[Recensione] La bottega dello speziale. Venetia 1118 d.C. di Roberto Tiraboschi

Buongiorno cari #FeniLettori! Qui piove a dirotto e quando il tempo è così mi sento addosso una tristezza infinita. Bando alle ciance, oggi parliamo di un libro che prende il massimo dei voti! Un noir/storico in una Venetia antica del 1118d.c., molto diversa da come la conosciamo noi.

La bottega dello speziale
è stata una lettura avvincente, misteriosa e enigmatica. La storia ci introduce all'interno di una Venetia articolata, con le sue molteplici calli, i suoi passaggi oscuri e anfratti pericolosi. Come ben sappiamo il Medioevo è definito "periodo buio" ed è proprio in questo ambiente dalle mille tonalità grigiastre che viene descritto l'ambiente circostante.

Venezia non è quella di oggi ma era molto più selvaggia, molto più diroccata con palazzi antichi e famiglie nobili che volevano a tutti i costi comandare, un doge assente al tempo che fu, carestie e malattie si diffondevano a macchia d'olio come la peste, la febbre inondava i gracili corpi già deturpati dalla fame e uccideva milioni di persone. La medicina non era quella di oggi ma uno scenario ancora oscuro e enigmatico, i Magister cercavano di barcamenarsi fra unguenti, erbe e arnesi metallici rudimentali. Non c'erano molte nozioni riguardanti la medicina e il corpo umano, se non testi scritti da filosofi antichi. Tutto girava intorno all'inventiva e alla buona sorte. Odori acri, escrescenze purulenti e puzze stagnanti erano all'ordine del giorno in un mondo dove non c'erano bagni o tubature che potessero eliminare ogni escremento. La Venezia che vediamo è un miscuglio di lussuria e ingordigia, povertà e malattia.

La storia inizia con il ritrovamento di un giovane corpo, ben tenuto di una ragazza con una coroncina di fiori, immersa nel fango non pare essere deturpata dalla morte e così ella stessa diventa miracolo surreale per le genti di Venezia. A trovarla un garzone di Ca' Grimani che corre a Palazzo a dare la notizia al suo padrone. Rimangono tutti assuefatti e straniti all'idea, tra cui lo scriba Edgardo che aiuta la sorella della padrona di casa Costanza a comprender le arti scrivane. Costanza assuefatta dal marito non riesce a procreare dopo la morte del figlio e in tutti i modi cerca di far crescere dentro di sè la vita ma inutilmente. Il marito incolpando la sorella cerca di allontanarla destinandola a un convento accompagnata da Edgardo; a colloquio con la Badessa improvvisamente la poverina scompare e da lì non si avranno più tracce di ella...

Una storia articolata, scritta in maniera magistrale con termini appropriati e consoni. Nei testi viene usato il dialetto Veneziano, Bergamasco e il Latino (comprensibili per la maggiore), il tutto non va a deturpare minimamente il testo ma lo rende vitale e  consono. Tutto scorre veloce, il susseguirsi degli eventi fa in modo che la storia non si ingarbugli ma rimanga salda attaccata a fondamenta solide, sicuramente fatte di ricerche e passione.

Tutto gira intorno al periodo di Carnevale fra maschere e balli. Come si pò ricordare era tutto un pò volgare e spinto e qui in queste righe viene sottolineata la blasfemia alla cristianità che c'era allora. Il buon vino e l'oppio scorrevano a fiumi facendo perdere in un delirio costante ogni uomo.

Tutti i personaggi sono particolari e strambi, ognuno a suo modo ha un suo difetto e un segreto da nascondere, mi è piaciuto come l'autore ha saputo relegare ognuno al suo ruolo e farlo amalgamare alla perfezione con gli altri.

Perfetta la scrittura, il romanzo in sè risulta articolato con una storia ben studiata! Complimenti a Roberto Tiraboschi che ha saputo destreggiarsi in un romanzo storico d'altri tempi, in una Venezia ormai persa nell'oblio e tra le isole lontane quasi sommerse. Meravigliosa l'idea di una donna medico (Magister) e sinceramente ho apprezzato la sua forza di volontà e la tenacia con cui esprimeva la sua passione e la sua arte.


Una Venetia mai veduta, una storia che si intreccia con la vita e la morte.

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