[Recensione] La ragazza del dipinto di Ellen Umansky


Buongiorno amati lettori! Oggi parliamo del primo romanzo di Ellen Umansky, romanzo immerso nella Vienna degli anni della seconda guerra mondiale e nella Los Angeles dei giorni nostri, "La ragazza del dipinto".

Vienna, 1939. Mentre lo spettro della guerra terrorizza l’Europa, i genitori di Rose Zimmer cercano disperatamente un modo per lasciare l’Austria. Non riuscendoci, decidono di salvare almeno la loro giovane figlia. Rose viene così affidata a degli sconosciuti e portata in Inghilterra. Sei anni più tardi, quando la guerra è finalmente terminata, Rose tenta di ricostruire la propria vita devastata: si mette quindi alla ricerca di un quadro di Soutine, appartenuto alla madre, e al quale la donna era legatissima. Dopo essersi trasferita a Los Angeles e aver trascorso lì la propria vita, Rose si imbatterà nuovamente nelle tracce di quel dipinto, diventato per lei quasi un’ossessione, e in Lizzie Goldstein, che ne è entrata in possesso dopo di lei. Tra Lizzie e Rose nasce un’amicizia inaspettata, destinata però a interrompersi bruscamente quando le due donne si troveranno di fronte a una verità dolorosa: un segreto che ha a che fare con il quadro di Soutine e che è rimasto nascosto per tanti anni.

Questo libro mi ha provocato tantissime emozioni contrastanti, alla fine è stata una bella lettura. Ma ci sono delle cose che non mi hanno convinto a pieno. Partiamo dal titolo, quando ho letto quello italiano mi ha subito incuriosito ma finendo il romanzo mi sono chiesta: "Ma sul serio? Che c'entra il titolo visto che le ragazze in questione sono due?". Infatti poi ho scoperto che il titolo originale in inglese è "The fortunate Ones" che riassume perfettamente il romanzo! E poi in Italia viene anche associato al film "La ragazza del dipinto" (quello con il mio amato Tom Felton) e non c'entra proprio niente. Preferisco di gran lunga anche la copertina originale (che vi metto qui accanto) essendo molto più azzeccata per il romanzo.

La storia è molto coinvolgente ti prende fin da subito soprattutto per quanto riguarda il dualismo temporale tra Vienna degli anni '30 e i giorni nostri ma andando avanti nel romanzo questa cosa si perde un po' ed è un grandissimo peccato. La storia è originale e sviluppata molto molto bene, il linguaggio sicuramente è la cosa che mi è piaciuta di più: la scrittrice sa benissimo come usare bene tutte le frasi, tutti i periodi e tutti i dialoghi. L'unica cosa che ho trovato un po' fastidiosa è la grande somiglianza tra i dialoghi degli anni '30 e quelli dei giorni nostri... non so, volevo un po' più marcata la differenza.

Ho adorato il total girl power delle protagoniste, Lizzie e Rose anche se in alcuni punti diventa il quadro del "fattorino" il vero e proprio protagonista. Ho amato Rose, mi sono riuscita ad immedesimare molto in lei e nella sua forza, un po' meno in Lizzie in alcune parti forse troppo fredda. Parlando dei personaggi, soprattutto all'inizio, ne vengono "buttati" forse troppi e ti porta ad un momento di confusione non capendo minimamente di chi si sta parlando. Solo alla fine del romanzo si scopre la loro funzione. Però ho apprezzato che anche se nella narrazione ci sono un sacco di personaggi ognuno è ben caratterizzato senza risultare fuori luogo.


Il parallelismo dell'arte e della storia mi ha sempre intrigato ed incuriosito, in alcuni tratti mi ha ricordato il film "Woman in gold", in cui si parla di quadri trafugati dai nazisti proprio a Vienna durante la Seconda Guerra Mondiale.

Merita di essere letto soprattutto se si ama l'arte e la storia ma non si vuole rinunciare ad una storia particolare e intrigante!

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