[Rubrica:TeenReview#38] Recensione - Il bambino con il pigiama a righe di John Boyne


Buonasera lettori! 
Buon giovedì e buon infra(?)settimana.
Dopo più di un mese di assenza sono ritornata(yeeee).
Questa scuola mi sta uccidendo.
Anyway,fra un mese circa io ed altri ragazzi faremo un'intervista con John Boyne,autore di molti libri fra cui "Il bambino con il pigiama a righe".
Quindi non spaventatevi se per un mese(se non di più) le mie recensioni saranno tutti sui libri di Boyne.
Per inaugurare questo mese ricco di allegria(da quanto ho capito i libri di Boyne sono tipo "mai una gioia") ho deciso di recensirvi "Il bambino con il pigiama a righe".

"Leggere questo libro significa fare un viaggio. Prendere per mano, o meglio farsi prendere per mano da Bruno, un bambino di nove anni, e cominciare a camminare. Presto o tardi si arriverà davanti a un recinto. Uno di quei recinti che esistono in tutto il mondo, uno di quelli che ci si augura di non dover mai varcare. Siamo nel 1942 e il padre di Bruno è il comandante di un campo di sterminio. Non sarà dunque difficile comprendere che cosa sia questo recinto di rete metallica, oltre il quale si vede una costruzione in mattoni rossi sormontata da un altissimo camino. Ma sarà amaro e doloroso, com'è doloroso e necessario accompagnare Bruno fino a quel recinto, fino alla sua amicizia con Shmuel, un bambino polacco che sta dall'altro lato della rete, nel recinto, prigioniero. John Boyne ci consegna una storia che dimostra meglio di qualsiasi spiegazione teorica come in una guerra tutti sono vittime, e tra loro quelli a cui viene sempre negata la parola sono proprio i bambini."

Questo libro ha toccato la sensibilità di milioni di persone. Boyne tratta un tema molto delicato e lo adatta per i ragazzi delle medie. Credo sia un buon libro per far approcciare i ragazzini al tema dell'olocausto. Anche perchè, diciamocelo, alle elementari non puoi pretendere che i bambini prendano veramente atto del passato: io a nove anni ancora guardavo i cartoni...immaginate.

Ovviamente per quanto il tema sia delicato e per quanto Boyne abbia colpito milioni di persone ci sono cose di questo libro che non mi sono proprio piaciute.

In primis, credo che Bruno sia troppo ingenuo. Viene descritto come un bimbo brillante, intelligente e curioso ma la maggior parte delle volte si perde in un bicchiere d'acqua. Ho capito che è un bambino ma viene descritto in un modo troppo inverosimile.

Un altro aspetto veramente inverosimile di questo libro è il contesto storico: Bruno è figlio del generale incaricato di  Auschwitz eppure non sa cosa sia il saluto nazista: continua a dire "Heil Hitler" convinto che significhi "arrivederci" o saluti simili. In più non sa pronunciare Auschwitz e Fuhrer, li chiama rispettivamente "Auscit" e "Furio". Eppure è un bambino tedesco, dovrebbe riuscire a pronunciarli correttamente.

Per rimanere nel tema "contesto storico" c'è da dire che i bambini di otto anni venivano uccisi al loro arrivo nei campi di concentramento perchè troppo deboli per lavorare;se erano tenuti in vita era per usarli come cavie per gli esperimenti. Sono leggermente pignola...non so se si nota.

Per quanto riguarda lo stile è molto fluido e semplice. Adatto a un pubblico di ragazzini. Usa espressioni ricorrenti come "Spalancare la bocca in una grossa O".

Per capire meglio il suo stile vorrei leggere anche qualche suo libro scritto per un pubblico più adulto...Per ora,non riesco a capire se mi piaccia o no.


"Tutto questo è accaduto molto tempo fa e non dovrebbe più accadere,non oggi."

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