[Recensione] Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque


Buona giornata cari Lettori! Sono giorni ormai che tento di scrivere questa recensione ma non è semplice parlare di un libro come questo, ma bando alle ciance e proviamoci!

Niente di nuovo sul fronte occidentale è il libro che ha consacrato Remarque quale autore di storie autobiografiche che raccontano dell'orrore della guerra. Il romanzo è ambientato tra il 1914 e il 1918, durante gli anni della Prima guerra mondiale. Il racconto segue un gruppo di giovani soldati tedeschi, tutti diciannovenni, che spinti dai loro insegnanti si arruolano per un conflitto che fino in fondo neanche comprendono. Partiti per quella che pensavano sarebbe stata un'avventura, pian piano realizzano l'orrore della guerra e l'inutilità di quel conflitto che spazzerà via una generazione e si lascerà dietro solo morte e dolore.
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Storie come questa, romanzi che sono basati su esperienze personali, ci permettono di comprendere più chiaramente, o almeno provarci, quello che la guerra è stata per chi l'ha vissuta.
Remarque ci porta sul fronte, tra le trincee durante le battaglie più violente, insieme a un gruppo di diciannovenni tedeschi che appena affacciatisi alla vita, si trovano a combattere per sopravvivere e tornare a casa, in una guerra che decimò un'intera generazione e sconvolse il mondo intero.

Paolo Baumer e i suoi compagni passano dai banchi scolastici alla trincea, dalla penna al fucile, dalle ore di spensieratezza ad ore di incertezza e paura, dalla vita alla morte. Leggere questo libro non è semplice, rapportarsi con la storia nemmeno, perchè non è semplicemente un libro sulla guerra, è un libro sugli effetti della guerra. Leggere delle vicende di questi ragazzi che per anni vissero nell'incertezza e nel terrore di vedere la propria vita spezzata in un istante è stato duro come ricevere un pugno nello stomaco.

Remarque racconta tutto con estrema semplicità, lascia che sia la storia stessa a raccontarsi, ma allo steso tempo non risparmia nulla al lettore, ci viene raccontato tutto: le azioni di guerra, gli ospedali di campo, le ferite, il ritorno a casa per una licenza, la vita di trincea, il cameratismo. La storia è cruda, diretta, ma ha anche pagine in cui toni sognanti e malinconici la fanno da padrone, nella speranza che si arrivi presto ad un armistizio. Quello che emerge in ogni pagina è l'inutilità di quella guerra, l'orrore di quei giorni che sembravano non avere mai fine nella speranza che la fine di quel conflitto arrivasse prima della fine della loro vita.

Il romanzo si concentra anche sugli effetti psicologici della guerra, su quello che avrebbe significato ricominciare a vivere dopo aver vissuto anni come soldati. Cosa sarebbe accaduto una volta terminato il conflitto? Come si poteva tornare a vivere una vita normale dopo aver ucciso e lottato per sopravvivere? Remarque descrive quella che fu in un certo senso la fine di una generazione, il disincanto e la disillusione di tanti giovani che persero la possibilità di anche solo pensare a un futuro. Racconto imperdibile, una lettura obbligata. Buona lettura!

"Io sono giovane, ho vent’anni: ma della vita non conosco altro che la disperazione, la morte, il terrore, e la insensata superficialità congiunta con un abisso di sofferenza…Che faranno i nostri padri, quando un giorno sorgeremo e andremo davanti a loro a chieder conto? Che aspettano essi da noi, quando verrà il tempo in cui non vi sarà guerra? Per anni e anni la nostra occupazione è stata di uccidere, è stata la nostra prima professione nella vita. Il nostro sapere della vita si limita alla morte. Che accadrà, dopo? Che sarà di noi?"

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