[Rubrica: Se Fosse#16] Intervista a Tommaso Occhiogrosso

 
INTERVISTA A TOMMASO OCCHIOGROSSO

Buongiorno amici miei, oggi voglio presentarvi un autore straordinario e un amico. Una di quelle persone ormai rare da incontrare. Onesto e leale. Riservato e modesto. In un mondo che sgomita per arrivare, lui rimane lì beato tra le parole delle sue tante  storie. E trovo che sia una scelta molto romantica, anche se vorrei vederlo volare tra gli scaffali di tutte le librerie. Magari con “Ad un passo da me” romanzo a cui sono particolarmente legata, oppure con “Metà carne, metà ricordo” o “L'uomo senza specchio e cravatta”. Se vi ho incuriosito almeno un po' questo è il suo blog.

Benvenuto Tommaso tra gli amici de “La Fenice Book”. Chi è Tommaso Occhiogrosso? Guardati allo specchio e dimmi cosa vedi. E del bambino Tommaso è rimasto qualcosa?

Innanzitutto grazie per l’invito, Barbara, e un saluto agli amici de “La Fenice Book”. Come hai anticipato nella presentazione sono riservato. Aggiungerei solitario di natura. La gente di solito associa questa caratteristica alla solitudine e credo che sbagli grossolanamente. L’essere solitario è condizione primaria di chi  ha l’inclinazione ad interiorizzare ciò che dal mondo esterno riceve: emozioni, impulsi, provocazioni. In qualche modo mi cibo di questa condizione perché questo ho bisogno di raccontare attraverso le storie dei miei personaggi. Del ‘bambino Tommaso’ è rimasto quell’unico interrogativo che spuntava fuori tutte le volte che guardavo i cartoni zeppi di super eroi: Perché? Perché c’è bisogno di (inventarsi) super eroi?!

Le tue storie profumano di verità e realtà. Di sentimenti profondi e genuini. E la tua bella Puglia non manca mai. Quanto c'è di te in loro?

Le storie di fantasia, sganciate dalla ‘mediocrità’ umana, intesa come possibilità (lecita) di sbagliare, non sono mai state il mio forte. Menzionavo poco fa i super eroi non a caso. È vero che esiste il bisogno a vederci migliori attraverso i panni della perfezione, spesso però questa naturale tendenza sconfina nell’allucinazione di proiezioni che di fatto risultano falsate. I miei personaggi nascono sempre “in corsa” e “zoppi”, con un’evidente mancanza ma con la volontà ferma al riscatto personale e sociale. Di conseguenza anche i paesaggi e l’humus che essi calpestano profumano di Puglia spesso, di quella cultura che sa sporcare e lavare ogni macchia, ogni colpa. Le storie nascono attraverso quel setaccio naturale che mi offre il mio essere solitario: filtrare emozioni e vestirle con i panni di uomini e donne a volte reali, a volte mascherati da Tommaso stesso. È un’ottima terapia per indagare le intenzioni. Verità e intenzioni sono principalmente i protagonisti dei miei romanzi.

In tutti i tuoi romanzi mi sembra di sentire le melodie di Max Gazzè e la mano di Sergio Rubini. Tu hai mai immaginato le tue storie sul grande schermo? Se sì, chi dovrebbe essere il regista e chi gli attori?

Provengo dal palcoscenico anch’io, dal mondo teatrale amatoriale e devo ammettere che questa lunga esperienza di oltre dieci anni, mi ha offerto la possibilità di pesare i personaggi, spogliandoli completamente per vederli dall’interno. Hai citato due artisti che seguo da tempo, che ammiro e invidio per ragioni diverse: Gazzè è un funambolo della parola ritmata, le sue rime ti scorrono addosso e ti attraversano fino a realizzare e insediare il concetto carico di fantasia ed emozione; Rubini ha mostrato gli aspetti vivi della mia terra, quelli che pulsano davvero, sviscerandoli dagli stereotipi ed elevandoli a puro concetto di cultura. Accostarmi a questi due artisti mi onora e non so fin quanto sia giusto (e qui mi imbarazzo). L’esperienza e il contatto continuo con i miei lettori mi ha però illuminato, perché in tanti sostengono di farmi avanti e proporre le mie storie a registi e sceneggiatori. Non posso nascondere un debole per Sergio Rubini dunque, e chissà che il futuro riservi per me qualche bella sorpresa. (Per il cast mi chiedi troppo … ma un cammeo lo farei volentieri!)

Conoscendoti so che non sarà facile, ma provaci. (sorrido). Trova tre aggettivi per te e tre per i tuoi romanzi.

Vado sul sicuro rispondendoti così: introverso, sognatore, diplomatico. I miei romanzi credo che rispecchino la mia indole, ma sono soprattutto veri, introspettivi e di un romanticismo ‘casalingo’ che profuma di famiglia.

Tu sei uno di quegli autori che meriterebbe di stare sugli scaffali di tutte le librerie. Cosa aspetti a mettere da parte modestia e riservatezza e a provarci davvero?

Comprate i miei libri! (Stavolta rido io). Scherzi a parte, affrontare quest’argomento è rischioso perché le forze in gioco sono tante e spesso invisibili. Osservare cosa accade aldiquà dello scaffale farebbe venire il voltastomaco a chiunque: nessuno sa ancora spiegarsi il rinnovato successo della saga delle note “sfumature”, nonostante la critica e i lettori stessi abbiano rigettato i tre mattoni nell’immondizia. Nutro sempre dubbi sulle famose fascette da best seller “1.000.000 di copie vendute”, cifre che farebbero girare la testa agli editori, ma quante di quelle copie sono state realmente vendute?! Preferisco ridimensionarmi e cercare il mio pubblico, il mio piccolo spazio sui loro scaffali, certo che non sto vendendo fumo, e consapevole che quelle centinaia di copie vendute, sono reali. Occorre umiltà e serietà in questo settore, perché il lettore deve appassionarsi e non essere preso in giro … e poi, non posso piacere a tutti!

Un segreto, un sogno, un viaggio ancora da fare...
Non sono un bravo ragazzo;
Diversi sogni ripetuti: ne realizzo uno ogni volta che un lettore entra in sintonia con uno dei miei personaggi;
Sembra strano, ma dopo svariati tentativi e vacanze saltate all’ultimo istante, non ho ancora visitato la Grecia classica … davvero imperdonabile!

SE FOSSI...
Se un libro o un autore fossero musica...fossero un film, un colore, una città ...Ognuno di noi nel nostro immaginario crea mille mondi, mille volti e mille ideologie. Invece di inserire le solite recensioni e le solite interviste assocerò questa meravigliosa idea di immaginare se un autore fosse...o un libro ...a seconda dei casi...

Il mio paese, Bitetto, per le sue contraddizioni.


In questo momento il bianco: ho pagine nuove, tutte da scrivere.



“Io scriverò” di Rino Gaetano, un artista che non posso non citare per l’amore e le emozioni che riesce a trasmettermi anche a distanza di anni (e ripetuti ascolti!)


“L’uomo nero” di Sergio Rubini, credo che rappresenti meglio il mio rapporto odio-amore

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