31 marzo 2017

[Recensione] La biblioteca segreta di Timbuctù di Joshua Hammer


Salve a tutti cari lettori! Eccomi nuovamente qui a parlarvi delle mie scoperte letterarie. Perdonate la mia assenza ma ho avuto qualche impegno universitario.

Il libro che voglio proporvi quest’oggi è un’opera davvero meravigliosa; si tratta di una storia vera, una storia di uomini che riuscirono a salvare migliaia di manoscritti dalla furia della Jihad.

La vera storia degli uomini che salvarono trecentomila libri dalla furia della Jihad, il sottotitolo del libro. La trama è avvincente: quando nel 1826 l’esploratore Alexander Gordon Laing arrivò a Timbuctù, primo europeo a mettervi piede, scoprì che la capitale del Mali era da secoli il cuore intellettuale dell’Africa subsahariana, un luogo di straordinaria ricchezza culturale nel quale era fiorito un tesoro inestimabile di testi religiosi, di algebra, fisica, medicina, giurisprudenza, botanica, geografia, astronomia, persino di educazione sessuale. Testi preziosi anche perché vergati con varietà di stili calligrafici, di inchiostri e colori. È questo immenso patrimonio di manoscritti – recuperati rocambolescamente in tutta l’Africa da Abdel Kader Haidara, archivista e bibliotecario – che improvvisamente, nel 2012, si ritrova minacciato dall’avanzata della jihad. I fondamentalisti prendono Timbuctù, impongono la Sharia, distruggono le vestigia degli antichi templi e diventa chiaro che anche i manoscritti saranno dati alle fiamme. Per salvarli Abdel Kader recluta un manipolo di coraggiosi bibliofili e organizza un’incredibile operazione alla Monuments Men: oltre 350.000 manoscritti vengono nascosti in casse e bauli, portati al sicuro su carretti trainati da muli, contrabbandati oltre i posti di blocco. E quando a Timbuctù arrivano i militari francesi, nel gennaio 2013, la gran parte del tesoro è in salvo. La biblioteca segreta di Timbuctù è una straordinaria storia vera, che si legge come un romanzo e che afferma il valore della cultura come unico baluardo possibile contro la barbarie del fondamentalismo. L’autore, Joshua Hammer, oggi scrive su «Smithsonian Magazine», «Outside» e per la «New York Review of Books». È andato in Mali per la prima volta nel 1995 e da allora ha continuato a tornarci, seguendone sempre da vicino le vicissitudini e costruendosi così una prospettiva privilegiata sul Paese.
La storia ci fa capire la diversa percezione dell’importanza della cultura in zone disagiate del mondo, dove si è disposti a sacrificare la propria vita per salvare un manoscritto millenario. Opera riuscita e consigliata!

Buona lettura, alla prossima scoperta!

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