alzheimer e le immagini del terremoto in Irpinia sconvolgono il paese, Stella sente che non può continuare a vivere così. La fuga le sembra l’unica via possibile, anche se è ancora soltanto una bambina. Riuscirà a salvarsi? Riuscirà a ritrovare l’amore che la legava a Napoli, alla sua città dai mille volti, alla sua famiglia, alla bizzarra umanità di PalazzoKimbo e persino a quell’enorme, grigio casermone?
Dalla scrittrice finalista al Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza 2016, un appassionante romanzo di formazione. Una storia coinvolgente che, attraverso gli occhi di una bambina, riesce a restituirci tutta la complessità dell’Italia degli attentati e delle proteste sociali, della Napoli operaia e seducente, e di una famiglia che, nonostante tutto, ha sempre messo l’amore davanti a ogni cosa.
Piera Ventre è nata a Napoli nel 1967. Laureata in Logopedia presso l’Università degli studi di Pisa, è specializzata in Assistente alla comunicazione. Socia ordinaria dell’Associazione di promozione sociale Comunico, collabora con le scuole e con l’Ente Nazionale Sordi di Livorno, città in cui vive dal 1987. Ha pubblicato testi brevi su raccolte antologiche e siti letterari. Nel 2011 la raccolta di racconti Alisei, pubblicata da Edizioni Erasmo, ha avuto una segnalazione della giuria al Premio Renato Fucini.



Pagine: 288  Prezzo: € 17,00
Data di uscita: 14 Settembre 2016
Guille non ha niente in comune con i suoi compagni di quarta elementare: è taciturno, non ama il calcio e ha sempre la testa tra le nuvole. Sarà perché non si è ancora ambientato nella nuova scuola, dice suo padre, Manuel Antúnez, quando la maestra Sonia lo convoca d’urgenza in aula docenti. Sonia, però, scuote la testa. Quella mattina, prima dell’intervallo, ha chiesto agli alunni che cosa avrebbero voluto fare da grandi. C’è chi ha risposto il veterinario, chi Beyoncé, chi ancora l’astronauta, Rafael Nadal o la vincitrice di The Voice. Guille ha risposto... Mary Poppins. E ha anche motivato la sua scelta: vuole essere Mary Poppins perché è una signora simpatica che sa volare, ama gli animali e, quando non lavora, può nuotare nel mare insieme ai pesci e ai polipi. Sonia consiglia a Manuel di affiancare al bambino una psicologa scolastica che lo aiuti ad aprirsi con i compagni e a non rifugiarsi in un mondo immaginario e strampalato, e il padre si dice d’accordo. Nessuno dei due adulti ha, però, intuito il vero motivo della risposta di Guille. Avere i poteri magici di Mary Poppins significa per il bambino risolvere d’incanto tutti i suoi problemi. Gli basterebbe, infatti, cantare Supercalifragilistichespiralidoso e sua madre tornerebbe a casa, suo padre smetterebbe di passare le sere a piangere e la sua amica Nazia non sarebbe costretta ad andare in Pakistan a sposare un signore anziano che neppure conosce...
Guille è stufo che tutto il mondo continui a ripetergli che è soltanto un bambino e che i bambini non possono capire certe cose. Lui, invece, le capisce benissimo. Sa perfettamente che suo padre lo mette a letto e poi va a rimestare in una vecchia scatola nascosta sull’ultimo ripiano dell’armadio. Sa, soprattutto, che è un vero mistero che sua madre sia andata a lavorare a Dubai come hostess di volo e non sia ancora tornata… Con la sua prosa lieve, Alejandro Palomas – «un ritrattista dell’animo umano, uno degli scrittori più amati e promettenti della nostra letteratura» (Culturamas) – regala ai lettori una favola tenera e profonda che riflette sulla distanza emotiva che un dolore improvviso può instaurare tra un padre e un figlio. Un romanzo pieno di grazia e di speranza che parla al cuore di chi non vuole smettere di credere ai propri sogni.
Alejandro Palomas nato a Barcellona nel 1967. Laureato in letteratura inglese, traduttore di Katherine Mansfield, Gertrude Stein, Willa Cather e Jack London, ha scritto romanzi come A pesar de todo, El tiempo del corazón (premio Nuevo Talento FNAC, 2002) e El secreto de los Hoffman (finalista Premio Torrevieja 2008), e racconti come Pequeñas ienvenidas. Con Tanta vita (Neri Pozza 2008) ha ottenuto un grande successo di critica e pubblico. Il suo ultimo romanzo è Capodanno da mia madre.

