[Recensione] E all'improvviso sei arrivato tu di Hélène Battaglia


Ciurma! Felice di essere di nuovo con voi, non lettori ben approdati!

Oggi vi parlerò di una donna, Ava, una bella donna, il cui mestiere è quello di giornalista. Questa donna ha un marito figo come lei, un figlio piccolo, e un incarico a New York, deve scrivere un articolo sul museo dell'immigrazione di Ellis Island.

Analizziamo i fatti, svisceriamo il romanzo poco alla volta.

I personaggi sono tutti fighi, tutti belli, perfetti, ma i tempi di Hugo, delle sorelle Brönte, i cui personaggi erano dotati più di bellezza interiore che esteriore, sono finiti.

Devo dire che, a mio avviso, questi personaggi dalla bellezza straordinaria, irreale, danno al romanzo il sapore di una storiella rosa di "quart'ordine".

I personaggi, a mio avviso, non hanno spessore, sono belli e basta, quello che mi chiedo è... una bellezza normale,  "ordinaria" o entrambe le cose disturbano così tanto? In cosa si riconosce il lettore, comune mortale dal fisico normale e ordinario? mmm.. son curiosa di sentir voi a tal proposito.

Andiamo avanti. Ava è innamoratissima del marito, Sven qui, Sven lì, Sven a destra, Sven a manca, ma già qui si intuisce che piega prenderà la storia, soprattutto quando fa la sua entrata in scena il bel direttore del museo, Montgomery. Un altro adone, che ha come assistente una gnocca. Un mondo di belli!

Mi ricordano gli elfi di Tolkien.  Se per certi versi la storia di Ellis Island è stata studiata (ho fatto ricerche), ma le carenze che presenta per certi dettagli saltano all'occhio immediatamente. Facciamo alcuni esempi. Come può un registro 1892 (circa) essere lasciato incustodito dentro uno sgabuzzino, senza nessun tipo di protezioni e attenzioni? Pagine così antiche fanno a cazzotti con l'aria normale, figuriamoci con quella salmastra! E soprattutto, volumi così delicati vengono sfogliati con attenzione e cura estrema, spesso con i guanti, le pagine carezzate dal tempo, da un tempo lungo, sono pagine delicate che il grasso delle mani potrebbe anche rovinare, altro esempio Ava finisce il suo reportage, ma decide di restare ancora, per quello che ha scoperto in seguito a questo incarico, quindi lascia l'albergo, pagato dal giornale, e si stabilisce a casa del bel direttore. Ora ditemi voi, come può un uomo lasciare che la sua donna, la donna che ama, dorma a casa di un altro uomo, uomo che lui non conosce e che vive solo? Io credo nessuno! E non lo credo perché sono sicula e noi siculi veniamo tacciati di una gelosia patologica, che, in realtà, non c'appartiene, ma lo credo perché mai nessun uomo nel mondo (e ne ho la "prova provata") permetterebbe una cosa del genere, mai! E da qui arriviamo ad un'altra nota stonata, i personaggi sembrano avere talmente tanta fortuna da fare impallidire l'elfo di San Patrizio!

Troppo fortunati, esageratamente. Ava vuole un parente immigrato? Bene! Lo trova, guarda caso! E lo trova grazie al registro di cui vi ho parlato, altro esempio.. Ava e i suo compagni di avventura (Montgomery e l'assiste gnocca) vanno in un locale strapieno, affollatissimo, dove neppure uno spillo troverebbe spazio se cadesse, beh! Trovano un posto! Fanno ricerche su quello che Ava stabilisce essere (e poi tale si rivela) il suo bisnonno? Bene, organizzano un viaggio e trovano una pista buona e valida nel giro di niente. Sorprendente!

Conosco un detto che dice "avere più (e qui mi auto censuro) che salute", beh! Questo rende bene l'idea di quanto tutto fili così liscio, da dar quasi fastidio a chi legge.

Durante questa ricerca sulle tracce del bisnonno, Sven si ritrova con un cesto di lumache in testa, Montgomery ha decisamente colpito e centrato il bersaglio, ma se si ritrova ancora la moglie alla fine della fiera, lo lascio scoprire a voi. Tanto amore decantato manco fosse vino e poi...

Ho trovato ostico instaurare il patto di finzione con il libro, anzi! Il patto che non si è instaurato affatto. Nessuna difficoltà per i nostri eroi a "cinque stelle", nessuna. I personaggi sono personaggi statici, nessun cambiamento, non si migliorano, questo è ciò che io noto. Tutto va bene e fila liscio come "per incanto", frase a cui si ricorre spesso, per un attimo, ho pensato di avere un fantasy fra le mani. Insomma, l'idea non è malvagia, ma è usata davvero molto male.

Ciurma che dire? È un libro per passere un po' di tempo, ma è un libro che scivola via, non graffia, non morde, non ti vive, non lascia segni, nessuna violenza delle emozioni, emozioni, ad onor del vero, non credo di averne provate, è un libro che non lascia nulla sull'anima.

Ed un'esperienza che se avete voglia di provare, va affrontata senza aspettative. Detto ciò mi ritiro di buon ordine aspettando di "vedervi" alla prossima puntata.

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