Pagine: 276  Prezzo: € 19,00
Data di uscita: 14 Settembre 2016
Durante un viaggio in treno che lo porterà a una festa in campagna, dove trascorrerà il fine settimana tra nobildonne e aristocratici, un narratore senza nome incontra Gilbert Long e la signorina Grace Brissenden, che tutti chiamano «Miss Briss». Osservandone i volti rilassati e le mani lisce e curate, si lascia trasportare da un’elucubrazione bizzarra: perché sia Gilbert che Grace gli appaiono «ringiovaniti»? Se non suonasse un’assurdità, direbbe che i due si sono trasformati in veri e propri vampiri, creature in grado di nutrirsi della vitalità del partner, succhiandone l’energia. La teoria del narratore sembra sposarsi perfettamente con Miss Briss, il cui giovane marito Guy pare invecchiato all’improvviso, ma non trova corrispondenze nel caso di Long, la cui compagna è rimasta la stessa. Allora qual è il segreto di Gilbert Long? Che sia forse Lady John, una donna incontrata alla festa, ad aver donato la sua «fonte sacra» al signor Long? Oppure che c’entri qualcosa la donna dal fascino magnetico e misterioso che risponde al nome di May Server? Dopo aver parlato con l’artista Ford Obert, il narratore sembra restare succube delle sue stesse elucubrazioni. E più parla con gli ospiti aristocratici, più sente che sta perdendo l’orientamento, che sta sprofondando in un gigantesco groviglio di cospirazioni di cui non riesce a ritrovare il bandolo.
Pubblicato per la prima volta nel 1901, La fonte sacra è un romanzo dalla forte tensione narrativa e dalle descrizioni minuziose dell’aristocrazia inglese di inizio Novecento che parla delle relazioni degli aristocratici, mostrandone tutta la vanità e la superficialità. Un gioco letterario di specchi e di sospetti, nel quale il lettore rimarrà prigioniero, proprio come il protagonista.
Henry James è uno scrittore e critico letterario americano, nato a New York nel 1843 e morto a Londra nel 1916. Assiduo collaboratore di alcune testate (come The Nation, The Atlantic Monthly e Harper’s) scrisse romanzi, critiche, letteratura di viaggio, biografie, autobiografie e divenne, con i suoi ventidue romanzi e centododici racconti, uno degli autori più prolifici di sempre.
Pagine: 464  Prezzo: € 18,00
Data di uscita: 14 Settembre 2016
Il 13 maggio 1907 a Mayfair, in una imponente dimora dal frontespizio neoclassico, nasce Daphne du Maurier, figlia di Gerald e Muriel Beaumont. Sua madre, Muriel, è un’ex attrice di teatro, che ha esordito sulle scene nel 1898, anno in cui era quasi un’adolescente. Nel 1902 ha incontrato Gerald; recitavano nella stessa commedia, scritta da quello che sarà poi un amico di famiglia: James Matthew Barrie, detto zio Jim, l’autore di Peter Pan. Muriel Beaumont ama dire che ha smesso di calcare i palcoscenici quando, diventata una du Maurier, ha dovuto far fronte ai suoi doveri di moglie e di madre, ma, crescendo, Daphne capisce subito la ragione vera della sua scelta. Nella tribù dei du Maurier c’è posto per un solo attore, un solo istrione capace di brillare e fare il bello e il cattivo tempo: suo padre Gerald.  Abile, creativo, affascinante sulle scene, Gerald du Maurier è da tempo oggetto di venerazione delle spettatrici che accorrono numerosissime alle sue rappresentazioni, e non tarda a esserlo anche di sua figlia Daphne, suscitando, tra le mura domestiche, una malcelata gelosia da parte di Muriel. Daphne attende con impazienza quei momenti privilegiati al primo piano di Cannon Hall, la casa al numero 14 di Cannon Place, in cui, accanto al focolare, di fronte a una tazza di tè, con una sigaretta tra le dita, Gerald le racconta l’infanzia di suo padre, George du Maurier, detto Kiki, pittore e romanziere che si era dedicato alla scrittura grazie all’amico Henry James. La lettura dei romanzi di Kiki, innanzi tutto Peter Ibbetson, l’opera in cui rievoca il fascino della Parigi del 1840, apre a Daphne il mondo incantato della letteratura. Leggere Dickens, Thackeray, Scott, Stevenson, Wilde le appare un sortilegio, una potente via di fuga, tanto affascinante quanto l’Isola Che Non C’è di Peter Pan, l’eroe che è entrato nel suo cuore una sera d’estate della sua infanzia, in cui Daddy si è affacciato nella nursery assieme a zio Jim, un ometto dallo sguardo intenso, baffoni neri e fronte alta. Vestita come un impertinente ragazzino, con calzoncini corti, calzettoni di lana, grosse scarpe sgraziate, anche Daphne ha la sua Isola Che Non C’è, il mondo racchiuso in un quaderno lungo e nero, su cui scrive nel silenzio della sua stanza al secondo piano. Un quaderno in cui si annuncia già il suo luminoso destino di scrittrice…
Con una prosa impeccabile, Tatiana de Rosnay ci restituisce il romanzo della vita di una delle più complesse e tormentate figure di donna del Novecento, la scrittrice inglese Daphne du Maurier, autrice di romanzi come Rebecca, la prima moglie, Gli uccelli, Jamaica Inn.
Tatiana De Rosnay è nata nel 1961 a Neuillysur-Seine, nei sobborghi di Parigi. È di origine inglese, francese e russa. Laureata in letteratura inglese presso l’università di East Anglia, a Norwich, dal 1992 ha pubblicato otto romanzi, tra cui La chiave di Sara, apparso in 22 paesi. Collabora con la rivista Elle. Vive a Parigi con il marito e i suoi due figli.

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